
C'è stato un tempo in cui i disciplinari delle Denominazioni italiane venivano tracciati con il metodo Cencelli, perché la politica spingeva a non scontentare nessuno e tutto sommato il vino si vendeva facile. Una Doc in più, una Docg senza molto senso... tutto poteva andar bene. Perché in gioco c'era solamente qualche relazione, niente di serio.
Nel tempo lo scenario è cambiato. E tutto sommato i Consorzi hanno iniziato a utilizzare i disciplinari come si deve. Come timonieri in un oceano complesso da navigare qual è il mercato del vino del presente, hanno avviato un processo di razionalizzazione (e pulizia) dei disciplinari, orientandoli a una valorizzazione delle produzioni e del territorio in ottica commerciale.
Qual è oggi la fotografia delle evoluzioni nei disciplinari delle denominazioni italiane? Poco prima della vendemmia attualmente a pieno regime per molti territori, Vinonews24 ha raccolto le tendenze dei Consorzi per eventuali modifiche dei disciplinari attualmente discussi all'interno del consorzio o in fase di approvazione presso i competenti organi regionali o nazionali. L'affresco è interessante.
Meno lucente della promozione, ma non per questo di secondaria importanza, l'attività di tutela vede costantemente impegnati i Consorzi, chiamati non solo a salvaguardare il proprio marchio da qualsivoglia illecito - vera e propria piaga per alcune denominazioni italiane - ma anche a modificare i rispettivi disciplinari, per aggiornarli alle più attuali condizioni produttive e prospettive commerciali. Un processo che partendo dagli input della filiera si trasferisce agli uffici regionali e ministeriali competenti, finanche alla stessa Commissione Europea nel caso di modifiche radicali, che può richiedere anche molti anni prima di giungere a compimento. Non bastasse il carico burocratico e analitico richiesto dalla normativa, lo scoppiare della pandemia - con le sue relative limitazioni - ha infatti causato un pesante rallentamento dei lavori del Comitato Nazionale Vini, che in parte grava ancora sulle tante richieste di modifica presenti sul tavolo ministeriale.
Possibile tracciare alcune tendenze nelle modifiche attualmente al vaglio, la cui diversità racconta da sola il complesso mondo dei vini a denominazione, ciascuno dei quali bisognoso di misure ad hoc. Significativi i tentativi di semplificazione, che dal modello Abruzzo approvato di recente si spingono fino alla Toscana, in netta contrapposizione al maggior dettaglio che tante altri disciplinari auspicano per migliorare l'offerta. Frequenti in tal senso le richieste di nuove basi ampelografiche o tipologie da iscrivere in etichetta. Oppure, come nel caso dell'Etna, il salto alla Docg. Un ridisegnare la piramide della qualità che altri consorzi, come quello dell'Asti, hanno perseguito elevando la sottozona Canelli a vera e propria Docg. In attesa che i tanti studi a tema zonazione in atto portino i loro frutti.
Ordine sparso anche in fatto di zona di imbottigliamento, dove a fronte di un sistema langarolo che punta a farle coincidere con i comuni di produzione c'è un Montecucco che le amplia, a determinate condizioni, a tutta la regione. Denominazione amiatina che guarda anche con favore a un'innalzamento altimetrico della quota vigneti, tema allo studio di numerosi territori come risposta al progressivo riscaldamento della terra. Anche se non direttamente legata alla modifica dei disciplinari, risulta inoltre centrale il controllo dell'offerta per il tramite di rese produttive e eventuali obblighi di giacenza, utile specialmente alle denominazioni numericamente più grandi per evitare pericolosi surplus di prodotto nel mercato.
"La grande svolta vi è stata con il 'Modello Abruzzo', presentato nel 2023, che ha l'obiettivo di rafforzare la comune identità dell’enologia regionale valorizzando al contempo i singoli territori e rendendo facilmente riconoscibile la scala dei valori delle diverse tipologie di vino ai consumatori. La novità più importante è l’introduzione della menzione distintiva 'Superiore', volta a esaltare quelle produzioni caratterizzate da accorgimenti produttivi più stringenti e destinate anche ad affinamento per riserve produttive importanti e distintive dei diversi territori provinciali. Da alcuni mesi abbiamo invece avviato anche un percorso che porterà alla modifica del disciplinare del Cerasuolo d’Abruzzo in cui andremo a determinare in maniera scientifica dei parametri e un range di colore ben definito, oggi il Cerasuolo non ha questi range definiti e quindi sul mercato arrivano vini che non rispecchiano la riconoscibilità del prodotto, il Consorzio ha deciso di concentrare nella Doc Cerasuolo d’Abruzzo le caratteristiche più tradizionali, a partire dal colore e le conseguenti caratteristiche organolettiche, speriamo dalla vendemmia 2025 si possa partire con questa novità".

"Attualmente non sono in discussione modifiche ai disciplinari, anche se questo, insieme ad altri argomenti, sarà oggetto di una puntuale verifica da parte del CdA nei prossimi mesi tenendo conto delle istanze e i suggerimenti delle aziende consorziate".
“Si è recentemente chiuso l’iter della nuova denominazione Canelli, con la rimozione dal disciplinare dell’Asti Docg della sottozona ‘Canelli’. Abbiamo poi in cantiere delle novità in merito al disciplinare dell’Asti, ma preferiamo che tutti i passaggi tecnici e burocratici siano superati prima di darne pubblicità. Mi preme far presente che da poco il Consorzio della Tutela dell’Asti è stato insignito del riconoscimento, da parte del Masaf, per la tutela sulla Docg Canelli e sulla Doc Strevi. Un passaggio che i consorziati dell’Asti e Moscato d’Asti hanno ritenuto fondamentale, essendo in molti casi produttori anche delle due Do menzionate, per mettere a sistema gli sforzi e creare una economia di scala nella valorizzazione di tutto il nostro territorio. La grandezza della regione Piemonte sta nelle numerose Doc e Docg che fotografano la nostra storica tradizione vitivinicola. Al contempo questo può essere però un limite, nella misura in cui questa frammentazione non ci permette di dialogare, nell’ottica di una gestione coordinata del nostro patrimonio. Solo un sempre maggior confronto tra consorzi, incentrato sulla collaborazione e sul coordinamento delle iniziative, può consentirci un percorso di crescita di valore, a livello locale così come a livello regionale”.

“Stiamo lavorando sulle modifiche di tre disciplinari. È sul tavolo vitivinicolo regionale la proposta di modifiche del disciplinare Langhe Doc di cui è in corso la raccolta firme. Stiamo procedendo poi con l’iter per le modifiche dei disciplinari del Barolo Docg, per limitare la zona di imbottigliamento ai soli 11 comuni dell’area, e del Barbaresco Docg sempre per limitare la zona di imbottigliamento ai soli comuni del Barbaresco Docg e aggiungere la possibilità di vendita dei grandi formati (dai 6l ai 18l), cosa che attualmente non è possibile”.

“In questo momento stiamo collaborando con l'Università di Verona per un progetto innovativo sulla valutazione e la gestione dei vini rosati di fronte a condizioni di stress ossidativo e foto-ossidativo. Questo progetto mira a sviluppare metodologie predittive che, utilizzando analisi rapide ed economicamente vantaggiose, consentano di valutare la suscettibilità dei singoli vini a fenomeni di ossidazione e foto-ossidazione, focalizzandosi sull'evoluzione del colore e del profilo aromatico. Questa iniziativa riflette il nostro impegno nel promuovere l'eccellenza e la sostenibilità nell’area di produzione della denominazione Bardolino, contribuendo al contempo all'innovazione e alla tutela della qualità dei prodotti”.

“Abbiamo da poco ottenuto il via libera all’aumento del vigneto del Rosso di Montalcino che potrà essere incrementato fino a 364 ettari (+60%), senza comportare però l’impianto di nuove vigne. Infatti gli ettari aggiuntivi rivendicabili fanno già parte delle mappe del territorio come quota di vigneti coltivati a Sangiovese ma liberi da albi contingentati. Per quanto riguarda invece il Brunello, abbiamo ottenuto la modifica annuale che prevede di abbassare la produzione da 8mila a 7mila kg per ettaro. Un contingentamento necessario per garantire il livello qualitativo e anche l’equilibrio tra domanda e offerta”.

"Al momento non abbiamo adottato alcuna modifica, abbiamo da poco varato quelle del 2023".
“Le istituzioni nazionali, da due anni, hanno il nostro disciplinare fermo al ministero. Comunque, all’interno delle variazioni che abbiamo apportato al nostro disciplinare, è compresa la certificazione all’invio del prodotto sfuso. Ossia, se viene venduto prodotto sfuso dal produttore all’imbottigliatore tale prodotto deve essere certificato per garantire che il vino che esce dalle nostre cantine sia un prodotto ottimo. Viene venduto soltanto con la certificazione”.

“Attualmente per la Doc Colli Berici si è in attesa della conclusione dell’iter di modifica del disciplinare che prevede, tra le varie richieste, la possibilità dell’utilizzo della forma di allevamento a pergola per tutte le varietà e l’introduzione della tipologia Colli Berici rosso riserva superiore. Per la Doc Vicenza ci si sta attivando in modo coordinato con la filiera del pinot grigio del nord est per la richiesta di stoccaggio di prodotto proveniente dall’annata 2024”.

“Nel piano strategico recentemente approvato dal nostro Consorzio, abbiamo individuato l’esigenza non già di modificare i due disciplinari esistenti, ossia quelli dei Colli Euganei Doc e quello del Fior d’Arancio Docg, vino, questo, che è a base di uve moscato, bensì di meglio definirne le modalità di designazione e di presentazione in etichetta, in modo da consentire una più immediata percezione dell’identità dei nostri vini da parte dei consumatori, oggi resa un po’ ostica dalla normativa in vigore. Gli interventi di semplificazione della nomenclatura che si vorrebbero adottare saranno coerenti con le linee guida del piano strategico approvato nei giorni scorsi e auspichiamo che possano riguardare tutte e tre le macro categorie individuate, ossia i vini frizzanti autoctoni, i rossi da uve bordolesi e il nostro moscato, nelle sue diverse accezioni”.

“Negli ultimi anni ci stiamo sempre più focalizzando sulle nuove tendenze di mercato. Se da un lato manteniamo l’attenzione sui rossi Riserva, dall’altro è sempre maggiore l’apertura verso prodotti più dinamici e rappresentativi del territorio, privilegiando i vitigni locali. Ne è un esempio il grande lavoro impostato sul Trasimeno Gamay: dalla qualità del prodotto al racconto territoriale e identitario rafforzato dalla sua appartenenza alla famiglia delle grenache. Coerentemente stiamo operando anche sul disciplinare, riducendo le tipologie ammesse dalla Doc e dando centralità alle uve autoctone”.

“Per i temi più strettamente legati alla tutela il Consorzio ha rafforzato questo servizio con una nuova figura interna dedicata esplicitamente alla gestione delle contraffazioni, uso illecito del nome o evocazione dello stesso. Per le modifiche al disciplinare oggi siamo maturi e possiamo dare inizio ad un percorso che renda la nostra denominazione sempre più riconoscibile e identitaria. Ci si riferisce alla “resa unica” ovvero alla produzione all’interno della Denominazione di un solo prodotto (Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore) con quantità di uva ad ettaro fisse nei valori massimi, ma variabili a scendere in funzione delle richieste del mercato”.

“Al momento non abbiamo nessuna modifica disciplinare, dopo l’ultima approvata definitivamente in UE a dicembre 2022 che prevedeva l’introduzione, tra le altre cose, del Custoza Riserva e l’eliminazione del vecchio nome Bianco di Custoza a favore di Custoza Doc”.
"La modifica del disciplinare è certamente un tema importante e strategico per il futuro, che dovrà consentire alla Doc Delle Venezie – il più ampio modello di integrazione interregionale che riunisce gli operatori della filiera produttiva di Pinot Grigio di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento – di recepire in termini di requisiti i segnali che provengono dalla base produttiva e dal mercato. Si tratta tuttavia di uno spazio di riflessione che è ancora in corso e che troverà compimento nel prossimo futuro. Al di fuori del disciplinare il Consorzio ha comunque adottato importanti misure di gestione dell’offerta indicate dal Testo unico del vino e proprio la scorsa settimana sono state emanate le delibere ed i decreti regionali che disciplinano le dinamiche produttive nell’ambito della stagione produttiva 2024/2025: si fa riferimento alla riduzione della resa di uva per ettaro, allo stoccaggio amministrativo dei prodotti vitivinicoli che saranno ottenuti nella prossima vendemmia nonché all’introduzione di un limite di riclassificazione del Pinot Grigio in ingresso da altre denominazioni d’origine coesistenti sullo stesso territorio viticolo – misura già applicata nell’anno corrente, con limite fissato al 15 maggio, per la produzione ottenuta nella vendemmia 2023 – con l’obiettivo di promuovere una sempre migliore programmazione delle scelte di cantina e conseguentemente una maggiore consapevolezza rispetto ai volumi di Pinot Grigio Doc Delle Venezie in giacenza".

“Il disciplinare di produzione della Do Etna è stato modificato nel 2011 e attualmente l’assemblea dei soci ha deliberato una ulteriore modifica di trasformazione in Docg dell’intera area con trascrizioni produttive ed enologiche”.

"Di recente è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l'ultima modifica al nostro disciplinare".
“Il vino marchigiano prosegue il percorso per innalzare la qualità e caratterizzare le produzioni. In questo senso, sono in corso gli iter burocratici di approvazione per la modifica di alcuni disciplinari delle 16 denominazioni tutelate da Imt. Siamo vicini alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche apportate al disciplinare del Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg che andrà ad includere anche la tipologia Superiore, così da riunire insieme le migliori produzioni del Castelli di Jesi. È in corso anche l’introduzione della Riserva nella Doc Colli Maceratesi per la tipologia Ribona. Inoltre, sia per il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg sia per il Verdicchio di Matelica (Doc e Docg) sarà previsto l’utilizzo facoltativo del vitigno in etichetta, una scelta tesa a valorizzare l’identità del territorio. Infine, piccola rivoluzione anche per la Docg Conero che oltre alla tipologia Riserva includerà anche il Rosato e il Rosato Metodo Classico”.

“Le modifiche dei disciplinari in fase di approvazione sono tre. Per quanto riguarda il Lambrusco di Sorbara Doc abbiamo inserito la nuova tipologia bianco, mentre nel Grasparossa di Castelvetro nasce la prima sottozona di tutto il Lambrusco, che è il Montebarello, zona collinare specifica. Per quanto riguarda l’Igt Emilia, abbiamo deciso di inserire la fascetta di Stato nell’imbottigliamento, per poter garantire una maggiore tracciabilità sulla produzione”.

“L’ultima importante modica del disciplinare è quella che ha introdotto la menzione Superiore per il Vermentino, circa due anni fa. Sul tavolo adesso c’è l’eventuale riduzione delle tante tipologie previste dal disciplinare focalizzandoci su quelle più interessanti e di successo”.

“In primavera è uscito il decreto di modifica ordinaria al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini Montecucco Doc e Docg che si riferisce alle norme per la vinificazione e alle disposizioni su etichettatura, designazione e presentazione. Rispetto alle operazioni di cantina, per i produttori che conducono vigneti nella zona di produzione del Montecucco Sangiovese Docg e del Montecucco Doc sarà ora possibile trasferire le uve qui raccolte presso cantine situate in altre province della Regione Toscana per svolgere le operazioni di vinificazione, invecchiamento obbligatorio e imbottigliamento – procedure finora consentite solo entro il territorio della provincia di Grosseto – purché tali cantine siano di pertinenza di aziende che in esse vinifichino uve idonee alla produzione della Docg e della Doc ottenute da vigneti di propria conduzione. Passando all’etichettatura, per i vini Montecucco Sangiovese e Montecucco viene resa obbligatoria l’indicazione in retro etichetta del nome geografico più ampio ‘Toscana’ secondo criteri grafici prestabiliti. La piena validità a livello unionale viene data con la pubblicazione sulla Gazzetta europea. Altro tema che sta interessando il nostro CdA, alla luce soprattutto delle condizioni legate al cambiamento climatico, è la proposta di una eventuale estensione del territorio di produzione all’intera area amministrativa dei comuni di montagna, con l’obiettivo di aumentare l’altitudine dei nostri terreni”.

“La Regione Toscana ha recentemente approvato la nostra domanda di modifica ordinaria del Suvereto Docg, trasmettendola ai competenti uffici ministeriali. Si tratta del primo passo per una riorganizzazione complessiva della nostra piramide di qualità, fatta nel tentativo di semplificarla aggiornando al contempo le prescrizioni dei disciplinari. Di fatto abbiamo proposto di inserire due nuove tipologie ampelografiche, Syrah e Cabernet Franc, da vinificare in purezza alla pari delle altre già previste. Questo perché crediamo nell'espressività di ogni singolo vigneto, memori del fatto che la Val di Cornia e Suvereto da oltre due secoli convivono tanti vitigni, autoctoni e non. Oltre ad alcune modifiche dei parametri chimico-fisici, pensati nell'ottica di snellire il bicchiere, segnalo la richiesta all'uso in etichetta del termine Toscana, pass par tout fondamentale per una denominazione come la nostra".
Daniele Petricci, presidente Daniele Petricci, Consorzio Vini Suvereto e Val di Cornia
“Siamo andati a Roma per parlare al ministero a proposito della modifica al disciplinare presentata l’anno scorso, in virtù della quale modificheremo alcuni aspetti organolettici. Allargheremo, cioè, lo spettro sensoriale e chimico-fisico, così da permettere ad alcuni produttori di rientrare nelle prescrizioni del disciplinare. Abbiamo inoltre richiesto un allargamento dell’areale di produzione ad altri comuni limitrofi, dove esiste del trebbiano spoletino che non può essere attualmente rivendicato. L’obiettivo è passare dalle attuali 225mila bottiglie a una produzione di mezzo milione, entro il 2027. Rimane invece in sospeso il discorso sulla menzione Riserva, che può dare importanza e valore a una parte dei nostri vini”.

“Stiamo portando avanti un lavoro ambizioso e articolato di riposizionamento e valorizzazione delle varie tipologie della denominazione, supportati da un progetto che stiamo conducendo con l’Università di Pisa di studio e analisi del territorio; uno dei principali obiettivi è quello di conoscere meglio il nostro territorio così da poter applicare in modo efficiente l’agricoltura di precisione e ovviare in parte alle difficoltà legate al cambiamento climatico”.

“Abbiamo ricevuto l’approvazione dal Comitato Nazionale Vini del disciplinare Vino Nobile di Montepulciano–Pieve, una terza tipologia che uscirà in commercio dal 2025. È stato un lungo percorso, prima enologico, poi culturale, infine burocratico che terminerà con la Pubblicazione nella GU ed infine con la definitiva approvazione da parte della UE”.

“Le proposte di modifica, approvate dall’Assemblea dei Soci di febbraio riguardano le pratiche enologiche, l’etichettatura, il confezionamento e la valorizzazione. Tra quelle che riguardano la tutela, si annovera l’inserimento del marchio figurativo della Denominazione, il quale costituirà un ulteriore strumento concreto nella difesa della Denominazione, in particolare nel contesto internazionale; la previsione dell’obbligo di utilizzo della lamina (capsulone) ricoprente il tappo e il collo della bottiglia, al fine di tutelare la qualità del prodotto da potenziali contaminazioni esterne; la previsione di specifiche sigle per individuare il soggetto titolare del marchio in etichetta, per informare adeguatamente il consumatore sulla natura del soggetto titolare del marchio presente in etichetta; la regolamentazione delle indicazioni relative all’origine, al fine di ricondurre la produzione all’area del Prosecco (come previsto dal disciplinare), anche se nella ragione sociale del soggetto presente in etichetta (ad esempio il venditore/distributore) è presente un comune non ricadente nella denominazione”.

“Siamo in via di approvazione di un miglioramento qualitativo dei minimi di produzione, in termini di aumento degli estratti e del tenore alcolico. Parallelamente stiamo lavorando all’inserimento del Roma Doc Spumante che va a integrarsi con la tipologia ‘Romanella’, che non ha avuto quel successo che chi aveva scritto il disciplinare al tempo si aspettava, così da completare il quadro dei vini Roma Doc con una grande bollicina”.

“Al momento non sono in corso modifiche degne di nota ai disciplinari romagnoli, bensì è aperta la discussione della Commissione Tecnica consortile sull’opportunità di rileggere le tipologie del Romagna Albana Docg, per una maggior aderenza alla realtà produttiva e una migliore riconoscibilità di mercato”.

“Siamo un Consorzio giovane con un disciplinare ampliato e approvato quest'anno. Sono stati inseriti due bianchi e un rosato, consolidando il lavoro fatto fino ad oggi. Questo è il nostro primo obbiettivo raggiunto. Abbiamo capito che questi uvaggi ci possono aiutare a rappresentare al meglio il nostro territorio”.

“È in fase iniziale, ma già ben avviata, una strutturata modifica della Doc Trento, che rappresenta in questo momento il disciplinare più importante delle produzioni trentine. L’iter dovrebbe trovare la conclusione della fase istruttoria i primi mesi del prossimo anno”.

“Il progetto più importante su cui il Consorzio sta lavorando riguarda l’identificazione delle vallate come aree geografiche identificative di una identità specifica. È un percorso che sarà lungo, ma molto interessante”.

“È in corso l’istanza la modifica al disciplinare di Vernaccia di San Gimignano Docg e San Gimignano Doc, dove abbiamo richiesto alcune modifiche tra cui l’inserimento obbligatorio del termine ‘Toscana’ in etichetta. Questo proprio per legare le Denominazioni ancora più strettamente al territorio e per tutelare il consumatore per quanto riguarda la Vernaccia di San Gimignano dall’eventuale possibilità di confonderla con altri vini Vernaccia presenti sul territorio nazionale”.

“Ottenuto il riconoscimento dal Ministero, la prima azione messa in campo dal Consorzio, è stata quella di lavorare al nostro disciplinare, divenuto obsoleto e inadeguato, apportando modifiche in funzione della realtà ampelografica del nostro areale. Di qui è nata la denominazione Vesuvio con le sue possibili varietà e tipologie, oggettiva espressioni della vera identità dei nostri vigneti. Proseguendo in questa direzione, abbiamo valutato la necessità di apportare altre due modifiche al disciplinare. Il problema è la lentezza dell’iter burocratico che non permette tempi brevi di attuazione. È mia opinione che i disciplinari vadano rivisti ogni 5 anni perché i parametri produttivi vanno adeguati rispetto alle esigenze contingenti del mercato e alla tipicità dei nostri vini, ma anche guardando le possibili evoluzioni del territorio su cui lavoriamo. Da parte nostra, siamo già pronti con un nuovo piano di modifiche del disciplinare, in attesa che gli organi ministeriali preposti ci diano modo di poter procedere alla presentazione di queste modifiche”.

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