
Quella del 2024 sarà una vendemmia divisa in due: da un lato il nord Italia e parte del centro, in particolare Toscana e Lazio, dove le piogge sono state sufficienti; dall'altro, il sud, dove la crisi idrica è ormai conclamata.
Risultato, una qualità complessiva buona ma non eccellente, un aumento, seppur contenuto, dei volumi al nord (anche se non ovunque) con l’incognita dei problemi fitosanitari dovuti alle abbondanti precipitazioni primaverili (da cui la necessità di maggiori interventi in vigna) e un calo della produzione al sud come conseguenza della perdurante siccità.
È la fotografia scattata dal focus di Regione del Veneto e Veneto Agricoltura sulle previsioni vendemmiali in Veneto, nel Nordest e nelle principali regioni vitivinicole italiane, oltre che in Francia e Spagna, giunto alla 50esima edizione.
A influire positivamente rispetto al 2023, al nord e in particolare in Veneto, i minori eventi grandinigeni e l’entrata in produzione di nuove superfici vitate.
Per l’avvio della vendemmia, in Veneto c’è un generale anticipo di circa 3-5 giorni sulle date consuete. È già iniziata la raccolta delle uve Pinot e Chardonnay per base spumante, a cui seguiranno glera (Prosecco) il 10 settembre, merlot il 12, corvina il 18, garganega il 25, per citare alcuni dei principali vitigni della regione.
“Quest'anno l'Italia è davvero spaccata in due – sottolinea Nicola Dell'Acqua, direttore di Veneto Agricoltura - Questa situazione rappresenta una sfida seria per l'agricoltura italiana, perché se non affrontiamo adeguatamente questo problema, rischiamo di perdere gran parte della produzione agricola, soprattutto nel meridione. Dobbiamo partire da alcune considerazioni importanti: l'annata del 2022 è stata segnata da una siccità eccezionale, mentre nel 2023 abbiamo avuto una situazione opposta, con precipitazioni abbondanti. Anche le problematiche fitosanitarie hanno creato difficoltà, continuando a mettere sotto pressione il settore”.

“Sono davvero curioso di vedere come evolverà la situazione - dichiara invece Riccardo Velasco, direttore del CREA di Conegliano – Siamo consapevoli del grande surplus presente in molte cantine, che potrebbe creare qualche problema per quanto riguarda i pagamenti delle uve, dato che i magazzini non si sono ancora svuotati del tutto. Guardando al 2024, mi aspetto invece una buona qualità delle uve, soprattutto nel centro Italia, dove le piogge sono state abbondanti ma non eccessive. Il nord, come sempre, se la caverà bene, mentre mi dispiace molto per le regioni del sud, dove la mancanza di infrastrutture irrigue ha aggravato la situazione. Spero che, col tempo, queste aree imparino a creare invasi e a organizzarsi meglio per prevenire simili difficoltà.”
Tuttavia, laddove le problematiche sono state affrontate con professionalità ed efficacia, le rese produttive non dovrebbero subire particolari variazioni e rimanere stabili o aumentare leggermente; al contrario, per gli impianti più giovani, non irrigati o condotti con metodo biologico, si prevedono riduzioni consistenti delle quantità raccolte.
“Per quanto riguarda i problemi fitosanitari – evidenzia Patrick Marcuzzo del Crea VE di Conegliano – per le aziende che applicano la difesa integrata, i danni causati dalla peronospora sono stati nell’ordine del -5% di perdita quantitativa, mentre nelle aziende che applicano il metodo di coltivazione biologica tali perdite sono state superiori, per lo più comprese tra il 15 e il 20%. Oltre alla maggior presenze di peronospora e oidio, superiore al 2023 risulta anche l’incidenza di altre fitopatie come il mal dell’esca, mentre la botrite e la flavescenza dorata hanno avuto una diffusione meno significativa, ma ciò non toglie che non si debba continuare ad attuare tutte le indicazioni previste dagli uffici della Regione Veneto per il loro contrasto. La grandine ha colpito in maniera decisamente meno rilevante i diversi areali produttivi, con perdite della produzione inferiori al -5% per la maggior parte dei territori regionali”.

In considerazione anche di un maggiore ingrossamento degli acini, nonostante una minor percentuale di allegagione, per la vendemmia 2024 in Veneto ci si attende una sostanziale stabilità o un leggero aumento di qualche punto percentuale delle rese produttive, per la maggior parte delle varietà e delle province.
Di conseguenza, considerando anche l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, il quantitativo complessivo di uva raccolta in Veneto dovrebbe attestarsi tra 13,3 e 14,2 milioni di quintali, una variazione compresa tra +/-5% rispetto al 2023.
Nella provincia di Belluno la produzione viene prevista sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno (+2/3%), salvo nelle zone colpite da grandinate.
A Padova e Rovigo invece le previsioni sono più contrastanti a seconda della varietà: ci si attende una produzione superiore del +5/10% rispetto al 2023 per glera, pinot grigio e chardonnay, un calo produttivo per moscato e raboso, mentre dovrebbe essere stabile il merlot.
Nella provincia di Treviso ci si attende un incremento della produzione di glera (+20%) per l’entrata in produzione dei nuovi impianti giovani e invece una riduzione dei quantitativi dei vitigni a bacca rossa (0/-5%), più elevati per le varietà non Doc/Docg, e soprattutto per altre varietà di vitigni a bacca bianca (-15%).
A Venezia, condizioni climatiche più favorevoli rispetto al 2023, l’adozione di pratiche agronomiche migliorative fanno prevedere un aumento produttivo di circa il +3/+5% per le principali varietà e in misura più accentuata per la varietà glera (+10%) in virtù in particolare dell’entrata in produzione di nuovi vigneti; stabile invece i quantitativi di chardonnay.
Una maggior presenza di stress termici, eccessi idrici e stress funzionali porta a stimare riduzioni produttive nell’ordine del -10/15% per le principali varietà in provincia di Vicenza, sia per uve a bacca bianca (glera, garganega e vespaiola) che nera (merlot e cabernet), mentre per le uve di pinot grigio è previsto un calo dei quantitativi più rilevante (-20/25%).
Gli sbalzi termici di fine aprile hanno compromesso la produzione in molti vigneti di fondovalle e in diversi areali di pianura della provincia di Verona; le piogge primaverili e le problematiche fitosanitarie hanno inciso negativamente in misura maggiore per le varietà di uve a bacca bianca, per le quali si prevedono cali produttivi nell’ordine del -10/20%, mentre per le uve a bacca rossa le attese sono per una sostanziale stabilità delle rese di produzione.
Nel Nordest, nelle due provincie autonome di Trento e Bolzano, ci si attende una minor produzione di circa il -10/15%, da un lato per le condizioni meteorologiche più sfavorevoli rispetto al 2023, una minor allegagione e un minor numero di acini e grappoli presenti, situazione solo in parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi vigneti.
Questi aspetti hanno invece inciso poco o per nulla sui risultati previsti in Friuli-Venezia Giulia, dove anzi, in virtù di minori eventi grandigeni rispetto al 2023, la produzione è attesa in crescita del +10%, nonostante la presenza di problematiche fitosanitarie (peronospora).
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