
Discendente della stirpe Costa, una delle famiglie più antiche d'Italia, Massimiliano Enrique Costa ha sempre avuto il sangue mediterraneo ma è cresciuto sulle colline che circondano la sponda veneta del Lago di Garda. Considerando un valore il rapporto con la terra, ha scelto la cultura millenaria e il patrimonio di una delle grandi regioni vinicole d'Italia per sviluppare un proprio progetto enoico.
La zona intorno a Verona è nota soprattutto per il suo Amarone, ma per Costa la sfida era più ampia. La prima produzione è del 2004, con mille bottiglie base garganega e mille base corvina. “In quel momento - spiega - l'attenzione era concentrata sul vino Soave e vi era poca presenza di questi due vitigni autoctoni e per questo ho preso come sfida personale l’idea di farli conoscere al grande pubblico. Non sono mancate le difficoltà, ma ho avuto il sostegno di alcuni partner importanti. La famiglia Alajmo, ad esempio, ha creduto nei miei vini e mi ha supportato nel proporli in sala e per eventi".
I vigneti sono di proprietà della famiglia, mentre la vinificazione avviene all’interno di una cantina nel veronese che ospita il progetto. “Anziché partire con un approccio artigianale - spiega Costa - ho scelto di appoggiarmi a una struttura che potesse mettermi a disposizione tecnologie adeguate a fare un vino di qualità".

Per oltre un decennio, Costa si è dedicato alla creazione dei vini che voleva tenere in una nicchia vicina al proprio concetto di eccellenza. Le prime mille bottiglie con lo stemma Costa sono state consegnate in bicicletta, ma tutto cambia dal 2006 quando i vini di Cantina Costa sono stati selezionati al Premio Vinitaly. “Un paradosso per un novellino - scherza - che cercava di giocare con i grandi, quando poche settimane prima aveva appena finito di attaccare a mano 5mila etichette sulle sue bottiglie”.
Sostenuto dal ramo materno della famiglia, Costa ha spinto sull’acceleratore e i suoi vini hanno guadagnato l’attenzione della critica, ottenendo anche ottimi piazzamenti a fiere e concorsi. “L’attenzione mediatica ha portato a un aumento della domanda - chiosa il produttore - e sono orgoglioso di aver riportato maggiore attenzione su garganega e corvina. Nonostante alcuni approcci con la grande distribuzione e un progetto speciale dedicato ad Autogrill, ho sempre privilegiato il rapporto diretto con il mondo horeca e ho trovato apprezzamento da parte di ristoratori e sommelier. In questo senso ho sempre privilegiato le relazioni personali, accompagnando direttamente i miei vini sulle tavole del nord Italia, mentre ho evitato le piattaforme online”.
Non sono mancate le avventure su scala internazionale, in particolare con l’approdo sui mercati asiatici e nello specifico fino in Cina, dove è stata apprezzata l’identità e la potenza dell’etichette marchiate Costa. In Europa i mercati principali sono l’Austria e Cipro, ma non son mancati lanci speciali come un rosé base corvina distribuito in Svezia con tappo a vite. “Alcune delle nostre referenze sono state anche incluse nella regalistica della Banca Centrale Europea”, aggiunge con orgoglio il produttore.

Massimiliano Costa ha un forte legame con la storia della propria famiglia nell'industria vinicola e la produzione include una varietà di tipologie di vino. Oltre a corvina e garganega, lo spumante brut a base garganega 90% e pinot grigio (uno charmat lungo), il blend Alabarda e il vino dedicato alla nonna (e alla nipotina) Baronessa Carlotta.
La selezione delle uve è accurata, potendo disporre di una buona produzione viticola che per buona parte viene conferita, e i processi produttivi sono concentrati su quello che Costa definisce un “obiettivo qualità”.
“Fin dall’inizio del mio progetto ho scelto di andare in controtendenza - dice - per cui mentre tutti si muovevano verso a bassa gradazione io ho alzato l’asticella, portando a 13 gradi i bianchi e a 15 i rossi. Questa è una delle scelte che mi ha permesso di conquistare alcuni mercati asiatici”.
Con una produzione complessiva di 60mila bottiglie, copre l’estero con il 60% e il mercato italiano con il rimanente 40%. I vini sono essenzialmente Igp, rimanendo dunque fuori dalle Doc di riferimento, “perché i grandi vini non hanno mai avuto bisogno di etichette - dichiara Costa - e in fin dei conti è più rilevante quel che c’è nella bottiglia di quello che ha scritto fuori”.
In cantina è importante il tempo. “Andando oltre il concetto di vini d’annata, nella mia cantina ci sono 10mila bottiglie perché io non esco con vini giovani - precisa Costa - perché almeno due o tre anni di affinamento risultano essenziali per dare al vino la maturità perfetta, che poi emerge nel calice”. E mentre sogna di sviluppare un progetto con Elon Musk per l’affinamento dei suoi vini sulla Luna, il barone Costa continua a spingere sulla ristorazione tra nord Italia, Europa e Asia.
Vitigni: garganega 90%, pinot grigio 10%
Vinificazione: in acciaio e affinamento 9 mesi in rovere francese, spumantizzazione con Charmat lungo
Il nome deriva da un marchio che Costa aveva registrato, credendo nel fascino della parola Bollicine. È frutto di una spumantizzazione con metodo charmat lungo, a partire da una base affinata in legno; per questo risulta più evoluto nei sentori gradevolmente ossidativi, strizzando l’occhio agli analoghi stili seguiti in Champagne, anche se perde la spina acida della garganega. Sorso morbido e seducente.

Vitigno: garganega
Vinificazione: in acciaio, con successivo affinamento in rovere francese per 9 mesi e 2 mesi in bottiglia
Invecchiata in legno dopo una malolattica svolta per una parte della massa, questa Garganega si presenta con i caratteri strutturati di un vino di evoluzione. I sentori primari di frutta a pasta gialla si evolvono subito sulle morbidezze speziate dettate dall’affinamento. Si perde un po’ di acidità, ma l’arrotondamento del sorso coccola il palato.

Vitigno: corvina
Vinificazione: fermentazione in acciaio, affinamento in botti di rovere per 24 mesi e in bottiglia per 2 mesi
Vino strutturato, frutto di una concentrazione che porta la corvina a perdere la sua natura beverina per lasciare spazio al frutto rosso scuro, tra mora e ciliegia sotto spirito. Il tannino è presente, accompagnato da sfumature boisé e di tabacco. Abbinabile con piatti tradizionali di carne, grigliata o brasata, ma anche con formaggi invecchiati e zuppe di legumi.

Vitigni: corvina, rondinella, molinara, corvinone
Vinificazione: fermentazione in acciaio, affinamento in botte nuova almeno 24 mesi e in bottiglia 6 mesi
Vino di struttura, che probabilmente deriva parte del suo corpo voluminoso all’appassimento di parte delle uve. Colore scuro, profumo intenso di ciliegia sotto spirito e mora, sottobosco e prugna, lascia trasparire la speziatura dell’affinamento. Tannino presente ma arrotondato. Finale ricco che si abbina a salumi, piatti speziati, cous cous di verdure e formaggi piccanti.

Vitigni: corvina, rondinella, molinara e altri tre vitigni autoctoni veronesi
Vinificazione: fermentazione in acciaio, affinamento in rovere francese almeno 48 mesi e in bottiglia 6 mesi
Vino corposo e avvolgente, voluttuoso e volutamente piacione, gioca di seduzione tra zucchero e frutto, con l’alcol a fare compresenza. Compatto e pieno nel calice, al naso porta sentori di frutta matura e ciliegia sotto spirito, con sfumature floreali e vanigliate. Il sorso è corposo e travolgente, vagamente boisé e con la caratura alcolica asciuga il grasso di salumi e formaggi di media stagionatura, ma anche di carni sugose.

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