
Rapa Nui, meglio conosciuta come l’Isola di Pasqua, assieme l'Arcipelago di Chiloé in Patagonia ha ricevuto ufficialmente la Denominación de Origen (DO) per la sua produzione vinicola. Si tratta di un nuovo tassello nella riforma e nella strategia di rilancio del mercato del vino cileno avviate dal governo, che partono dal decreto 464 / 1994, oggetto negli anni di tre cicli di modifiche per aggiungere nuove regioni vinicole e vitigni alle etichette del vino nazionale, con le riforme più recenti introdotte nel luglio 2024.
Fonti governative affermano di voler fare del vino l’ambasciatore culturale del paese sulla scia di una ripresa delle vendite all’estero, al punto da voler creare nuove aree produttive e investire in tecnologia.
Situata a più di 3.500 chilometri a ovest della costa pacifica del Cile, l'Isola di Pasqua è territorio cileno dal 1888.
Sebbene il suo clima subtropicale non la renda una concorrente nel mercato vinicolo, la viticoltura è praticata dal XIX secolo. Sull’isola vengono coltivate sei varietà di uva, tra cui País e Moscatel de Alejandría.
Tuttavia, come attesta la concessione dello status DO, è solo negli ultimi anni che si è rinnovato l’interesse per Rapa Nui, con i viticoltori Alvaro Arriagada e Fernando Almeda che hanno piantato nuovi vitigni, tra cui Pinot Nero e Chardonnay, sull'isola.
L’altra nuova DO è l’Arcipelago di Chiloé, con un clima fresco simile a quello britannico che in futuro potrebbe far puntare sugli spumanti. Di sicuro qui la viticoltura, date le condizioni non facili, è vista più come un investimento su cui lavorare e puntare nel corso dei prossimi anni. Proprio come il produttore Montes, che possiede un vigneto di due ettari piantato nella remota isola di Añihué a 42° di latitudine sud.
Le modifiche al decreto 464 / 1994 implicano l'aggiunta di 41 varietà di uva "etichettabili" in bottiglia che si vanno a sommare alle 47 preesistenti.
Tra le uve che ora possono figurare sulle etichette ci sono varietà rosse italiane come Montepulciano, Sagrantino, Corvina e Aglianico, così come Marselan e Gamay. Le uve bianche aggiunte includono Garganega, Falanghina, Petit Manseng e Sylvaner.
Questo non è l’unico cambiamento importante apportato di recente all’etichettatura del vino, e delle bevande alcoliche in generale, in Cile: le nuove normative implicano che le etichette delle bottiglie destinate al mercato interno debbano includere anche avvertenze sanitarie sui pericoli del consumo eccessivo di alcol.

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