
Sole, cuore amore... ma tra le parole che rimandano immediatamente all'estate c'è anche "aperitivo". Che sia vista mare o su una terrazza che guarda un lago o una vallata alpina, merita un suggerimento per evitare di cadere nelle insidie di qualche wine list scontata - e purtroppo ne troviamo tante girando l'Italia.
Ecco allora dodici suggerimenti direttamente dalle firme di Vinonews24, che regalano ai lettori spunti intriganti per farsi sedurre da un calice di vino bianco poco consueto o particolarmente vocato per abbinamenti estivi. Che sia per un aperitivo sotto l'ombrellone o su una terrazza montana, ecco cosa chiedere per stupire gli amici.
Daniele Becchi
Versione convincente di uno dei grandi vitigni bianchi italiani, di una gioventù intonsa nonostante il tempo che passa. Una linea acida continua trasporta, con fare vivace, sensazioni di frutta a polpa bianca e ricordi di macchia mediterranea. Ampio nel centro bocca, ammandorlato nel suo lungo finale, perfetto per tutti gli aperitivi che finiscono tardi.

Gian Omar Bison
Incjant in friulano significa “incanto”. Deriva da uve di varietà friulano allevate a guyot e doppio capovolto e vendemmiate nel mese di settembre. Stanno lavorando alla riserva. Sotto l’aspetto visivo il colore è giallo paglierino, vivace. Il naso è tipico, complesso, fine e intenso con sentori di pesca bianca, mela, fiori bianchi ed erbe aromatiche, leggera nota balsamica. In bocca è abbastanza caldo e morbido, sapido e abbastanza fresco. Armonioso, fine ed equilibrato, è intenso e persistente e riproponendo sul finale una classica nota ammandorlata. È un vino versatile in abbinamento con piatti estivi, dal prosciutto di San Daniele alla crudité di scampi, dal risotto ai frutti di mare fino agli spaghetti alle vongole.

Federica Borasio
L’estate, si sa, porta con sé voglia di freschezza e leggerezza, anche nel bicchiere. Che sia per un fatto di temperatura o per semplice stato d’animo non è dato saperlo, ma ci beviamo su. E lo facciamo con un calice di Sylvaner dell’Abbazia di Novacella, nome di riferimento in Alto Adige e tra le poche abbazie ancora attive nella produzione di vino. Ottenuto da uve 100% sylvaner, viene vinificato lasciando fermentare e maturare il 60% del mosto in acciaio inox, il 30% in botti di acacia da 30 hl e la restante parte in barrique francesi per 10 mesi. Allo sguardo attira con il suo colore dorato chiaro e brillante, interrotto da leggere sfumature che virano al verde. Ma è nelle sensazioni gusto-olfattive che sprigiona tutta la sua vivacità, grazie a sentori di frutta matura (pera, albicocca) che si uniscono a note di agrumi, fiori bianchi ed erbe aromatiche. In bocca è saporito e profondo, con una mineralità ben presente che dona freschezza al palato e lo accompagna verso un finale lungo ed elegante. Lo immaginiamo servito fresco in tavola, da bere a tutto pasto in abbinamento a ricche insalate estive, piatti di pesce, formaggi di media stagionatura o a qualche fetta di speck, in omaggio alla zona d’origine.

Antonio Cimmino
Un kerner in purezza che si arrampica sugli irti pendii della Valle Isarco a 700 metri di altitudine. Nato da una scommessa tra il kellermeister di Cantina Valle isarco e un sommelier pugliese. Un vino di montagna che per freschezza, mineralità, sapidità e verticalità richiama il mare e le sue profondità. Per questo vi consigliamo di non berlo sotto l’ombrellone, ma portatelo con voi sul vostro Sup o in canoa, e quando vi trovate in mezzo al mare con di fronte, ad esempio, la Baia di Mattinatella sul Gargano, stappatelo e godetevelo insieme ad un panorama unico. Se siete fortunati potreste anche incontrare Raffaele Fischetti, produttore di questo orange wine un po’ fuori dagli schemi, intento a nuotare in quello che è il suo buen retiro estivo.

Giorgia Cococcioni
L’Allemanda è una danza barocca e in casa Planeta hanno pensato di utilizzare questo nome per un 100% moscato bianco in versione secca che seduce con un sorso fresco e sapido. Pur senza tradire nei profumi la vocazione aromatica del vitigno, rivela al palato una bella tensione senza sdolcinatezze. Perfetta per un aperitivo estivo a base di pane, limone e acciughe o cous cous con verdure. La cosa più interessante è l’evoluzione minerale, sempre che riusciate a scovarne una bottiglia di qualche vendemmia fa.

Stefania Fava
L’occasione è di quelle tipicamente estive, dove il caldo non lascia tregua ma alla fine a me piace un sacco: cena in spiaggia con i soliti amici romani. Ci organizziamo con borse frigo, vini tenuti al fresco fino all’ultimo (d’altronde è una cosa easy in spiaggia, che possiamo pretendere?) sedie e tavolini, praticamente un film neorealista degli anni 60 nei lidi romani. Anche il cibo della serata testimonia che alla fine, a Ostia e tra i romani, poco è cambiato da quelle fettine panate, pomodori col riso e pollo con i peperoni che accompagnavano al mare le famiglie in Fiat 1100 familiari o nelle Seicento di popolare memoria.
Una coppia francese già in spiaggia si unisce a noi con la volontà di partecipare a un qualcosa di “italianamente” pittoresco da poter raccontare una volta tornati a casa, omaggiandoci con una bottiglia di vino di casa loro. Qui la sorpresa, tra un pomodoro di riso e un supplì, quando apriamo un vino che mi lascia dubbiosa e, mea culpa, un po' prevenuta: un gewurztraminer.
Un colore giallo dorato ammaliante e luminoso (io maniaca ho portato i calci di vetro accompagnata da ovvi insulti dei miei amici), bouquet intenso di rosa gialla, ginestra e pesca, poi nota di miele e marzapane in finale. Curiosa lo assaggio, un sorso pieno e aromatico, nello stesso tempo semplice e ben bevibile, con una persistenza sottile e fresca… ma i francesi lo sapevano che ci avrebbero incontrato in spiaggia?

Giambattista Marchetto
Scoperto tra i banchi d’assaggio di Best Wine Stars a Milano, torna alla mente ricercando un suggerimento che valga la pena per un aperitivo o una cena di mare. Nel basso Friuli, Emilio Bulfon compie un lavoro straordinario di valorizzazione di vitigni-reliquia o comunque poco frequentati oggi, che quasi sempre vinifica in purezza. Questo ucelut regala profumi eleganti e spiccata mineralità, note agrumate senza stucchevolezza. Merita un sorso per la curiosità, uno per il piacere e uno per accompagnare pesce crudo o risotto allo zafferano.

Lucia Immacolata Migliaccio
La fortunata combinazione tra suolo, aria e luce, così come la vicinanza con il mare, rendono inimitabile il microcosmo di Cantine del Mare, a Monte di Procida (NA). Qui si integrano con equilibrio la natura e l’intervento dell’uomo che, con lungimiranza, ha saputo salvaguardare nel tempo l’unità e la biodiversità di questa porzione di territorio, incastonando perfettamente la messa a dimora dei vigneti accanto alla vegetazione spontanea a coltivazioni di altro genere. Di questo territorio vulcanico, il perpetuo bradisismo ne è croce e delizia: un’immensa sorgente magmatica sottomarina con numerose bocche eruttive ha infatti forgiato queste terre, arricchendo i suoli con ceneri, lapilli, pomici e tufi. È questa la matrice che si ritrova nel calice di Torrefumo, il cru della Vigna Anfiteatro, uno spettacolo della natura, uno spazio di terreno terrazzato, a strapiombo sul mare. In questo suggestivo fazzoletto di terra, la raccolta eroica delle uve avviene necessariamente a mano, cosí come tutte le altre operazioni. La protagonista di questa vigna è lei, l’uva falanghina, a piede franco, che ben si adatta ai terreni di origine vulcanica e alla positiva influenza climatica del mare. Il luminoso giallo paglierino nel calice, si esprime all’olfatto con una profonda e tipica impronta minerale che si arricchisce di fiori e di frutta, di iodio e di macchia mediterranea, di origano, mentuccia e ginestra. Colpisce per freschezza e sapidità, non manca di morbidezza, e il sorso dà un ritorno di sentori di macchia mediterranea e di erbe aromatiche. Si avverte la sensazione salmastra, del sale spruzzato dalla violenza del vento, dove i vigneti corrono ripidi e l’uomo è l’eroe che li cura.

Elena Morganti
Le uve sono quelle che nascono sull’isola delle Vignole a Venezia e la mano in cantina è quella di Marco Perco, produttore dell’azienda Roncus di Capriva del Friuli, che ha seguito l’ex titolare della trattoria dell’isola, Antonio Vianello, in un progetto che punta sull’enoturismo, lanciato assieme a Carlo Zangrando, agricoltore sull’isola, Roberto Boem, titolare del tour operator Destination Venice e l’avvocato Francesco Ghisini. Ma che estate del vino sarebbe senza una piccola disputa? Come nella migliore tradizione del vino italiano, pare infatti che la paternità del progetto sia già contesa. Secondo un articolo uscito sul quotidiano locale Il Gazzettino, Emiliano Trame, che oggi affitta i vigneti ai soci di IsolaLeVignole, si sarebbe messo di mezzo, ribadendo che l’uva sull’isola ce l’ha impiantata lui vent’anni fa. Nell’attesa di conoscere i risvolti di questa ennesima (utilissima) bagarre del piccolo mondo enoico nostrano, vi lasciamo le note di degustazione del vino, che probabilmente sono la sola cosa davvero importante. Un vino piacevole, beverino e saporito. Il naso parla di fieno, iodio, uva spina e salicornia. Anima sapida, per un sorso che riempie il palato, ben bilanciato dalla componente acidità, chiusura minerale. Da versare in barba alle contese.

Olindo Rampin
Il fascino di un’isola che ha il respiro del Mediterraneo si ritrova nel vino che l’azienda guidata da Simone Ghelli produce dai vigneti terrazzati a picco sul mare. I suoli granitici danno all’ansonica un piglio deciso, la macerazione porta nel calice colori brillanti e profumi erbacei con sfumature di fiori e frutti essiccati. La sapidità inelegantisce i tannini, tanto da immaginare aperitivi di burro e acciughe, formaggi, sarde arrostite.

Eugenia Torelli
Dalla zona di Capriata d’Orba, a nord ovest della denominazione del Gavi Docg, arriva questo vino di Alvio Pestarino. Oggi tra il vigneto e la cantina si muove la quarta generazione dell’azienda, rappresentata dai giovani Giulia e Andrea, che affiancano la mamma Daniela. Vigneti tra i 35 e i 40 anni esposti a sud/sud-est e una vinificazione in solo acciaio, per questo Gavi dal piacevole bouquet mediterraneo, tra mela, fresia, balsamicità e salsedine. Un sorso di freschezza e tanta sapidità, in cui non mancano corpo e una certa grazia floreale a chiudere il finale. Perfetto da bere subito, ma anche da dimenticare - perché no - in cantina. Gli assaggi di annate più vecchie regalano sensazioni di cedro e miele di tiglio, conservando la polposità ed intensificando la sensazione salina. Tanto di guadagnato.

Antonio Tosi
Frutto dell’entroterra ragusano, il catarratto di Cortese si presenta con profumi speziati e floreali, portando nel sorso la freschezza di macchia mediterranea e frutta a polpa bianca. È una spremuta di Sicilia tra naso e palato, richiamando le mandorle pronte alla raccolta estiva, il melograno e la carruba arsi al sole, il finocchietto che pervade il paesaggio. Si abbina perfettamente a piatti estivi come quinoa con verdure e babaganoush.

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