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Il Consorzio Roma Doc punta sugli States e i rossi potrebbero posizionarsi bene, ma nel frattempo cresce il mercato dei bianchi. Gli assaggi confermano crescita di consapevolezza.

Roma Doc, crescono i bianchi (di territorio)

di Giambattista Marchetto | 27 Luglio 2024

Il Consorzio Roma Doc punta sugli States e i rossi potrebbero posizionarsi bene, ma nel frattempo cresce il mercato dei bianchi. Gli assaggi confermano crescita di consapevolezza.

Mentre si avvia a conclusione il mandato da presidente di Tullio Galassini, che negli ultimi anni ha guidato un cambio di pelle evolutivo per la visibilità dei vini che portano nel Dna il nome della capitale, il Consorzio Roma Doc punta sugli States e gioca una nuova carta sparkling.

“Stiamo lavorando a un progetto, insieme ad altri consorzi del territorio e coordinato da Arsial, che ci vedrà protagonisti sul mercato statunitense dal prossimo ottobre e per tutto il 2025”, annuncia infatti Galassini delineando le prossime strategie sui fondi OCM. Una strategia plausibile soprattutto facendo forza sul combinato disposto di un nome attrattivo per il consumatore/turista americano, che adora l’Italia e tutto ciò che è italianità, con una proposta di etichette che, almeno per i rossi, strizza l’occhio al gusto internazionale.

Archiviato un 2023 difficile sul piano della produzione in vigna, ma tutto sommato positivo sul piano commerciale - come confermava il presidente Galassini nell’intervista a Vinonews24 - la denominazione Roma Doc punta dunque all’espansione sui mercati internazionali. E presto dovrebbe arrivare anche la modifica del disciplinare con l’introduzione del Roma Doc Spumante, che va a integrarsi con la tipologia “Romanella” lanciata anni fa senza troppo successo.

LA RISCOSSA DEI BIANCHI

Quanto alle dinamiche in corso, nel 2023 avevano tenuto bene i rossi (nonostante lo scenario difficile per il comparto) e soprattutto erano cresciuti i bianchi. Su una produzione totale a denominazione di circa 2 milioni di bottiglie, si è passati dal rapporto 75% vini rossi a 25% bianchi del passato a un riequilibrio 60-40 per cento proprio nel 2023.

Un fenomeno interessante, trainato naturalmente dalla tendenza globale verso consumi meno densi e meno alcolici, che rappresenta anche un’occasione per dare evidenza ad un patrimonio ampelografico interessante - la Malvasia puntinata, tanto per fare un nome, potrebbe essere un vitigno capace di confrontarsi con i nuovi consumatori più consapevoli.

In generale, gli assaggi confermano una dinamica evolutiva per i vini della denominazione capitolina e un rafforzamento del posizionamento.

calendario roma doc bianchi rossi territorio
il calendario 2024 del Consorzio Roma Doc che lega i vini all'Urbe e al territorio

STORIE DI VIGNA E CALICI

Un Consorzio relativamente giovane, può contare su una base di aziende associate che unisce storie consolidate a nuove leve, grandi aziende e piccole "startup". E all'orizzonte si prospetta una buona evoluzione nel cambio generazionale, che sta già portando frutti. Ecco alcune storie - con relativi assaggi - dal territorio del Roma Doc.

CANTINA GAFFINO

“Siamo a Roma sud, tra Castel Gandolfo e il mare di Pomezia – riferisce Gabriele Gaffino - Un territorio quindi vulcanico con un po’ d’argilla, il vento che passa attraverso le vigne e quindi porta una certa salinità anche nel vino. L’azienda si chiama Gaffino perché è stato mio nonno a iniziare quest’avventura nel 1961, vendendo sempre le uve alla cantina sociale Fontana di Papa. Nel 2013 ho cambiato vita e ho abbandonato la carriera tra comunicazione e marketing, scegliendo di dedicarmi al vino. È sempre stato un secondo lavoro, ma in quel momento ho deciso di spostarmi su quella che è la mia vera passione. Ho iniziato a fare vino, mettendo le mani direttamente nella terra. La prima etichetta è del 2014 e dal 2015 imbottigliamo Roma Doc, perché abbiamo creduto quasi subito nella grande potenzialità della denominazione”.

L’azienda è condotta in biologico e può contare su 28 ettari vitati, intermezzati da 4 ettari di uliveto. Dalle generazioni precedenti sono rimaste in eredità varietà locali - come il cesanese, la malvasia puntinata e il trebbiano, oltre a sangiovese e montepulciano - ma anche vitigni internazionali come cabernet sauvignon, syrah e merlot, che vengono vinificati principalmente in purezza. In vista l’uscita di un Roma Doc bianco.

L’assaggio - Roma 2020 Roma Doc

Un vino dal nome importante, Roma, che quasi tautologicamente punta ad evocare “potenza ed eleganza”. È un blend di montepulciano e sangiovese (60/40 per cento) che in parte affina in barrique, poi matura in bottiglia almeno 10 mesi prima di esser messo in commercio.
È un vino che punta a conquistare con frutto e morbidezza, si presenta al naso con sfumature balsamiche che richiamano i terziari, ma non nascondono la mora e i frutti di bosco sotto spirito. Il sorso è più netto e meno vellutato di quanto ci si potrebbe attendere, con un tannino ancora capace di grip, pur senza rinunciare alla concentrazione.

gaffino_roma_2016

CONSOLI VINI

Alessia Consoli è la quarta generazione alla guida dell’azienda di famiglia, un piccolo colosso che sviluppa il business essenzialmente sui mercati internazionali. “Oggi esportiamo nell’est Europa fino in Russia e poi tra Germania e Scandinavia – spiega - ma anche verso Stati Uniti e Asia. L’export pesa il 98% e abbraccia un’ampi selezione di vini”. Le etichette di Roma Doc sono una nicchia che guarda con attenzione al territorio. Da un lato il Rosso (blend di sangiovese e Montepulciano) viene da vigneti su suoli di natura vulcanica e permeabile nella zona collinare a sud della capitale, esposti all’azione benefica del mare; dall’altro il Bianco mette a sistema la malvasia puntinata e il bombino bianco, coltivati sugli stessi suoli vulcanici esposti al mare. Completano la gamma in denominazione un Rosato e la Riserva di rosso.

“Le quattro referenze di Roma Doc sono nominate Consoli 1920 perché è la data di fondazione della nostra azienda. Noi non abbiamo vigneti e in generale ci occupiamo di vinificazione e commercializzazione, pur sovrintendendo alla produzione viticola per ottenere i prodotti migliori. Nel caso delle etichette che entrano nella linea Roma Doc il conferitore è rimasto lo stesso da sempre e cerchiamo di dare una continuità sulla qualità del prodotto”.

La scelta convinta di stare dentro il consorzio e la Doc Roma “ci ha permesso di valorizzare la vicinanza alle altre aziende che fanno parte del territorio, lavorando tutti insieme per un brand che ha la forza del nome Roma. Fino a qualche anno fa la città non aveva un vino dedicato, ma proprio questa denominazione ci ha permesso di lavorare assieme e confrontarci. Il legame di un vino a Roma è sicuramente un valore aggiunto importante e sicuramente la nascita del Consorzio è stata ed è importantissima”.

Consoli punta molto su progetti di innovazione nel packaging, dal design della bottiglia in vetro fino alla scelta di utilizzare un cartone in torma di bottiglia - che consente di lavorare in maniera sostanziale sulla sostenibilità del prodotto, dallo stoccaggio alla logistica fino allo smaltimento del vuoto.

L’assaggio - Bianco Roma Doc 2021

Espressione della parte meridionale dei Colli Albani, questo blend di malvasia laziale e bombino bianco porta nel calice profumi intensi e un’aromaticità che torna in bocca in forma di dolcezza e popolosità. L’alcol sostiene il sorso che si allunga portando sfumature morbidamente aromatiche verso un finale sapido.

consoli_vino_bianco_romadoc

CANTINE DONNA CHIARA

L’azienda agricola nasce nel mezzo dell'agro romano, a metà strada tra Roma e l'appennino laziale, nel territorio di Gallicano. “Nel 1955 nonno Bruno e nonna Chiara, erede di una antica famiglia di viticoltori laziali, iniziano l'attività aziendale – racconta Alessandra Ceracchi - coltivando piccoli appezzamenti di malvasia del Lazio, bellone e cesanese. Il vino veniva distribuito sui tradizionali “carretti a vino" trainati dai cavalli. L’azienda si è espansa grazie alla spinta dei figli Giulio e Alessio, anche con l’acquisto a Olevano Romano dell’azienda agricola Casale Lucino con 30 ettari vitati”.

Alle pendici del complesso vulcanico nell'area dei Castelli Romani, nel comune di Albano laziale, da cinque anni si è aggiunta in gestione un'azienda agricola con 50 ettari di vigneti di malvasia puntinata, trebbiano, bellone, oltre al merlot. La vicinanza del mare è fondamentale per produrre bianchi freschi e con una piacevole sapidità. L'ultimissimo progresso compiuto è stato l'acquisto dell'ex Cantina Sociale del Cesanese di Olevano Romano, una grande struttura che amplierà gli orizzonti vitivinicoli.

L’assaggio - Donna Chiara 2021, Roma Doc rosso

Blend di montepulciano e cesanese, vinificato solo in acciaio, il vino unisce profumi intensi di frutta rossa e macchia mediterranea a un sorso avvolgente, sostenuto da una trama tannica composta e da una persistenza quasi balsamica.

Donna Chiara 2021, Roma Doc rosso

Amor Vitae

Amor Vitae è il sogno di tre fratelli che è diventato realtà. Spinti dall’amore per la vita, Virginia, Antonio e Veronica hanno deciso di dar vita a un’azienda agricola che abbia a cuore la vite. Amor Vitae si trova ad Aprilia.

“L’azienda è nata nel 2019 – racconta Antonio Mergé - Prima vendevamo l’uva e poi, con mia sorella, ci siamo chiesti: ma perché invece non iniziamo a produrre il nostro vino? Io lavoravo in California, quando mia sorella mi dice: ma perché non ci facciamo la nostra azienda? Tu torni e diventiamo imprenditori. L’avventura è iniziata così, con la prima annata nel 2020”.

I vigneti sono a 5 km dal mare, a 150 metri su solo vulcanico ricco di scheletro.

L’assaggio - Roma Doc Bianco 2022

Blend di malvasia, bellone e un 10 per cento di vermentino, è un vino dalla personalità particolare, con un naso che spinge sulla mineralità e un sorso sapido. Non è un vino comodo, anzi riesce a stupire. Il sorso è fragrante e capace di persistenza.

amor_vitae_romadoc

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