
Mettere a confronto alcune bottiglie “bendate” di Chianti Classico 2021 Docg dalla UGA di Radda in Chianti può essere un esperimento costruttivo al fine di capire le similitudini o le differenze, le sfumature concettuali e pratiche di una UGA messa a confronto.
È un’iniziativa interessante quella di Arillo in Terrabianca, azienda nel Chianti Classico inquadrata appunto nell’UGA di Radda, che almeno due volte l’anno riunisce esperti del settore vitivinicolo per un blind tasting con vini di questo territorio. Non una gara, ma un confronto che possa essere utile per un miglioramento e una crescita.
“Lo spirito è quello di cercare di diventare sempre più autorevoli tramite i giudizi dei partecipanti che si trovano a degustare un Chianti Classico Arillo insieme a altri grandi nomi dell’UGA - spiega Lorenzo Ficini, sales manager di Arillo – per cui non c’è competizione, ma a noi interessa capire come si posiziona il nostro prodotto all’interno dell’UGA”.

Nello specifico, il risultato è una batteria sicuramente allineata, corrispondente alle tipicità del territorio di Radda, caratterizzato da basse temperature - sicuramente tra le più fredde di tutto il territorio di produzione del Chianti Classico - con decise escursioni termiche tra il giorno e la notte e da un ricco terreno argilloso con una elevata presenza boschiva.
Emerge il frutto integro e deciso, la mora e la ciliegia principalmente, riconoscibile come matrice abbastanza comune, a volte meno precisa ma senza particolari picchi di differenza. Il colore rosso scarico e luminoso invece torna in ogni esame visivo, ma è nella freschezza che il leitmotiv di Radda riesce a creare un concerto ad una sola voce, grazie al territorio prevalentemente calcareo e ricco di galestro e a vigneti posizionati più in alto di altre zone di produzione.
Un nervo acido quindi che regala più o meno la stessa eleganza alla beva caratterizzata da una freschezza “raddese” come comune denominatore, con un corpo e una struttura di rilievo.
Al sorso la trama tannica e l’uso del legno confermano un risultato pressappoco univoco, a testimonianza del cuore raddese, una bocca decisamente in linea con il suo territorio.
L’esperimento di Arillo in Terrabianca può avere dunque un impatto costruttivo, aiutando a comprendere e a scoprire come anche l’aver voluto fortemente creare le diverse UGA all’interno del Chianti Classico sia stata una scelta tecnica dal risultato ottimale al fine di inquadrare e distinguere i vari vini di questo territorio, uguale sotto certi aspetti ma con personalità ben distinte.
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