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Marco Simonit, agronomo friulano, esperto mondiale di potatura, ospite a Università di Harvard per parlare di uve, cambiamenti del clima e AI.

Vino e clima, Marco Simonit: “favorire la resilienza delle piante alle variabili climatiche”

di redazione | 7 Luglio 2024

L’agronomo friulano, esperto mondiale di potatura, tra i relatori al simposio “Vine to Mind: Decanting Wine's Future with Data Science & AI” per parlare di uve e cambiamenti climatici.

Il cambiamento climatico è diventato un tema rilevante negli ultimi anni. Sapevamo che avremmo dovuto affrontare nuove sfide in molti aspetti della nostra vita, ma credevamo che sarebbe stato un problema per le prossime generazioni”. Marco Simonit ha esordito così nel suo intervento  al Vine to Mind: Decanting Wine’s Future with Data Science & AI, il simposio che ha radunato all’Università di Harvard a Boston luminari del mondo del vino, ricercatori e manager di grandi aziende vinicole.

L’evento si è focalizzato sull’analisi del connubio tra le tradizioni enologiche e il dinamismo delle tecnologie contemporanee del Data Science e dell’Intelligenza Artificiale, attraverso cui disegnare il futuro della viticoltura con innovazioni e collaborazioni. In un mondo in cui il cambiamento climatico ridisegna continuamente i confini, il Data Science può infatti essere la bussola che guida l’evoluzione della viticoltura.

Simonit è intervenuto per la sessione Clima e Uva. “Ci siamo resi conto di recente che il cambiamento climatico è qui, possiamo vederlo e sperimentarne gli effetti ogni giorno – spiega l’agronomo friulano – Gli effetti dei cambiamenti climatici, tra cui innalzamento delle temperature medie, eventi estremi come siccità, colpi di calore, forti tempeste, stanno determinando una frequenza sempre maggiore di effetti sui principali distretti vitivinicoli del mondo”.

il Data Science e l'Inteligenza Artificiale possono essere la bussola che guida l’evoluzione della viticoltura
una slide del simposio di Harvard

Per sfuggire a questi problemi sono necessarie nuove aree viticole. “Per questo – sottolinea Simonit – abbiamo focalizzato due punti che riteniamo essenziali. Innanzitutto, per l’emisfero settentrionale, considerato lo spostamento a nord della coltivazione della vite già in atto, la ricerca di nuovi distretti vinicoli nelle zone più fresche. E poi quella che potremmo chiamare ‘viticoltura d’alta quota’, ovvero l’impianto di vigneti ad altitudini più elevate. In questo contesto è utile favorire la resilienza delle piante alle variabili climatiche: da un lato, preservando l’efficienza del sistema di conduzione dell’acqua nelle piante e migliorando le riserve nel legno vivo, dall’altro gestendo tralci e grappoli nel rispetto delle norme che garantiscano il vigore della pianta. Le densità di impianto dovrebbero essere riconsiderate, al fine di ridurre l’uso di acqua – risorse e avere spazio sufficiente per lo sviluppo dell’architettura delle piante. Bisogna progettare delle architetture dinamiche, che possono essere sviluppate e modificate in base alla vita dell’impianto: saranno loro a costituire la spina dorsale dei germogli e dei grappoli e diventeranno un punto chiave per adattare le piante al loro terroir”.
L’altra sessione del simposio, Economia del vino guidata dal Data Science e potenziata dall’Intelligenza Artificiale, ha analizzato come i produttori e i distributori di vino possono sfruttare la ricchezza dei dati e degli strumenti di Intelligenza Artificiale per acquisire una profonda conoscenza dei comportamenti e delle preferenze dei consumatori, valutare gli effetti delle normative e delle politiche pubbliche, perfezionare le loro strategie di marketing e migliorare l’economia del vino in modo efficace e responsabile.

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