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Rosso di Montalcino alla ricerca di un posizionamento

di Gian Omar Bison | 2 Luglio 2024

L’anima rock del vino a lungo considerato “cadetto” a Montalcino fa emergere potenzialità di mercato, tra freschezza e longevità. È la qualità che ne fa un vino contemporaneo.

Sarà anche il fratello minore, ma tiene pur sempre quarant’anni. Iniziamo quindi col dire che, per quanto rock, versatile e contemporaneo, l’età della maturità è arrivata anche per il Rosso di Montalcino – che nonostante si sforzi di essere lo sbarazzino di famiglia, a suon di prediche e magari anche qualche ceffone si è fatto grande ed è pronto a mostrarsi in tutto il suo talento. Stoffa pregiata, adatta ad un abito casual, ma capace di essere austera per un vestito da sera. Dipende dal sarto (produttore) e dagli eventi (mercati) ai quali si vuole partecipare.

È finito il tempo di vivere all’ombra del principe di famiglia, il Brunello. Perché pur sempre di nobiltà stiamo parlando, dato che sono tutti figli di re Sangiovese Grosso cresciuti a Montalcino.

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memorie a confronto a Red Montalcino

FIGLIO CADETTO? JAMAIS

Ciò premesso, se c’è un aspetto che si è appalesato in maniera plastica all’ultima edizione di Red Montalcino è proprio la capacità evolutiva e di invecchiamento di un Rosso nato all’epoca per permettere ai produttori di disporre di un vino diverso, più agile e flessibile, da proporre sui mercati con un pricing meno impegnativo e obiettivi differenti rispetto al Brunello.

Parliamo di vini buonissimi – del 2006, del 2007 e avanti – dei quali si può intuire beva, vivacità e integrità del frutto tra qualche anno. E allora? Houston, abbiamo un problema. Non può certo essere una preoccupazione produrre e piazzare nel mondo vini buoni da un territorio tra i più vocati e riconosciuti al mondo.

Certamente la difficoltà sta ancora nel come proporli e come promuoverli. Ecco, gira e rigira il problema, sostanzialmente irrisolto, è sempre lo stesso: comunicazione e marketing. In sintesi, trovare il modo per raccontare Rosso e Brunello in maniera adeguata, efficace e funzionale senza che l’uno ostacoli le opportunità e le velleità di mercato dell’altro. Una strategia commerciale e promozionale win-win, marciare divisi per colpire uniti come le convergenze parallele teorizzate dal buon Andreotti.

Facile a dirsi: due linee distinte, due storytelling, due mercati distinti… È proprio questo il punto: come fa un produttore a proporsi allo stesso importatore o commerciale come fossero due listini distinti? Il listino è unico con due figli legittimi del Sangiovese Grosso. Certamente il Rosso pretende un sorso evoluto ma più immediato del Brunello e pure un abbinamento più rock, più blue jeans e meno smoking, da giocare anche sulle temperature di servizio. Ma non per forza è da ritenere e presentare e quindi magari da svilire come l’entry level del fratello blasonato, o peggio vino di ricaduta.

Su cosa concentrarsi di più e meglio per trovare un modo nuovo e più funzionale di proporsi? Sulla tipologia di consumatore e di consumo panoramico ai quali rivolgersi. Ma al momento idee risolutive non ce ne sono. Per azzardare un parallelismo verrebbe da pensare alla coppia Amarone – Valpolicella Superiore. Fratelli di uvaggio, ma vini diversi e pretese diverse. Spiegarlo compiutamente per esaltare entrambi l’è dura.

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giovane e mai banale, il Rosso di Montalcino nel calice

HISTORIA MAGISTRA VITAE

La storia insegna e aiuta a far luce su fenomeni di lungo periodo, ad inquadrarli ed interpretarli meglio. “Nei primi anni Cinquanta, Montalcino era molto povera – ricorda Enzo Tiezzi, past president del Consorzio del vino Brunello di Montalcino e ‘padre putativo’ del giovane Rosso – Nella parte centrale lavoravano piccole proprietà e nella parte più esterna si trovavano grandi tenute vitivinicole a mezzadrie che facevano vino senza un’idea di qualità. Fu dagli anni Sessanta che le aziende più all’avanguardia iniziarono a dar vita ai primi impianti e alle prime vinificazioni con un approccio diverso. Questo per dire che si è andati sempre migliorando, anche da un punto di vista commerciale, fino all’approvazione della Doc che ha goduto sin da subito di un approccio funzionale e avveniristico. Il rosso è un prodotto importante rimasto per troppo tempo all’ombra di un vino che ha un’altra filosofia, altri obiettivi, e un modo diverso di essere approcciato e consumato. Deve essere contemporaneo e diretto”.

Una sintesi che Francesco Ripaccioli, produttore e nipote di Primo Pacenti – il primo presidente dell’ex Consorzio del Rosso, poi confluito nell’ente consortile unitario a metà degli anni ’90 – saluta con soddisfazione. E riconosce l’evoluzione avuta dal Rosso di Montalcino negli anni, “un vino che finalmente ha trovato una sua identità slegata al Brunello. È il risultato di un affinamento più veloce per un vino rivolto ad un mercato di potenziali consumatori in avvicinamento verso i vini di Montalcino, con l’obiettivo di accompagnare le nuove generazioni a degustare questo grande vino e ad amare questo territorio. Consumatori che poi andranno oltre, fino al Brunello. Le chiavi di lettura e le funzioni del Rosso sono tante. Parla un linguaggio più specifico sulle zone di provenienza e sulle scelte di cantina”.

C’era il desiderio di voler disporre un vino più giovane da commerciare più rapidamente – sottolinea Andrea Costanti, tra i produttori che hanno costruito il successo commerciale su questo vino – Poi, nel tempo, è stata data identità e dignità al Rosso di Montalcino, sul quale sono stati effettuati investimenti senza penalizzare il Brunello e con l’obiettivo di farlo passare non come secondo vino, ma come il vino più giovane. Forse, ora come ora, per dargli ulteriore identità bisognerebbe intervenire sul disciplinare oltre la data di uscita, che è l’unica prescrizione importante. Credo si dovrebbe arrivare a presentarlo con un’immagine più omogenea considerato che ancora oggi troviamo nella Denominazione tanti vini diversi con prezzi diversi. Di sicuro va fatto crescere in appeal”.

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contemporaneo e longevo, il Rosso funziona all’assaggio

IL CALICE TRA FRESCHEZZA E LONGEVITÀ

In uno scenario di evoluzione dei consumi particolarmente sfidante, soprattutto per i vini a bacca rossa, la versatilità stilistica e di consumo del Rosso di Montalcino emerge nel calice. Confrontandosi con otto vini di annate e di aziende diverse, partendo dal vino più vecchio per arrivare al più giovane, si scorge un filo conduttore interessante.

Una trama organolettica lineare, dal primo all’ultimo, coerente oltre le peculiarità che ogni azienda ha messo in campo e nel calice. Una sostanziale freschezza ed integrità del frutto e vivacità nel colore, apparse un po’ stanche e appesantite nel solo Rosso di Montalcino 1993 di Poggio Antico. Passando dal 2014 di Uccelliera al 2015 di Fattoria del Pino, dal Sesti 2016 al Poggio alle Mura 2016 di Banfi fino al 2017 di Voliero di spazia da un tannino più setoso ad uno più marcato tutti ben integrati, da un frutto in confettura ad un frutto più croccante, da note speziate e terziarie più evolute a meno evidenti pur apprezzabili. Pregevoli Rosso di Montalcino 2006 di Caprili e il Rosso di Montalcino 2009 di Poggio di Sotto.

Ecco, la linea del tempo parla di un vino potenzialmente longevo che evolve e migliora nel tempo, ma che nelle annate più giovani – come dimostra l’assaggio della freschissima 2022 – ha una sua identità e una sua funzione e beva.

 

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