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Gioco di squadra tra i Consorzi della regione, sottolineato dal presidente del Consorzio di Montefalco Paolo Bartoloni nell’intervista esclusiva per il podcast di Vinonews24. Nel calice il sagrantino trova eleganza e il trebbiano spoletino colpisce per raffinatezza.

Montefalco porta l’Umbria in etichetta, tra sagrantino e trebbiano spoletino

di redazione | 1 Luglio 2024

Gioco di squadra tra i Consorzi della regione, sottolineato dal presidente del Consorzio di Montefalco Paolo Bartoloni nell’intervista esclusiva per il podcast di Vinonews24. Nel calice il sagrantino trova eleganza e il trebbiano spoletino colpisce per raffinatezza.

Non solo sagrantino. Le colline intorno a Montefalco, Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo hanno dimostrato da sempre una straordinaria confidenza con la vigna e il vino, su più fronti.

Qui fioriscono e rifioriscono numerose varietà autoctone e denominazioni, tanto legate ai vini rossi quanto ai bianchi come da tradizione. Accanto all’uva simbolo della zona ce ne sono altre di valore come trebbiano spoletino e grechetto, tra quelle bianche, e sangiovese, tra quelle a bacca nera

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convince nel calice l’annata 2020 di Montefalco sagrantino

SAGRANTINO, DENOTI SPIGLIATEZZA

Pochi vini, in Umbria, riescono a rappresentare il concetto di terroir come il Montefalco Sagrantino, Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) che può essere prodotta esclusivamente nel territorio collinare di Montefalco e in parte nei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo. Il vitigno sagrantino dimora qui da tempo immemore, tanto che era già coltivato dai primi frati francescani. È dunque una varietà autoctona della zona.

Interessante notare l’evoluzione che sta vivendo nel calice la produzione dei vitivinicoltori di Montefalco, che in tempi recenti riescono a trarre da un vitigno robusto, tannico, scalpitante e spesso recalcitrante vini sempre più eleganti. Non che i tannini vengano elisi né drasticamente ammorbiditi con l’imbottitura invasiva del legno, ma sempre più spesso si nota il graffio nobile del tannino accompagnato da un corpo flessuoso, capace di conciliare il frutto con la verticalità.

Tra gli assaggi dell’annata 2020 si segnalano non solo i “soliti” Antonelli, Scacciadiavoli, Tabarrini, ma anche maison tradizionalmente votate a vini di carattere peculiare come Lungarotti e Caprai stanno evolvendo in questa direzione, mentre si evidenziano interessanti espressioni da Bocale, Briziarelli, Romanelli.

L’ELEGANZA DEL TREBBIANO SPOLETINO

Il Trebbiano Spoletino è un’uva bianca antichissima, di grande fascino e personalità. E oggi non è difficile incontrare grosse piante di vite, spesso ultracentenarie e a piede franco, a volte maritate ad alberi di aceri, olmi e frassini, che campeggiano in mezzo agli orti.

Il trebbiano spoletino è in primo luogo una varietà vigorosa, resistente a molte malattie. La buccia tenace gli consente di difendersi bene nelle annate più capricciose, ma non fanno paura nemmeno le vendemmie calde e siccitose, grazie alla vigoria e alla dotazione acida con cui le uve si presentano naturalmente a maturazione.

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assaggi di trebbiano spoletino all’anteprima di Montefalco

È questa la chiave per inquadrare l’originalità e le doti del trebbiano spoletino, davvero un unicum con personalità estremamente eclettica e versatile. Così adatta ad esser plasmata in diverse interpretazioni stilistiche e tipologie, tanto da rendere difficile a volte definirne un’identità precisa.

Tra i calici più felici si segnalano Perticaia, Colle Ciocco, Le Cimate e Le Thiadee; un discorso a parte va fatto per il Vigna Tonda di Antonelli, un bianco di eleganza raffinata e grande compostezza, e per le due etichette di trebbiano spoletino firmate da Ninni, capaci di trovare una sintesi convincente tra scheletro, eleganza e frutto, strizzando l’occhio a qualche grand cru francese.

L’UMBRIA IN ETICHETTA

Con una produzione in flessione di sagrantino (dalle quasi 2 milioni di bottiglie potenziali nel 2019 a meno di un milione nel 2023) e la sostanziale tenuta del Montefalco Doc intorno alle 2,8 milioni di bottiglie (dopo la caduta col covid dai 3,8 milioni del 2019), la denominazione vede invece crescere il trebbiano spoletino: dopo la flessione nel 2021 e 2022, nel 2023 la produzione potenziale torna ad avvicinarsi al record del 2019.

montefalco produzione grafico

I vini di Montefalco rappresentano circa il 22% della produzione di vino Dop in Umbria e l’appartenenza territoriale sta diventando sempre più un elemento qualificante. Il Consorzio Vini Montefalco è capofila dell’ATI che riunisce tutti i Consorzi della Regione (Montefalco, Torgiano, Orvieto e Trasimeno), uniti in un progetto che ha l’obiettivo di posizionare in maniera ancora più incisiva il brand Umbria sui mercati internazionali, e in particolare, negli USA, in Inghilterra ed in Svizzera.

Paolo Bartoloni presidente Consorzio Vini Montefalco
Paolo Bartoloni, presidente del Consorzio Vini Montefalco

Sulla stessa linea, l’importante novità annunciata quest’anno riguarda l’inserimento in etichetta dell’indicazione territoriale “Umbria”. Le due Docg hanno già avuto approvazione delle modifiche al disciplinare dalle rispettive assemblee, ma anche le altre DO si stanno allineando. L’obiettivo di questa importante novità è quello di valorizzare e comunicare il territorio nella sua interezza, come conferma il presidente del Consorzio di Montefalco Paolo Bartoloni nell’intervista rilasciata a Vinonews24.

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