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Santa Margherita presenta Harmonia Mundi, la prima bollicina nata a Venezia

di Andrea Guolo | 24 Giugno 2024

La limited edition Harmonia Mundi è il frutto dell’impegno del gruppo vinicolo della famiglia Marzotto, che ha “adottato” la vigna del convento di San Francesco. Intervista al vp: "1.107 bottiglie destinate all’hotellerie veneziana di fascia top".

Santa Margherita ha “adottato” il vigneto urbano più antico di Venezia, quello del convento di San Francesco della Vigna, dove fin dal lontano 1253 i frati si dedicano alla viticoltura. Il risultato di questo impegno è una bollicina prodotta in edizione super limitata – 1.107 bottiglie, destinate a essere consumate in laguna e a eventi speciali – denominata Harmonia Mundi; è il primo spumante realizzato a Venezia con uve Glera e Malvasia.

Si tratta di un metodo Charmat lungo, con sosta prolungata sui lieviti di almeno sei mesi, frutto di uve vendemmiate il 30 agosto 2022 e con vinificazione effettuata nelle cantine della sede principale del gruppo, sempre in provincia di Venezia. Il numero di bottiglie non è casuale: 1.107 sono anche i metri lineari lungo i quali si dipana il vigneto, coltivato nei chiostri del convento.

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Stefano Marzotto, vice presidente Gruppo Santa Margherita

Per noi di Santa Margherita – dichiara il vice presidente del Gruppo Vinicolo veneto, Stefano Marzottoil recupero dei vigneti urbani rappresenta una delle iniziative più importanti che oggi il mondo del vino può, e deve, fare per mantenere saldo e vivo il legame con la propria storia, le proprie radici e le proprie tradizioni”.

Marzotto, quando nasce il progetto Harmonia Mundi?

Tutto ha avuto inizio nel 2017 quando per la prima volta ho visto questo posto, grazie a un amico che lo conosceva e mi chiese se volevo visitarlo. Me ne innamorai immediatamente, ma l’idea di prenderci cura del vigneto risale al 2019, anno della terribile acqua alta (189 cm di picco massimo la sera del 12 novembre, soltanto nel 1966 andò peggio, ndr) che mise in ginocchio Venezia e rischiò di compromettere l’esistenza della vigna di San Francesco. Le prime due vendemmie non furono soddisfacenti, anche perché allora si trattava di uve a bacca rossa, e quindi decidemmo di espiantarle sostituendole con Malvasia e Glera, che qui danno ottimi risultati perché, naturalmente, il terroir è importante…“.

Quali sono gli obiettivi di questo investimento?

Questo non è e non può essere un business. Lo abbiamo fatto perché c’è stata sintonia, fin dal primo momento, con i frati del convento e in particolare con padre Stefano Cavalli, guardiano del convento. I frati erano in difficoltà e c’era il rischio che un vigneto coltivato da tanti secoli dovesse essere, prima o poi, abbandonato per mancanza di “risorse umane”. A quel punto siamo entrati in gioco noi, con le nostre competenze, seguendo il tutto fino alla vendemmia per poi trasportare le uve in barca fino alla nostra cantina. Certo, Venezia è complicata da gestire, ma nella vita bisogna anche dedicarsi alle belle imprese. E oggi siamo molto contenti di aver fatto tutto questo e di aver raggiunto l’obiettivo di una produzione innovativa e preziosa come Harmonia Mundi”.

Sono 1.107 bottiglie… dove le venderete?

Resteranno a Venezia, destinate all’hotellerie di lusso per la ristorazione e per la vendita alla loro clientela che sarà in grado di apprezzare questo vino. Una parte verrà riservata alle nostre occasioni speciali“.

Venezia a parte, ci saranno altre limited editions simili?

Ci stiamo pensando, da un po’ di tempo, all’interno delle nostre tenute, ma ancora non siamo arrivati al risultato perché nel vino occorre saper aspettare ed essere convinti di quel che si è fatto. A Lamole, per esempio, disponiamo di un terroir davvero unico e abbiamo avuto la fortuna di ereditare dei vigneti con la presenza di ben 41 cloni diversi di Sangiovese: le idee sono tante, ma occorre capire quali possibili evoluzioni può avere ciascun clone. Non posso dire se presenteremo il risultato di questo studio, sotto forma di vino, tra uno, due o più anni. Usciranno quando saremo pronti“.

 

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