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Taste Alto Piemonte

Piccolo grande Alto Piemonte

di Eugenia Torelli | 13 Giugno 2024

Focus sui vini rossi delle denominazioni del nord piemontese, con gli appunti di degustazione da Taste Alto Piemonte

Da qualche anno a questa parte, quando ci si sente proporre un vino dell’Alto Piemonte, si ha come l’impressione di una generale sensazione di sollievo. Non è il solo territorio a fare quest’effetto e – va detto – certe volte la sensazione opposta viene piacevolmente smentita. Ma tant’è. L’Alto Piemonte ha la capacità di fare questo effetto.

Due Docg e otto Doc, sparse tra le province di Novara, Biella, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola. In questi territori il nebbiolo è il vitigno principe e qui, assieme ad altre uve più o meno locali, mostra un volto plasmato dalla grande varietà di terreni e dai microclimi di queste colline, protette a nord dal Monte Rosa e rinfrescate dalle sue brezze. Si genera così un panorama di vini dalle acidità e dalle sapidità audaci, che da diversi anni si stanno riguadagnando il posto che spetta loro nel cuore degli appassionati.

Dall’ultima edizione di Taste Alto Piemonte, ecco dunque un focus sulle denominazioni per approfondire le ragioni di quella famosa sensazione di sollievo, oltre a un po’ di consigli per gli assaggi direttamente dagli appunti di degustazione di VinoNews24.

uno scatto dall'edizione 2024 di Taste Alto Piemonte
uno scatto dall’edizione 2024 di Taste Alto Piemonte

UN PICCOLO GRANDE TERRITORIO

Per inquadrare questa fetta di vigneto piemontese, si può partire dai dati sulle superfici, che rendono un’idea generale sulla dimensione delle denominazioni dell’Alto Piemonte. Sono 568 gli ettari rivendicati Doc nella zona, con la seguente suddivisione per denominazione: 96,42 ha per Ghemme, 281,39 per le Colline Novaresi, 27,01 per Boca, 7,82 per Fara e 11,31 per Sizzano in provincia di Novara; 108,61 ha per Gattinara (seconda Dop per estensione), 62,94 ha per le Coste Della Sesia, 60,07 ha per Bramaterra e 34,18 per Lessona nelle province di Vercelli e di Biella; 18,81 infine gli ettari per le Valli Ossolane nella provincia del Verbano–Cusio–Ossola. La fonte dei dati (aggiornati al 2022) è il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, che dal 1999 tutela tutte queste denominazioni.

In rapporto ad altre realtà regionali, si tratta di denominazioni piccole, alcune delle quali non contano anche una decina di produttori, sebbene rispetto agli scorsi anni negli ettari vitati si registri una crescita. Non era così in passato, perché prima delle grandi guerre del secolo scorso qui il vigneto era molto più esteso. A partire dal dopoguerra, l’industrializzazione della Valsesia ha portato gli agricoltori – una storia conosciuta anche in altre aree d’Italia – a lasciare la terra per cercare altri impieghi. Per questo motivo, il tessuto di imprese vinicole oggi è formato da un insieme eterogeneo di realtà, dalle più storiche, che sono rimaste per continuare la propria attività, a quelle più recenti, da quelle di grandi dimensioni a quelle piccolissime.

LA VARIETÀ DI TERRENI DELL’ALTO PIEMONTE

Dai depositi marini ai fondi alluvionali, dai porfidi vulcanici ai terreni di origine morenica. Sono molte le caratteristiche dei suoli che si incontrano tra le colline dell’Alto Piemonte, così come i microclimi, tutti a loro modo influenzati dalla vicinanza con il Monte Rosa e le Alpi. Partendo da ovest si incontrano i sedimenti marini della Doc Coste della Sesia, sovrapposti a fondi alluvionali e porfirici, che verso est virano verso i porfidi e roccia vulcanica. La variabilità si amplia nel Bramaterra, dove i vigneti si dividono tra terreni porfirici di origine vulcanica e depositi marini ai margini occidentali e settentrionali della denominazione, mentre a sud si trovano anche presenze calcaree. La vicina zona del Lessona è caratterizzata da sabbie plioceniche e sedimenti marini che poggiano su roccia porfirica. Ancora porfido ocra-bruno e molto compatto nella zona del Gattinara, mentre oltre il fiume Sesia la zona del Boca è dominata dalla presenza di rocce vulcaniche, brecce, tufi e porfidi, più friabili e molto poveri di humus, variando a sud verso terreni poco compatti e ghiaiosi, ricchi di ferro e magnesio. È lungo la costa orientale del Sesia che si collocano le denominazioni Ghemme, Fara e Sizzano. La prima è caratterizzata da depositi fluvio-glaciali di età pleistocenica, con strati superficiali di argille, caolini e tufi, terreni ricchi di sali minerali. Fara include una collina lunga con andamento nord-sud, sul versante orientale della valle del Sesia, un altopiano prevalentemente argilloso e – anche qui – depositi fluvio-glaciali di origine pleistocenica. Caratteristiche che si ritrovano anche nella Doc Sizzano. Molto variabili i suoli delle Colline Novaresi – la denominazione più estesa – in termini di profondità e stratificazioni, con presenza di terreni morenico alluvionali, sia limoso-argillosi che più sciolti nelle fasce superiori delle colline. Infine, nelle Valli Ossolane si concentrano morene ad alta concentrazione di graniti.

VITIGNI

Comunemente chiamato “spanna” nelle province di Biella e Vercelli (ma anche prunent o picutender), il nebbiolo regna tra le uve a bacca scura dell’Alto Piemonte, rientrando come varietà principale nell’uvaggio dei vini rossi di tutte le denominazioni, da un minimo del 50 a un massimo del 100% (con la sola eccezione della Doc Valli Ossolane, che ne prevede l’intercambiabilità con croatina e merlot). Accanto al nebbiolo ci sono la vespolina (autoctono coltivato sul territorio dal XVIII secolo), la croatina, l’uva rara ( o bonarda novarese) e per i vini bianchi, l’erbaluce, autoctono di questi territori e del canavese, oltre alle varie porzioni di altri vitigni, internazionali e non, ammessi alla coltivazione.

alcuni dei vini in degustazione a Taste Alto Piemonte 2024
alcuni dei vini in degustazione a Taste Alto Piemonte 2024

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE

Tra gli assaggi di vini rossi fatti a Taste Alto Piemonte, l’impressione è quella di una qualità media davvero ottima, oltre alla dinamicità dei sorsi, tra calici lucenti, sapidità invitanti e acidità che risvegliano, supportate da quel bell’apporto tannico tipico del nebbiolo, ma supportato anche dalle altre uve del territorio. Ecco dunque gli assaggi che ci hanno colpiti di più (moltissimi), su un centinaio di sorsi distribuiti in due giornate di manifestazione.

 

Colline Novaresi Doc

I Dof Mati Viticultrici – Trama, Colline Novaresi Doc Nebbiolo 2022
Naso vivace di visciola, sfumature di rosa. Il sorso è succoso e tagliente, accarezzato da un tannino a grana fine, amaricante il finale.

Cantine Cogo – Il Sorno, Colline Novaresi Doc Nebbiolo 2020
Bouquet di frutta matura e ciliegie in composta. Palato succoso, tra aromi di frutta matura che tornano e il sorso si alterna tra freschezza e un profilo tattile vellutato, con un tannino che stringe il finale e lascia ricordi di ciliegia.

Il Roccolo di Mezzomerico – Valentina, Colline Novaresi Doc Nebbiolo 2018
Al naso una visciola balsamica, quasi mentolata e in bocca un sorso scattante e fresco, con una gradevole sapidità, tabacco sul finale. Da bere e ribere.

Damiano Cavallini – Ardita, Colline Novaresi Doc Vespolina 2022
Un calice che invita con aromi di lampone e frutti di bosco. Succoso e scorrevole al palato, con un tannino setoso che accompagna il sorso, lasciando sale sulla lingua.

 

Coste della Sesia Doc

Centovigne – Il Castellengo, Coste della Sesia Nebbiolo 2015
Qui si va indietro nel tempo e il bouquet evolve la ciliegia in un frutto più essiccato, regalando ampi spunti balsamici, dalla caramella all’orzo alla ricola, tra menta ed erbe officinali. Al palato è secco e austero, dal tannino uniforme e compatto, finale asciutto.

La Palazzina – Vecchi Vigneti, Coste della Sesia Rosso 2019
Naso di ciliegia e una sfumatura di nepitella. Il sorso è scattante, dominato da un tannino ancora giovane, che lascia trasparire freschezze e riflessi sapidi. Cinque anni e un futuro davanti.

 

Boca Doc

Carlone Davide – Boca Doc 2020
Il naso è balsamico con riflessi quasi di incenso e aghi di pino, una passeggiata nel bosco. Sorso di acidità e pepe che si intensifica sul finale, scorrevole, allietato da una lieve salinità. Sul finale si intensifica il pepe.

Barbaglia Silvia – Boca Doc 2020
Ciliegia e balsamicità di pino, una caramella alla menta. In bocca freschezza, e succosità, corpo ma anche snellezza, indurita da un tannino rustico quanto basta. Ottimo calice.

Tenute Guardasole – Boca Doc 2020
Bouquet di visciola e di nepitella, un velo di cacao. Al palato acidità e pepe, sale ai lati della lingua. Il tannino gioca compatto e deciso, traghettando il sorso fino al finale, caratterizzato da una lieve sensazione amaricante.

Podere ai Valloni – Vigna Cristiana, Boca Doc 2015
Al naso si ha da subito la sensazione di trovarsi di fronte a un sorso più evoluto. Ricola, frutto macerato, liquirizia, sfumature di anice. Il palato però ha una vivacità che non dimostra affatto i nove anni dalla vendemmia. Un sorso fresco e molto salato, che risveglia il palato. E chiede ancora tempo. Notevole.

 

Bramaterra Doc

Antoniolo – Bramaterra Doc 2020
Naso di glicine e ciliegia, uno sbuffo di polvere pirica. Al palato l’acidità non scalpita, ma gioca d’equilibrio con le altre componenti in un sorso secco e compatto, accarezzato da un tannino lieve e uniforme.

Antoniotti Odilio – Bramaterra Doc 2020
Si torna alla ciliegia, note di incenso lievi, per poi concedersi a un sorso salato, fresco, dall’anima secca e austerità, con una chiusura tannica e minerale.

Boniperti Gilberto – Bramaterra 2020
La visciola si lascia intravedere in un bouquet balsamico di menta, aghi di pino, ma anche note di brace, che precedono un sorso compatto e austero. Il tannino asciuga il finale, lasciando freschezze officinali.

Ceruti Lorenzo – Bramaterra Doc 2020
Bouquet balsamico, una gelée alla ciliegia su una foglia di menta piperita. Il sorso è piacevole, succoso e fresco, dinamico, con una grip tannica presente e ben bilanciata, nessuna amarezza e un finale fruttato e pulito. Buono.

Roccia Rossa – Bramaterra Doc 2018
Il naso è invitante, tra la ciliegia, il ribes, una sensazione mentolata e dolce quasi di foglie di incenso fresche. Il sorso è armonioso e succoso, con un tannino omogeneo e una sensazione salina che parte in crescendo, per poi ampliarsi verso il finale e restare sulla lingua. Molto bello.

uno scatto dall'edizione 2024 di Taste Alto Piemonte
uno scatto dall’edizione 2024 di Taste Alto Piemonte

Fara Doc

Bonipetri Gilberto – Barton, Fara Doc 2021
Bouquet dal carattere agrumato, arancia sanguinella, menta e ribes. In bocca succo e freschezza, anima scattante e beverina, che termina con la chiusa di un tannino educato e riporta ricordi di scorza d’arancia avvertiti al naso.

Cantinoteca del Priolo – Lochera, Fara Doc 2020
Scorza d’arancia e balsamicità, ma anche toni di fiori essiccati e visciola, animano il bouquet di questo vino. Il sorso, salato e austero, regala una piacevole carezza tannica. Un palato che nella composizione di tutte le parti risulta piacevole e anche elegante.

Castaldi Francesca – Fara Doc 2015
Aumentano gli anni e ritroviamo la Ricola, una caramella all’orzo e menta, anice, una spolverata di cacao. Al palato il gusto è secco e austero, moderatamente fresco e lievemente amaricante verso il finale, dopo che un tannino deciso si è imposto, per traghettare il sorso fino a un finale asciutto e dalle note balsamiche. Bel calice.

 

Gattinara Docg

Delsignore – Il Putto, Gattinara Docg 2019
Al naso il calice accohlie con una balsamicità fresca di pino e melissa, per poi riservare un sorso scattante e salinità ai lati della lingua, tannino uniforme e un finale quasi floreale. Buono.

Paride Iaretti – Pietro, Gattinara Docg 2019
Un naso più dolce, tra il lampone e il ribes nero, rinfrescato da una sfumatura balsamica. Al palato è succo e velluto, sale e austerità, un carattere bilanciato, che sa colpire in ogni direzione. Particolarmente gradevole.

Antoniolo – San Francesco, Gattinara Docg Riserva 2019
Prugna, menta, una punta di pepe, per un palato liscio, vellutato, in grado di scorrere indisturbato finché un tannino piccante e rustico non arriva a chiudere il finale. Intrigante.

Travaglini Giancarlo – Gattinara Docg Riserva 2018
Il discorso si complica. Tintura di iodio, ciliegia, braci ancora calde. Il palato sorprende con un profilo tattile vellutato, gusto austero, salinità e un tannino deciso, per il quale servirà tempo, ma c’è grande equilibrio in questo calice.

Vegis Stefano – Gattinara Docg Riserva 2017
Il bouquet gioca su sensazioni minerali, tintura di iodio, polvere da sparo, poi anice, mentuccia, e un ribes rosso. Bene il palato, tanto sapido, un accenno amaricante, pepato e secchezza, con un finale che torna sulla menta delicata e fresca. Bel sorso.

 

Ghemme Docg

Brigatti Francesco – Oltre il Bosco, Ghemme Docg 2019
Visciola ancora fresca, sensazioni mentolate, una punta d’anice, poi tintura di iodio. Il sorso è austero e salato, il tannino mostra la giusta grip, decisa ma non invadente, finale tra il salato e l’erbaceo. Bene

Filadora – Ghemme Docg 2018
Toni fumé, terra bruciata e lampone macerato, poi anice e una sfumatura dolce di vaniglia. Un calice goloso e sapido, il sorso scatta, tra aromi rotondi di frutta sciroppata. Finale salato, umami.

Mazzoni Viticoltori – Ai Livelli, Ghemme Docg 2018
Al naso una visciola lieve, che si lascia intravedere tra balsamicità fresche di nepitella ed eucalipto, poi sfumature quasi floreali e cacao amaro. Snello il sorso, con una carezza tannica che asciuga il finale con grazia. Un sorso piacevole, che non ha bisogno di essere orientato sulle sapidità.

Mirù – Vigna Carelle, Ghemme Docg 2017
Balsamicità, una ciliegia matura e intensa, anice, una punta di vaniglia. Il sorso è fresco e salato, dal gusto secco e con un tannino che porta con sé una sensazione amaricante, mentre la sapidità resta ininterrotta dall’ingresso in bocca fino al finale, e continua a far salivare.

Rovellotti Viticoltori in Ghemme – Chioso dei Pomi, Ghemme Docg 2016
Al naso tanta balsamicità, anice e menta piperita, un’idea di cacao amaro, poi una visciola ancora fresca e croccante. Al palato si parla di sapidità, un carattere goloso, in cui il tannino arriva pian piano a indurire la sensazione tattile, per poi condurre a un finale lievemente amaricante, che ricorda le erbe officinali. Un bel sorso.

Torraccia del Piantavigna – Vigna Pellizzane, Ghemme Docg 2016
Un bouquet di visciola, menta, anice e quasi un finocchietto selvatico. Al palato si mostra secco, austero, a tratti lievemente amaricante. La sapidità non gioca qui un ruolo dominante, ma emerge soprattutto sul finale, regalando una sensazione umami e sfumature di tabacco.

 

Lessona Doc

Massimo Clerico – Lessona Doc 2020
Il bouquet richiama un frutto rosso e acidulo, ribes rosso, sfumature mentolate. Al palato, acidità vivace e frutto, succosità e una sfumatura salatina che stimola i lati della lingua, tannino delicato. Buono

Tenute Stella – San Sebastiano allo Zoppo, Lessona Doc 2016
Si va indietro nel tempo, al naso è una ciliegia matura e polposa, lievi sfumature di erbe officinali. In bocca il tannino si impone fin da subito, lasciando però spazio a un sorso succoso e sapido, con sensazioni di tintura di iodio che echeggiano in retronasale.

Pietro Cassina – Tanzo, Lessona Doc 2013
Qui il bouquet è officinale e parla di erbe fresche, balsamicità di menta, cumino. Il sorso è compatto e disteso, vellutato, con un tannino che all’inizio gioca in sottofondo per emergere poi sul finale, asciugando e lasciando sensazioni sapide e fresche. Infine, torna l’erbaceo avvertito al naso.

 

Sizzano Doc

La Riviera – Sizzano Doc 2020
Al calice un rosso rubino vivace e quasi nebuloso regala note intense e dolci di frutto, ciliegia, lampone, poi nepitella. Il palato è dominato dalle durezze, tannino giovane e grip decisa, lievi venature amaricanti, freschezza e materia carnosa, per poi chiudere con un finale molto asciutto e balsamico, che richiama ruta ed erba San Pietro. Bello.

Paride Chiovini – Sizzano Doc 2020 (magnum)
Al naso un lampone maturo, con una sfumatura lieve di vaniglia e una balsamicità intensa, tra l’anice e l’eucalipto. Il sorso è piacevole, voluminoso, salato ma non troppo. Un bel gioco di equilibri, smorzato da un tannino deciso, che conduce a un finale fruttato e balsamico.

 

Valli Ossolane Doc

Cantine Garrone – Prunent Diecibrente, Valli Ossolane Doc Nebbiolo Superiore 2020
Al naso polvere da sparo, note officinali di cumino e nepitella, visciola. Il sorso si rivela succoso, con un tannino uniforme e deciso, che conduce a un finale asciutto, amaricante e balsamico.

La Cantina di Tappia – Prunent, Valli Ossolane Doc Nebbiolo Superiore 2020
Frutto maturo, una composta di ciliegie, rinfrescata da anice e nepitella. Al palato tanta succosità e freschezza, un frutto vivo e un tannino delicato, che emerge solo alla fine, chiudendo il sorso come un gesto silenzioso ma deciso. Buono.

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