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Secondo Federvini, numeri record per export vini e spirits italiani da 2003 a oggi. Italia leader in 46 mercati e secondo operatore mondiale.

Vino italiano, +188% export in valore in 20 anni. Spirits +300%

di redazione | 7 Giugno 2024

Secondo il report Federvini, numeri record per l’export di vini e spirits italiani dal 2003 ad oggi. Italia leader in 46 mercati e secondo operatore mondiale per il vino. Appello a Strasburgo per tutela comparto.

Numeri record per l’export di vino e spirits italiani negli ultimi vent’anni.

I vini prodotti nel Belpaese sono passati da una quota di mercato del 17% nel 2003 (con la Francia al 38%) al 22% nel 2023 (i transalpini invece flettono al 33%). Un risultato che permette all’Italia di consolidare, grazie a un complessivo +188% in valore di export, il secondo posto mondiale e che assume maggiore rilievo se si considera l’incremento dei mercati in cui l’Italia esprime una posizione di leadership, 46 contro i 51 della Francia (vent’anni fa erano 9 versus 41).

Evidenze positive che emergono anche sul fronte degli spirits: negli ultimi 20 anni, l’export ha registrato un incremento del 300% per un valore di 1,7 miliardi di euro (oggi l’Italia è il quinto top exporter globale).

L’andamento positivo delle vendite oltre frontiera si conferma anche per il comparto degli aceti (+180% a valore negli ultimi venti anni).

In generale, anche in considerazione di un calo strutturale dei consumi interni, le esportazioni assumono dunque un carattere strategico per la crescita strutturale di un comparto che vale 21,5 miliardi di euro di fatturato, con 2300 imprese, oltre 81mila occupati e che produce circa il 20% dell’export del Food & Beverage italiano.

Sono questi i dati principali che emergono dal report curato dall’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma e TradeLab relativo all’export di vini italiani negli ultimi 20 anni.

Stiamo attraversando un anno denso di novità e cambiamenti, primi fra tutti le ormai imminenti elezioni europee e, in autunno, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti – dichiara la presidente di Federvini Micaela PalliniNel frattempo, tensioni geopolitiche, commerciali ed economiche rischiano di impattare sulle attività di filiere fondamentali per l’agroalimentare italiano. Molto stanno facendo le nostre imprese per mantenere salda la propria capacità produttiva: penso ad esempio agli investimenti nell’internazionalizzazione, nella ricerca e per la sostenibilità. Non c’è dubbio però che per affrontare la dimensione delle sfide internazionali c’è bisogno di regole certe capaci di assicurare una competizione chiara e libera sui mercati, che non cedano a tendenze neo proibizioniste e che superino la logica ritorsiva dei dazi che nel recente passato ci hanno ingiustamente penalizzato”.

Secondo Micaela Pallini
la presidente di Federvini Micaela Pallini

VINO E SOCIALITÀ: GLI ITALIANI PREFERISCONO IL “FUORI CASA”

Secondo i dati forniti da TradeLab, la stragrande maggioranza degli italiani vede il “fuori casa” come un’occasione di convivialità e socialità.

L’80% sceglie di bere principalmente durante occasioni sociali in accompagnamento al cibo distribuite lungo tutta la settimana, con il 27% che sostiene di consumare sempre la stessa tipologia di bevanda e il 40% che effettua la propria scelta in base alla particolare occasione di consumo.

Il 95% del campione intervistato consuma bevande alcoliche in compagnia, un’abitudine che conferma il fattore della socialità quale elemento decisivo nelle scelte di consumo.

Una tendenza che vede nell’aperitivo serale un fenomeno in netta crescita con 14 milioni di italiani che lo organizzano in occasioni fuori casa per un giro d’affari complessivo di 4,5 miliardi di euro.

APPELLO A STRASBURGO PER LA TUTELA DEL COMPARTO

Il vino e gli spirits italiani hanno tutte le carte in regola per continuare a crescere sui mercati mondiali, ma le filiere che vedono nell’export la principale leva di crescita e di creazione del valore devono fare i conti con le implicazioni della crisi russo-ucraina, le prospettive del conflitto in Medio Oriente e i timori di nuovi dazi commerciali applicati a titolo ritorsivo.

Per questo, secondo Federvini, il raggiungimento di accordi commerciali di libero scambio con nuovi partner, sulla scorta dell’esperienza positiva del CETA definito con il Canada (per i vini italiani tasso di crescita del +7,6% nel periodo 2018-2022 rispetto al +3,7% del 2013-2017, mentre il comparto degli aperitivi, amari, liquori e distillati made in Italy balza al +13,1% rispetto al +2,9% del periodo precedente), resta una prospettiva fondamentale per sostenere il libero scambio e le produzioni di qualità come quelle in cui l’Italia è leader riconosciuta.

In questa direzione, il sistema Federvini lancia un appello all’attuale presidenza italiana del G7 affinché si faccia interprete dell’esigenza di impedire che controversie commerciali originate in altri comparti possano avere ricadute sulle produzioni agroalimentari.

Basti pensare alle iniziative di Irlanda, e più recentemente Belgio, sugli health warnings, alla revisione della direttiva sugli imballaggi fino alla normativa sull’etichettatura e al Regolamento relativo alle Indicazioni Geografiche, che non hanno tenuto in considerazione il valore non soltanto economico ma anche sociale e culturale espresso dalle imprese e dalle produzioni vitivinicole, di spiriti e di aceti.

L’auspicio di Federvini è che il nuovo Parlamento europeo che uscirà dalle urne dimostri un approccio realistico guidato dalla considerazione di elementi oggettivi nell’ottica di una promozione equilibrata delle componenti produttive, a partire dall’occupazione e dall’economia dei territori, attenzioni che hanno caratterizzato il mandato parlamentare in chiusura di numerosi rappresentanti italiani.

Il nuovo assetto delle istituzioni comunitarie che si definirà dopo la tornata di giugno sarà un fattore determinante per l’orientamento delle politiche che riguardano i nostri comparti, dall’etichettatura alla tutela dei prodotti tipici, fino alla competitività – evidenzia la presidente PalliniIn questo senso auspichiamo che la prossima legislatura europea sappia mantenere la barra dritta come hanno saputo fare quei parlamentari europei italiani a cui tanto dobbiamo per il loro impegno e le loro conquiste in questi cinque anni non facili. L’auspicio è che anche la nuova legislatura possa contare su donne e uomini capaci di ascoltare e confrontarsi con le categorie produttive, dotati di una visione razionale e rispettosa delle specificità e del valore espresso da filiere strategiche non soltanto per l’economia nazionale, pronti a costruire ponti e alleanze fra le diverse nazionalità e famiglie politiche che compongono l’emiciclo di Strasburgo”.

Per Pallini
il Parlamento Europeo di Strasburgo
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