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Report Nomisma settore agricolo in 2023 segna produzione in crescita a valore (+3%) ma calo volumi (-2%). Vino 24% ma aumentano giacenze.

Italia, prodotti agricoli +3% a valore. Produzione vino -24%

di redazione | 31 Maggio 2024

Il report di Nomisma sullo stato di salute del settore agricolo nel 2023 segna una produzione in crescita a valore (+3%) ma in calo nei volumi (-2%). Vino al -24% ma aumentano le giacenze.

La produzione di prodotti agricoli In Italia nel 2023 cresce del +3% a valore a fronte di un calo del -2% a volume.

Il numero di imprese nel settore è diminuito del -2,5% rispetto all’anno precedente ma la contrazione sul 2018 è del -6,4%. L’incidenza delle imprese guidate da giovani imprenditori è pari al 7,6% del totale mentre quelle che occupano lavoratori stranieri equivale al 28%, con una preponderanza di lavoratori extra comunitari (66%).

In questo scenario, In Italia, la produzione di vino 2023 è ammontata a 38,2 milioni di ettolitri (-24% rispetto al 2022) risultando una delle più basse dell’ultimo decennio, anche e soprattutto a causa dei numerosi eventi climatici avversi e di problemi fitosanitari.

La scarsa vendemmia, tuttavia, è stata compensata dall’incremento delle giacenze, le più consistenti degli ultimi venti anni, generatesi a partire dal 2022 in virtù di un’abbondante produzione, ma anche di un rallentamento dei consumi di vino.

È la fotografia sullo stato di salute del settore agricolo italiano scattata da Nomisma e contenuta all’interno del volume Conoscere l’agricoltura realizzato con Confagricoltura Brescia.

Lo studio realizzato sull’agricoltura bresciana ci ha permesso, nel contempo, di focalizzare l’attenzione sui trend in atto nel settore agroalimentare italiano che, dopo aver chiuso il 2023 con un nuovo record nell’export, pari a oltre 62 miliardi di euro, si trova oggi ad affrontare uno scenario in continua evoluzione, dove i rischi di ulteriori fiammate inflattive e nei costi di produzione sono tutt’altro che finiti” dichiara Denis Pantini, responsabile Agroalimentare di Nomisma.

VINO, CALA LA DOMANDA NEL MERCATO INTERNO E ESTERO

Nel corso della campagna vitivinicola 2023 i listini, depressi per l’elevata offerta del 2022, hanno ripreso quota già ad agosto, sebbene le quotazioni in rialzo abbiano interessato soprattutto i vini da tavola e meno i prodotti di qualità, a indicazione geografica, che in taluni casi sono calati.

Il recupero dei listini di fine anno non è tuttavia sufficiente a compensare le perdite accumulate nella prima parte dell’anno.

Sul fronte del mercato si segnala un rallentamento sia della domanda domestica che di quella estera.

Sui mercati internazionali gli imbottigliati cedono più dei vini sfusi e anche gli spumanti mostrano segnali di debolezza.

In Italia a soffrire maggiormente sono i vini fermi – in particolare rossi – mentre gli spumanti tengono.

Anche in gdo i consumatori mantengono un comportamento cauto, con acquisti che privilegiano i prodotti in promozione o alcune tipologie più convenienti a scapito di altre soprattutto nel segmento degli spumanti, dove i generici crescono più dei Dop.

Sul fronte del mercato del vino si segnala un rallentamento sia della domanda domestica che di quella estera.
nel 2023 cala la domanda di vino nei mercati

INFLAZIONE ANCORA SOSTENUTA NELL’AGROALIMENTARE

Il report di Nomisma sul settore agricolo sottolinea come malgrado l’inflazione abbia mostrato una decelerazione, soprattutto nella seconda parte dell’anno, tuttavia sul fronte alimentare rimanga ancora molto sostenuta, contribuendo a un ulteriore indebolimento del potere d’acquisto degli italiani che, pur a fronte di una spesa più elevata, hanno ridotto le quantità acquistate.

I consumi alimentari domestici, infatti, considerati a valori costanti segnano un’ulteriore contrazione dello 0,6%, evidenziando un differenziale di quasi il 3% rispetto ai livelli pre-covid.

Infine, il settore risulta caratterizzato da una costante contrazione dei finanziamenti bancari oltre il breve termine (-5,8% nell’ultimo anno ma -23,5% rispetto al 2018).

Per altro, il 97% di questi è erogato a tasso non agevolato e sono destinati, in quasi la metà dei casi, all’acquisto di macchine e attrezzature.

Il trend in calo per i prestiti alle imprese agricole trova spiegazione nella politica più restrittiva delle banche nell’offerta di credito, nella crescita dei tassi di interesse ma anche in un atteggiamento più prudente delle imprese nella richiesta di finanziamenti.

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