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Il Chianti Classico celebra il centenario e vira sulla sostenibilità

di Giambattista Marchetto | 18 Maggio 2024

Oltre il mero festeggiamento, il Consorzio mostra una capacità di leadership strategica per rilanciare verso un futuro nel segno della sostenibilità e dell’identità. Con un vero “Manifesto” che propone ai viticoltori.

Nonostante i consorzi del mondo vino in Italia abbiano nel nome (e dunque come mission esplicita) la tutela delle rispettive denominazioni, quello che davvero fa la differenza nell’operato delle associazioni che riuniscono i produttori vitivinicoli è la capacità di guidare il cambiamento. La capacità di leggere il presente, di confrontarsi con il passato e di costruire l’asse portante per lo sviluppo futuro si può sintetizzare nella capacità di visione di una leadership.

Al di là della retorica (legittima) delle celebrazioni e dei libri e di targhe e riconoscimenti, quello che i festeggiamenti per i cento anni dalla costituzione del Consorzio del Chianti Classico hanno messo in evidenza è la capacità di esprimere una leadership vera.

il ministro Lollobrigida e il presidente Giovanni Manetti alle celebrazioni per il centenario del Chianti Classico
il ministro Lollobrigida e il presidente Giovanni Manetti alle celebrazioni per il centenario del Chianti Classico

FOCUS SU SOSTENIBILITÀ E IDENTITÀ

C’è un passo avanti (che sembra più sostanziale che di facciata) che il Consorzio del Gallo Nero ha voluto compiere per dare un significato di rilancio per il nuovo secolo di questo territorio. E la scelta, che ancora una volta lega ancor più saldamente il vino al territorio, mette al centro sostenibilità e identità territoriale.

Abbiamo atteso fino ad oggi ad affrontare, come Consorzio, il tema così attuale della sostenibilità – chiosa il presidente Giovanni Manettiper potergli dare una caratterizzazione, un’identità specifica che fosse in grado di evidenziare ed esaltare i caratteri distintivi della nostra denominazione e del suo territorio di produzione. Un manifesto che siamo certi i nostri viticoltori accoglieranno e renderanno vivo e attivo, fino a farlo diventare un vero impegno di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni”.

Il “Manifesto di Sostenibilità” del Chianti Classico propone dunque una corposa serie di regole con l’intento di ridurre l’impatto ambientale, tramite una gestione del territorio, delle superfici produttive e dei boschi, volta a preservarne le caratteristiche, le potenzialità, il paesaggio e la biodiversità, e di valorizzare la crescita e l’affermazione delle risorse sociali e culturali di questo territorio unico al mondo.

Le regole d’indirizzo sono quasi una sessantina, ambiziose e distintive della denominazione e del suo territorio. Il lavoro del Consorzio include elementi innovativi ispirati dallo studio del paesaggio culturale del Chianti Classico avviato nel 2018 dalla Fondazione della Tutela del Territorio Chianti Classico per la candidatura Unesco, che ha contributo ad esaltare i tanti volti di questo territorio che lo arricchiscono, che accompagnano la produzione del vino Chianti Classico e da sempre impegnano le aziende oltre alla viticoltura.

Un progetto ambizioso – dichiara la direttrice Carlotta Goriche pone il patrimonio culturale del territorio come suo eccezionale fattore identitario che accompagna il vino Chianti Classico, aumentando sempre più la sua tipicità e la sua territorialità, ma anche inclusivo per far crescere, tutti insieme, la sostenibilità territoriale secondo un cronoprogramma che permetterà ai viticoltori di interpretare nel tempo il percorso che il Consorzio vuole tracciare”.

Ecco un passaggio chiave: è il Consorzio – pur dopo un approfondito confronto con i produttori che lo compongono – a volere e suggerire una linea chiara che si rivolge al futuro. È questo il segno della leadership (inclusiva) di cui si parlava.

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l’atto costitutivo del Consorzio del Chianti Classico datato 1924

RITORNO AL FUTURO

A distanza di un secolo, i soci del Consorzio sono diventati 486 – evidenzia il presidente Manetti – ma gli obiettivi che ci accomunano sono gli stessi del 1924. Proteggere il vino che nasce da un territorio altamente vocato e di rara bellezza e accompagnare i viticoltori nell’affrontare i mercati di tutto il mondo sotto l’insegna comune del Gallo Nero”.

Quella visione rimane dunque intatta a un secolo di distanza, con la fiducia nell’unità di intenti, nella forza della collettività, nell’aggregazione. E la sfida per il futuro è nel segno della sostenibilità e dell’identità territoriale.

Sono queste infatti le “solide basi” su cui oggi il Chianti Classico punta a costruire un progetto nuovo: 52% della superficie vitata è biologica e molte sono le aziende in conversione; il 62% della superficie è boschiva e per l’80% si tratta di boschi permanenti. Al di là dei numeri, è il “mosaico agrario” conservato nei secoli il bene da proteggere, oltre a un patrimonio culturale materiale e immateriale fatto anche di conoscenze, tradizioni, valori, interazioni che contribuisce al conseguimento di uno sviluppo dei territori inclusivo e sostenibile.

la direttrice del Consorzio Gori ha presentato al centenario del Chianti Classico i punti salienti del Manifesto della Sostenibilità
la direttrice del Consorzio Carlotta Gori ha presentato i punti salienti del “Manifesto della Sostenibilità”

IL MANIFESTO DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE, SOCIALE E CULTURALE

Per non lasciarle parole vuote, il Consorzio ha presentato un vero “Manifesto della Sostenibilità” che farà da indirizzo ai produttori.

Ci siamo chiesti come potevamo festeggiare questo centenario questo straordinario traguardo – è l’introduzione della direttrice Gori – E la nostra idea è stata immediatamente quello di lanciare uno sguardo in avanti, provare a promuovere una visione: progettare il futuro proteggendo il territorio e i suoi frutti. Volevamo provare a dare alla sostenibilità una caratterizzazione, un’identità tale da evidenziare ed esaltare le nostre particolarità e i nostri specifici valori (…) sebbene il tema della sostenibilità sia nato come un movimento di pochi geniali imprenditori e di qualche teorico illuminato, con il passare del tempo è diventato un orientamento strategico delle imprese”.

Partendo dalla vitivinicoltura, il Consorzio punta a una svolta. “Se fino ad oggi l’espressione ‘agricoltore custode dell’ambiente’ era romantica, oggi si eleva a definizione”, proclama Gori richiamando la legge 24 del 28 febbraio 2024 “per il riconoscimento della figura dell’agricoltore custode dell’ambiente e del territorio”. E contestualmente rivendica l’attenzione per la sostenibilità sociale ed economica del sistema-vino.

Ecco allora il varo del Manifesto ovvero una “visione di Chianti Classico sostenibile sia come sistema imprenditoriale sia come territorio”.

Nell’esprimere la convinzione di una buona accoglienza da parte dei viticoltori, “che renderanno vivo e attivo (il Manifesto) fino a farlo diventare un vero disciplinare certificato di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni”, afferma la direttrice Gori

Ecco allora alcuni dei punti (tra i 57 requisiti o regole di indirizzo del Manifesto) sintetizzati in anteprima all’evento dei 100 anni del Chianti Classico. “Sono molte e molto ambiziose, ma chiediamo ai viticoltori di rispettarne almeno la metà e poi, secondo un cronoprogramma stabilito, di aggiungerne altre per far crescere tutto il territorio”, chiosa Gori.

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Non solo si chiede ai viticoltori di
– non utilizzare diserbanti chimici di sintesi
– non utilizzare concimi chimici di sintesi
– utilizzare materiali eco sostenibili – biodegradabili – riciclabili
– rivitalizzare i suoli
– non usare macchine agricole impattanti in vigna
– nare un uso alternativo dei sottoprodotti a scopo agronomico

Ma si chiederà loro anche di
– condurre e mantenere almeno 20% su totale della superficie agricola dell’azienda con biodiversità (olivo, seminativi, non coltivate, boschive);
– salvaguardare le api garantendo la presenza di colture adatte agli insetti pronubi su una superficie pari almeno al 5% della superficie vitata;
– mantenere la presenza di macchie boscate e di siepi su almeno il 10% degli appezzamenti vitati;
– inerbire su almeno i due terzi degli appezzamenti vitati;
– fare sempre più impianti viticoli secondo le curve di livello;
– utilizzare bottiglie prodotte con almeno il 50% di vetro reciclato;
– investire per raccogliere l’acqua piovana e ottimizzare le risorse idriche, per misurare la loro impronta carbonica

SOSTENIBILITÀ SOCIALE

Si punta ad andare oltre le regole di legge già esistenti con questi requisiti
– almeno il 20% del personale con assunzione diretta residente nel territorio ;
– almeno il 20% di fornitori di beni o servizi con sede operativa nel territorio ;
– una vera inclusione sociale dove la presenza di lavoratori dipendenti diretti appartenenti a categorie protette o più in generale svantaggiate non sia entro i limiti di legge, ma oltre i limiti di legge.

SOSTENIBILITÀ CULTURALE

Intesa come eccezionale fattore identitario del modello di sostenibilità, punta su:
– il mantenimento del sistema della villa-fattoria senza compiere azioni che ne compromettano la percezione d’insieme;
– la conservazione delle relazioni di intervisibilità che collegano magicamente e non casualmente le ville fattorie del Chianti Classico;
– la manutenzione delle strade bianche e il loro corredo arboreo;
– la conservazione dei resedi;
– la manutenzione di alberature di carattere storico anche non monumentale.

bottiglie di Chianti Classico stappate alle celebrazioni per il centenario del Consorzio
bottiglie di Chianti Classico stappate alle celebrazioni per il centenario del Consorzio

Nessuna deriva verso prospettive di “decrescita felice” – ha tenuto a sottolineare la direttrice del Consorzio – perché “ci saremo con investimenti in tecnologia e in ricerca, ma sempre con l’obiettivo di salvaguardare le pratiche agricole tradizionali e identitarie, insomma quei saperi del passato che ci fanno affermare oggi con rinnovata convinzione che per noi ‘sostenibilità’ significa migliorare la qualità dei nostri vini ricercando la massima espressione del terroir, produrre vino preservando tutte le risorse naturali per le generazioni future e ricercando i migliori metodi per ottenere il minor impatto possibile sull’ambiente, produrre vino preservando il patrimonio culturale ed esaltando i valori culturali che il nostro territorio esprime da centinaia di anni”.

Interessante notare pure una qualche convergenza (nei fondamenti teorici e in alcune delle pratiche indicate) con le intuizioni che un secolo fa – mentre il Consorzio chiantigiano nasceva – il teosofo Rudolf Steiner proponeva nelle celebri Conferenze di Koberwitz. Da quegli spunti si è sviluppata l’agricoltura biodinamica, che qualche ispirazione sembra portare alla vitivinicoltura del futuro, più sull’approccio che sulle specifiche metodologie (in particolare rispetto alla circolarità e autosufficienza del sistema-fattoria).

 

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