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Il Consorzio Franciacorta ha varato per raccogliere dati sulla composizione chimico-fisica e biologica dei suoli e della biodiversità, mettendoli in relazione con le scelte gestionali per renderle più performanti e sostenibili.

Franciacorta, Brescianini: “l’Italia ancora mercato di riferimento”. Cresce l’enoturismo

di Giambattista Marchetto | 16 Maggio 2024

Intervista al presidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini che restituisce un ritratto dinamico della denominazione.

Archiviato un 2023 positivo, con una crescita in valore che va a compensare un leggero calo dei volumi, la Franciacorta guarda avanti con piglio positivo. I fatturati si sono attestati infatti a +2,8% sul 2022, con i prezzi medi saliti del 6,4% a fronte di 19,5 milioni di bottiglie vendute (-3,4% sul 2022) che la pongono, in termini di produzione e posizionamento, al primo posto tra le denominazioni di origine italiane dedicate al metodo classico.

Nell’intervista a Vinonews24, il presidente del Consorzio  Silvano Brescianini conferma l’Italia come primo e inossidabile mercato di riferimento, ma conferma un’attenzione crescente verso l’export. Che non a caso dà soddisfazioni, con un incremento nel 2023 dell’1,5% rispetto al 2022. Tra i principali importatori, la Svizzera (+41% sul 2019) e il Belgio (+23%), ma anche gli USA (+17%), il Giappone e la Germania.

Presidente, a che punto siamo e dove stiamo andando?

Credo che, dopo 34 anni, Consorzio Franciacorta inizi ad essere adulto. E il nostro territorio inizia ad essere consapevole di quello che può fare rimboccandosi le mani. Sì, perché non basta solo fare un lavoro accurato in cantina, ma è necessario mettersi in relazione con il territorio e rispettare il paesaggio, valorizzando la peculiarità dei suoli e la biodiversità. Quest’ultimo è un focus sempre più importante del momento attuale e richiede consapevolezza della costruzione di una relazione con il territorio e con le persone che lo vivono“.

In che modo il territorio rappresenta una cifra distintiva?

È fondamentale considerare la posizione, i suoli, il clima che caratterizza un’area tra la montagna e il lago d’Iseo e la pianura Brescia e Bergamo. Alla fine però la differenza la fanno sempre le persone. Non abbiamo alcun merito rispetto alla composizione dei suoli, mal di là della fortuna contano la sensibilità e l’attenzione al dettaglio. La Franciacorta è molto di più di un vino bianco spumantizzato, è soprattutto un fatto culturale. Noi abbiamo iniziato settant’anni fa con le prime bottiglie, abbiamo maturato il senso e la cultura del prodotto. E il successo è frutto di lavoro e fatica“.

Attualmente l’Italia è ancora il mercato di riferimento?

Io dico sempre che dovremmo essere orgogliosi del fatto che gli italiani amino il Franciacorta. Detto questo il mondo è grande mai come oggi la grande cucinetta italiana è apprezzata e ricercata in ogni angolo della terra; questa rappresenta per noi una grande opportunità. È un percorso lungo, ma non si tratta solo di piantare bandierine. La cosa importante è che il nostro prodotto venga apprezzato, anche se in fondo il territorio è limitato e la disponibilità di vino non è tale da poter invadere del mondo. E poi non produciamo farmaci salvavita, il nostro è un prodotto legato al piacere e alla cultura“.

È un punto di forza avere questo focus sull’Italia?

Io son convinto che essere forti a casa nostra sia un motivo di soddisfazione e orgoglio. E poi è pure conveniente sul piano logistico, dato che il vino può viaggiare in auto o in treno, al massimo con un’ora di aereo è sulla tavola. Detto questo non sminuisco l’export, anzi… ho appena fatto il check-in per volare a Osaka e poi tornerò negli Stati Uniti. La valigia in mano ce l’abbiamo da sempre, ma credo che il mercato Italia rimanga centrale”.

Quanto vale invece l’enoturismo? E quanto ci credete?

È importante e noi abbiamo la fortuna di essere in una posizione logicamente favorevole, a metà strada tra Verona e Milano, a due ore da Bologna e da Venezia, per cui siamo attrattivi su un bacino ampio come tutto il nord Italia. C’è ancora molto da migliorare, ma allo stesso tempo vediamo che le presenze in cantina sono sempre più significative. E di conseguenza le aziende continuano a investire nell’ospitalità”.

What’s next nei progetti del Consorzio?

Dal punto di vista produttivo stiamo lavorando sulla biodiversità funzionale, per conoscere sempre meglio la complessità del nostro territorio, e con Masnaghetti abbiamo presentato un primo progetto di zonazione. Abbiamo anche alcuni progetti aperti con il supporto di ricercatori universitari. Sul fronte dei mercati, invece, rimaniamo concentrati sui nostri target consolidati”.

Cosa dovrebbe cambiare invece per dare una spinta al mondo del vino?

Una semplificazione della burocrazia e in generale una modernizzazione dei processi credo potrebbe aiutare tutti“.

 

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