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Le anteprime 2024 del chianti classico hanno celebrato i 100 anni del consorzio di tutela

Chianti Classico, tra mercati globali ed equilibrio nei calici

di Daniele Becchi | 15 Aprile 2024

Le nuove annate del Gallo Nero confermano i progressi nel bicchiere di una denominazione presente in oltre 160 paesi nel mondo

Difficile non partire dalle origini quando, come in questa occasione, si festeggiano i cento anni dalla fondazione dell’istituzione consortile, costante presidio cui spetta il compito di controllare e stimolare lo sviluppo di una Denominazione. Era infatti il 14 maggio del 1924 quando a Radda in Chianti nasceva il ‘Consorzio per la Difesa del Vino Chianti e della sua Marca di Origine’, genesi di quell’ente che oggi raccoglie attorno al suo Gallo Nero centinaia di aziende, etichette, operatori.

Un secolo lungo il quale il territorio, parola spesso abusata ma in questo caso calzante, ha dispiegato le eterogenee progettualità che compongono un ‘Universo Chianti Classico’, dove il vino è parte fondante ma non esclusiva di uno spazio noto e apprezzato a livello globale. Sforzi, e risultati, ancor più mirabili se valutati alla luce delle particolari condizioni del settore vino, con intere filiere ancora oggi alla ricerca di quel comune denominatore sul quale poggiare lo sviluppo collettivo, che dalla nostra prospettiva non può che essere la denominazione, unica vera fonte di benessere diffuso.

Un percorso talvolta lontano dall’umanesimo che da lungo tempo incardina queste colline, per il quale la forma è sostanza, che ha avuto però il merito di portare il Chianti Classico a dare risposte concrete, fossero anche quella inedita attività di merchandising capace di sfruttare l’appeal di un logo che sintetizza valori e simboli della meglio Toscana.

I numeri del Chianti Classico Docg

Anche da qui si spiega la capacità della denominazione toscana di essere oggi presente in oltre 160 paesi, tra cui si segnalano Usa, Italia e Canada, mercati che da soli assorbono circa un terzo delle vendite.

Produzione Chianti Classico 2023-2019

Sempre i numeri rivelano l’importanza delle tipologie premium della denominazione, Riserva e Gran Selezione, il cui peso nel 2023 è stato pari al 42% della produzione e al 54% del fatturato, in un quadro generale che ha visto una decisa contrazione del prodotto imbottigliato, -11% su base annua, e un contemporaneo aumento del prezzo medio (+7%).

pubblico in visita alla Chianti Classico Collection

Il Gallo Nero nel bicchiere: la Riserva che non ti aspetti

L’edizione del centenario della Chianti Classico Collection coincideva con il decennale della Gran Selezione, versione che nel tempo ha trovato un crescente consenso. Ispirata a una maggiore territorialità, nel più recente passato ha goduto, unica tra le tipologie previste dal disciplinare, di quel surplus rappresentato dalle undici UGA con cui il Consorzio ha voluto sgranare il messaggio unitario. Apprezzabile anche lo sforzo di ridurre ai soli vitigni autoctoni di zona la possibilità di contribuire alla base ampelografica, innalzando contemporaneamente la percentuale minima di sangiovese al 90% (anche se l’auspicio di chi scrive è che per il Chianti Classico come per tutte le altre Docg varietali l’unica vinificazione ammessa sia quella in purezza).

Un investimento capace di restituire gli attesi frutti quantitativi ed economici, con sempre più aziende pronte a investire in una versione del Gallo Nero dalla maggiore remunerazione unitaria. Ma anche un progetto enologico posto al vertice della piramide qualitativa di zona, forte di assaggi che spesso restituivano il giusto connubio tra potenza e agilità. Doti solo in parte confermate nel corso dell’anteprima, dove a stupire è stata soprattutto la Riserva, tipologia dal nome un po’ agée – e che, nonostante tutti i distinguo, fatica a trovare un nuovo spazio, stretta tra la versione annata e il Gran Selezione – ma capace di proporre letture organolettiche sgravate dagli affanni di legni sempre meno impattanti.

Ricercando tratti comuni sembra possibile rintracciare un certo nervosismo nei bicchieri assaggiati, solo in parte moderato dalla trama di vini nel complesso puliti. Tannini ancora rigidi, come è logico che sia per dei vini di prospettiva, non gratificano dei sorsi capaci di rivelare un buon impianto sensoriale dove non mancano note mediterranee. Vini nel complesso da aspettare, sebbene in alcuni casi la spensieratezza della gioventù sembra aver già lasciato spazio a note più evolute e seriose.

il bollino del Gallo Nero

Chianti Classico Docg, i nostri assaggi

Annata (vendemmia 2022)

Altiero – Quasi carnale nonostante il tannino ancora rigido. Grande spinta acida e alcol vivido, per un sorso al sapore di frutta giovane e note di rosmarino. Uno Sbam!, che si allunga in un finale ricco e sapido.

Mori Concetta – Un sangiovese serio, con gradevoli richiami di frutti rossi e resine. Complesso come la Bisanzio passata, propone la giusta misura in bocca, allungandosi in un finale a tratti amaricante.

Querceto di Castellina, ‘L’Aura’ – lineamenti mediterranei e sottofondo balsamico per un vino che propone un bicchiere giovane e vitale. Godibile il suo epilogo, per un vino che reclama un secondo assaggio.

Riecine: Ampio, profondo e succoso, per un’interpretazione dominante del Chianti Classico Annata che fa delle note di frutta e dei tratti balsamici il suo tema distintivo. Vivo e minerale, regala un sorso di piacevolezza immediata e prospettiva concreta.

Arillo in Terrabianca: Serio al naso, regala una vivacità a tratti inattesa in bocca, dove sentimenti esotici si intrecciano alle attese note di frutta croccante e delicati fiori. Agile ma al contempo profondo, è una delle interpretazioni giovanili più convincenti.

Riserva (vendemmia 2021)

Castello di Volpaia – Conquista la sua snellezza nel calice, dove i frutti nel frattempo maturati si legano a un’acidità piacevole e a tannini ‘di sobria tessitura’. Legno sapientemente misurato. Da provare.

Fattoria Cigliano di Sopra – Elegante e compatto conquista per l’equilibrio nel bicchiere, dove l’evidente tensione acida fa emergere un tannino ormai risolto, cui spetta il compito di riequilibrare le dolcezze comunque evidenti al sorso.

Felsina – Tannini graffianti in un vino di grande prospettiva, del quale già oggi è possibile apprezzare tutta l’eleganza sensoriale, divisa tra una frutta ancor giovane e sobrie speziature destinate a evolversi.

Brancaia: Elegante e ben fatta la riserva firmata Brancaia, dove la mineralità del sorso si lega a una tecnica ineccepibile, che ne lascia emerge il volto migliore. Delicate speziature e vivacità di frutto completano il quadro organolettico di una Riserva da provare.

Erta di Radda: Slanciato ed etereo, muta continuamente il suo profilo rivelando una complessità ben organizzata attorno a una fitta rete tannica. Finale lungo, dai contorni balsamici. Da scoprire (e riscoprire) nel bicchiere.

Gran Selezione (vendemmia 2020)

Borgo La Stella – Generose note fruttate si legano ad un alcol dosato in modo chirurgico. Alle note di ginepro il compito di arricchire un centro bocca spinoso. Salato quanto basta, lungo e amaricante.

Il Contandino Cusano, ’Montecapri’ – Di impronta mediterranea, accompagna il sorso con una frutta golosa e croccante. Acido e agevole in bocca, mostra buona lunghezza. Tannino vivo e sorso saporito.

Fattoria Le Fonti, ‘Le Fonti’ – Volumi ampi e saporiti, in un quadro di leggera evoluzione. Pungente, quasi ficcante, con richiami di frutta rossa e rosmarino. Tannino ancora vivido, che non toglie nulla a un sorso lungo e sapido.

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