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Senza il vino l’Italia perde l’1,1% di pil e un contributo annuo di 45,2 miliardi di euro

di redazione | 14 Aprile 2024

Presentata in apertura al 56mo Vinitaly la ricerca curata dall’osservatorio UIV-Vinitaly e l’analisi di Prometeia. Il ministro Lollobrigida: “L'Italia senza il vino sarebbe una nazione più povera”.

Togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi tutto lo sport italiano, compreso il calcio”. Esordisce con questa piccola provocazione la presentazione dei data fragorosi che emergono da una ricerca curata dall’Osservatorio UIV-Vinitaly, presentata all’avvio del 56mo salone dei vini e distillati e soprattutto alla vigilia della prima Giornata nazionale del Made in Italy.

Il progetto “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, pensato sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla produzione vitivinicola, comprende un’analisi d’impatto economico commissionata a Prometeia e un focus dell’Osservatorio UIV-Vinitaly su tre territori simbolo a trazione enologica: Barolo, Montalcino, Etna.

Lo studio dimostra come il vino sia una risorsa fondamentale per il sistema Paese – evidenzia Maurizio Danese, amministratore delegato Veronafiere – ma senza il vino l’Italia non perderebbe “solo” l’1,1% del suo Pil, perché il “valore” del vino è superiore al suo contributo economico. È infatti una componente identitaria del Belpaese e come tale è percepito all’estero”.

Un esempio? “Il vino fa da apripista a tutto l’agroalimentare – ricorda il presidente di Veronafiere Federico Bricoloe la ricerca evidenzia come ad ogni punto percentuale di crescita del vino su un nuovo mercato corrisponda, due anni dopo, una crescita simile per gli altri prodotti alimentari. Vinitaly aveva il dovere di ribadire questi concetti in favore della filiera”.

L’Italia senza il vino sarebbe una nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico – ha riconosciuto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigidain quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l’occupazione e per l’export italiano nel mondo. Il vino è un elemento prezioso che va protetto nella sua integrità, nella qualità e il nostro compito è, al fianco degli imprenditori, quello di renderlo sempre migliore e attrattivo”.

PRODUZIONE DI 45,2 MILIARDI DI EURO L’ANNO E VALORE AGGIUNTO DI 17,4 MILIARDI DI EURO

I risultati dell’analisi d’impatto confermano, quantificandolo, il contributo economico del comparto: in caso di scomparsa della filiera del vino, 303mila persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) un valore della produzione di 45,2 miliardi di euro l’anno e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro.

Il crollo del sistema-vino porterebbe dunque uno shock per l’azienda-Italia pari all’1,1% del Pil (quasi quanto cancellando lo sport che, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo, vale l’1,3% di Pil). “In questo scenario da day after – pronostica la ricerca – faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro”.

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Impatto economico complessivo industria del vino (Prometeia)

Senza il vino – si evince dall’analisi di Prometeia – il saldo commerciale del settore agroalimentare scenderebbe del 58% (da +12,3 a +5,1 miliardi di euro nel 2023), ma anche allargando il perimetro oltre il settore alimentare, è evidente che si rinuncerebbe ad un fattore di successo determinante per il made in Italy. Il vino lo scorso anno si è infatti posizionato al secondo posto nel surplus commerciale, dietro a gioielleria/oreficeria (che ha beneficiato di un rilevante effetto prezzo) e davanti a pelletteria, abbigliamento, macchine per packaging e calzature.

SENZA IL VINO, MUORE L’ENOTURISMO

All’impatto economico complessivo della filiera del vino contribuisce in modo sostanziale l’enoturismo che, se alimenta “al margine” l’economia turistica delle grandi città, può diventare fondamentale (anche al di là degli effetti strettamente economici) per molti piccoli centri e comunità rurali a vocazione vitivinicola.

Nelle rilevazioni dell’Associazione Città del Vino, il turismo enologico coinvolge annualmente circa 15 milioni di persone (fra viaggiatori ed escursionisti) con budget giornalieri (124 euro) superiori del 13% a quelli del turista medio, per una spesa complessiva di 2,6 miliardi di euro. A partire da questi dati, l’analisi d’impatto evidenzia come senza questa componente verrebbe a mancare il 15% del valore aggiunto complessivo generato dalla filiera del vino.

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Il valore dell’economia dell’enoturismo (Osservatorio UIV-Vinitaly)

Il vino dunque attrae ed è motore mobile capace di valorizzare l’italianità. Prometeia ha infatti analizzato, in termini qualitativi, l’interesse globale per il vino italiano con un’analisi di web sentiment che ha messo in evidenza (nei volumi di ricerca dell’ultimo anno estratti da Google trends) come il vino – dopo pizza e pasta – si collochi al terzo posto nel mondo tra i prodotti alimentari maggiormente associati al Made in Italy.

BAROLO, ETNA, MONTALCINO: CONTRIBUTO SUI TERRITORI VALE FINO A 10 VOLTE LA BOTTIGLIA

Lo studio dell’Osservatorio UIV-Vinitaly nell’ambito del progetto “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, presentata a Veronafiere in apertura del 56mo Vinitaly, prende in esame tre case study d’eccellenza: Montalcino, Barolo ed Etna, che si distinguono non solo per prezzi medi per ettaro e rese produttive ben superiori ai valori regionali, ma anche perché nell’ultimo decennio sono riusciti a garantire una maggiore crescita del reddito pro-capite, generando lavoro e occupazione.

Impatto economico del valore della bottiglia sul territorio
Impatto economico del valore della bottiglia sul territorio (Osservatorio UIV-Vinitaly)

Nel borgo toscano dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi 8 volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129mila), il reddito pro-capite è ben maggiore rispetto alla media regionale ed è cresciuto negli ultimi 10 anni del 37,9%, a fronte di una media nazionale del +11,1%. Una forbice che si riscontra anche nel comprensorio del Barolo (con il valore fondiario più alto), dove il reddito pro-capite medio, sugli stessi valori di Montalcino, è cresciuto del 23,7%. Meno evidente, ma pur sempre riscontrabile, l’effetto booster anche sull’Etna, che si è attestato a +12,6% nel decennio, contro una media siciliana del +9.9%. Proprio qui, alle pendici del vulcano, valori fondiari 5 volte superiori alla media regionale hanno incoraggiato il ritorno delle giovani generazioni sui campi dei nonni, nonostante le difficoltà di una viticoltura di montagna. Una trazione che negli ultimi 10 anni ha fatto registrare un +70% alle superfici vitate (1.550 ettari) e quadruplicato il volume imbottigliato (quasi 6 milioni di bottiglie nel 2023).

CONFRONTO MONTALCINO SENZA VINO
un rendering ipotetico di Montalcino oggi se non ci fosse stato il vino

Questi territori, con i relativi Consorzi di tutela, hanno saputo individuare nel virtuoso rapporto con il vino – fido custode anche del paesaggio contro speculazioni edilizie e commerciali – la loro vocazione identitaria, che nell’enoturismo trova la massima (e remunerativa) espressione. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Montalcino – poco più di 5.000 abitanti, con il 16% della forza lavoro impiegata nell’accoglienza – conta circa 80.000 turisti ufficiali, un flusso enorme a cui risponde con oltre 300 strutture ricettive e 3.000 posti letto. Il piccolo comune di Barolo – circa 700 abitanti – riceve il 20% dei 90.000 turisti che arrivano nel territorio delimitato dal disciplinare della Docg (11 comuni), e ha registrato una crescita del 60% rispetto ai valori pre-Covid. Sull’Etna, già soggetto al magnetico fascino del vulcano, il vino ha aggiunto quel tocco di magistrale artigianalità, contribuendo a profilare un turismo più qualificato e raffinato, soprattutto dall’estero, tanto che oggi circa il 60% delle 150 aziende di filiera organizza tour e degustazioni guidate.

barolo confronto senza vino
il paesaggio di Barolo oggi se non fosse zona vitivinicola

Così il vino è il trait d’union tra le pendici di un vulcano, un borgo medievale e le più note colline piemontesi, territori baciati da uno sviluppo socioeconomico per cui ogni bottiglia di vino prodotta e consumata in loco è capace di generare un impatto (diretto, indiretto e indotto) quantificabile in 117 euro a bottiglia per Montalcino, 109 euro per Barolo e 82 euro per l’Etna. Una reinfusione di ricchezza sui territori che, in un anno, corrisponde a rispettivamente circa 153, 131 e 123 milioni di euro, e che li rende casi di studio emblematici di un effetto moltiplicatore attribuibile al comparto riscontrabile lungo tutta la Penisola.

etna confronto senza vino
il paesaggio alle pendici dell’Etna se non ci fossero i vigneti
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