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oltrepo terra pinot nero

Oltrepò e pinot nero, gioco di equilibri (ma vince la bolla)

di Giambattista Marchetto | 4 Aprile 2024

La denominazione lombarda gioca la partita del vitigno più “ricercato” al mondo bilanciandosi tra ambizioni internazionali e scelte tra i numerosi vitigni del territorio.

Il mondo ha sete di pinot nero”. La riflessione è di Francesca Seralvo, terza generazione alla guida di Tenuta Mazzolino e oggi presidente del Consorzio di tutela vini Oltrepò Pavese.

L’affermazione corrisponde al vero. La febbre da Borgogna ha fatto salire i prezzi dei vini della celebre regione francese a livelli stellari, spingendo di sponda i vini da pinot nero di molte altre zone del mondo. I Borgogna più celebri sono diventati talmente esclusivi che in altri territori, per stimolare la domanda, accade se ne imiti lo stile a costo di ricercarne, talvolta, addirittura quelli che comunemente sarebbero considerati difetti.

L’emulazione a tutti i costi non è il focus per l’Oltrepò, dove oggi, accanto a una tradizione spumantistica di più lunga data, si cerca una più specifica identità di prodotto e di mercato anche per i pinot nero vinificati in rosso, con l’obiettivo di diventare i pinot nero “di riferimento” anche a livello internazionale. Nasce da questo spunto l’evento annuale Oltrepò Terra di Pinot Nero.

oltrepo terra di pinot nero
l’evento Oltrepò Terra di Pinot Nero

NUMERI, NON NOCCIOLINE

Per dirla coi numeri, l’Oltrepò è già una zona di riferimento per il pinot nero, sia in Italia che all’estero. Si tratta della terza zona al mondo per produzione del vitigno e della prima nel nostro Paese. Circa il 75% dell’intera produzione nazionale di pinot nero è localizzata qui, rendendo la provincia di Pavia la prima zona per superficie vitata con questa varietà in Italia. Si parla di più di 3mila ettari, per una denominazione che in totale ne ha oltre 13mila.

Non è facile per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese – ente di riferimento – calcolare quante siano le bottiglie prodotte ogni anno a partire dal pinot nero, dato che molte restano fuori denominazione. Si sa però che la maggior parte delle uve vengono impiegate per gli spumanti.

Sono oltre mezzo milione le bottiglie di Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico Pinot Nero, per una produzione totale che, conteggiando anche quelle oltre la Dop, è stimabile intorno ai 2 milioni, mentre sono meno quelle di pinot nero vinificato in rosso (oltre 300mila le Doc).

Nota a margine… il pinot nero non è comunque il vino più più imbottigliato in Oltrepò. Per fare un esempio, la Bonarda dell’Oltrepò Pavese – Doc da uva croatina molto rappresentativo del territorio – nel 2021 contava 17 milioni di bottiglie, un numero ragguardevole considerando un totale di bottiglie dell’area (tra Dop e Igt) di circa 75 milioni.

TRA METODO CLASSICO E PINOT NERO IN ROSSO

Le prime sperimentazioni sullo spumante in Oltrepò risalgono alla metà dell’Ottocento, quando il conte Augusto Giorgi di Vistarino importa alcune barbatelle dalla Francia, per arrivare nel 1865 alla produzione del primo Metodo Classico nella zona. Più o meno nello stesso periodo, l’allora ministro Agostino Depretis intuisce la potenzialità dei terreni di alta collina dell’Oltrepò per il pinot nero, spingendone la diffusione sul territorio.

Oggi l’Oltrepò Pavese Metodo Classico è ancora l’unica Docg del territorio, anche nella versione rosé, che può essere denominata Cruasé – brand consortile di riferimento.

Attenzione, per il Metodo Classico – sia bianco che rosé – il disciplinare contempla anche chardonnay e pinot bianco in uvaggio con almeno il 70% di pinot nero, mentre per il Metodo Classico con la menzione ‘Pinot Nero’ (versione bianca e rosé) un minimo dell’85% di pinot nero.

Mettendosi nei panni di un consumatore, va detto che leggere “Pinot Nero” non genera un’aspettativa coerente con la presenza anche di altre uve e viene da chiedersi che senso abbia contemplare due tipologie differenti, se poi la menzione “Pinot Nero” non significa che il vitigno è presente al 100%. In realtà sono scelte spesso legate a equilibri che cercano di “valorizzare” l’intera produzione viticola e non sempre questo si riflette in una strategia comunicativa adeguata al mercato.

Del resto, pure il Pinot Nero dell’Oltrepo Pavese (rosso fermo) può avere un 5% di “altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia”.

Alla fine, al dubbio rispondono le aziende, scegliendo in molti casi di impiegare il vitigno in purezza e comunicandolo con chiarezza.

Un panorama dell'Oltre Pò pavese coltivati a Pinot Nero
Vigneti in Oltrepò Pavese

UN ROSSO ANCORA “GIOVANE”

Il Pinot Nero dell’Oltrepo Pavese in rosso, dal canto suo, è Doc dal 2010. Ha alle spalle una tradizione meno longeva ma, anche sull’onda di quella “sete di pinot nero”, cresce dando buoni risultati in termini di qualità. Forse, messo a confronto con certe espressioni di metodo classico, l’impressione è che di strada se ne debba ancora macinare per raggiungere una consapevolezza produttiva condivisa, tanto più in una regione in cui le denominazioni sono tante (7 Dop e una Igt), i vitigni pure (una dozzina solo quelli più rappresentativi). E forse i produttori non possono scegliere un ‘figlio prediletto’ tra tutti i propri vini.

Ecco che, facendo scorrere nei calici il pinot nero prodotto nell’area pavese, l’espressione che convince maggiormente è senza dubbio quella spumantizzata con il metodo classico. Risulta invece meno convincente il percorso di molte cantine dell’area Pavese sul fronte del rosso, penalizzato quasi sempre da eccessi di concentrazione e affinamenti marcanti.

Nell’attesa di assistere alle evoluzioni del territorio – si spera non nel senso di una mera emulazione ‘paraborgognotta’ – ecco alcuni assaggi che vale la pena affrontare per avere un’idea della zona e delle possibili espressioni del vitigno, tra bollicine e vini rossi.

Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico Pinot Nero

La scelta cade sui pas dosé o brut nature, che per l’acidità spiccata e priva di dolcezze portano nel calice un sorso affilato, sofisticato, non semplice ma di grande fascino.

Bosco Longhino
Casto pas dosé 2018 – Pinot nero in purezza, 42 mesi sui lieviti, è teso senza rinunciare agli aromi della varietà, attraversa il palato affilato.

Castello di Cigognola
Cuvée ‘More pas dosé – 36/40 mesi sui lieviti, il sorso è pieno eppure dotato di un’eleganza leggiadra.
Cuvée dell’Angelo 2015 – 72 mesi sui lieviti, mostra grande compostezza nel valorizzare gli aromi varietali, con un sorso capace di profondità.

Conte Vistarino 
1865 dosaggio zero – Pinot nero in purezza, 60 mesi sui lieviti, sorso tagliente di grande eleganza.
Cepage – 36 mesi sui lieviti, cremoso eppure affilato nel calice.

Giorgi
Top Zero pas dosé – Cuvée delle migliori annate, almeno 80 mesi di affinamento sui lieviti, unisce un’eleganza avvolgente ad una bella tensione.

La Genisia 
Centodieci nature 2019 – Ben oltre i 36 mesi sui lieviti, pinot nero in purezza, è una bella espressione di acidità e freschezza, teso e affilato al palato.

La Piotta
Talento 2019 – Pinot nero in purezza, 24 mesi sui lieviti, trova nel sorso corposo un’eleganza morbida che mette in evidenza gli aromi del varietale.
Nature 2019 – 30 mesi sui lieviti, è teso nella forma di una leggerezza affusolata.

Oltrenero 
Oltrenero nature 2018 – Pinot nero 100%, 48 mesi sui lieviti, porta nel calice la morbidezza della base affinata in legno, ma nonostante il corpo voluttuoso mantiene uno slancio elegante.

Terre Bentivoglio 
Pas dosé – 40 mesi sui lieviti, naso spiazzante e sorso acuminato, gran bella tensione.

Torre degli Alberi
Pas dosé 2019 – 36 mesi sui lieviti, porta nel calice la morbidezza della malolattica, ma si slancia con eleganza.

Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico Pinot Nero Cruasé

Quando non esagerano con le dolcezze floreali, risultano espressioni davvero intriganti del vitigno.

Azienda Agricola Pietro Torti
Cruasé 2015 – Pinot nero in purezza, 36 mesi sui lieviti, elegante negli aromi puliti del frutto.

La Travaglina
Rosé Cruasé Julillae brut millesimato 2011 – Sboccatura tardiva con 130 mesi sui lieviti, questo pinot nero in purezza non risulta per nulla stanco e anzi porta nel calice un sorso tagliente, elegante e teso, di estrema lunghezza.

Manuelina
Rosé 145 brut – Non propriamente un cruasé, si presenta con una bolla persistente che accarezza il palato, il sorso finisce delicato e lineare.

Tenuta Mazzolino
Rosé Cruasé brut 2018 – 46 mesi sui lieviti, unisce la dolcezza del frutto all’eleganza del sorso scorrevole.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Doc

Più che guardare alla Borgogna, il pinot nero dell’Oltrepò potrebbe ricercare una propria via. E forse la spinta meno marcata sui legni potrebbe far emergere maggiormente la personalità e il territorio.

Ca’ di Frara
Riserva Losana 2020 – Elegante e senza eccessi di affinamento, scivola nel sorso lineare.

Castello di Luzzano 
Umore Nero 2021 – Tannini elegantemente rustici, sorso materico che porta il frutto ed elude i rischi dell’affinamento.

Frecciarossa
Carillo 2022 – Sorso pulito, elegante, tiene nel calice una bella acidità.

Torti l’Eleganza del Vino
Pinot Nero Doc – Tannini leggermente contratti, sorso elegante, affusolato.

 

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