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Secondo Masaf, vendemmia 2023, con volumi al -23,2% sul 2022, è stata la più leggera dal dopoguerra. Clima e peronospora fattori chiave.

Masaf: vendemmia 2023, -23,2% volumi per clima e peronospora. Consorzi: “performance prevedibili”

di redazione | 19 Marzo 2024

Secondo i dati ministeriali la raccolta 2023, con volumi al -23,2% sul 2022, è stata la più leggera dal dopoguerra. Clima e peronospora i fattori chiave. Per i Consorzi- si tratta di “performance prevedibili”.

La vendemmia 2023, con un -23,2% di volumi sull’anno precedente (pari a 38,3 milioni di ettolitri) è la più “leggera” registrata dal dopoguerra a oggi. Lo certificano i dati ufficiali del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf).

Numeri in linea con quanto previsto a fine novembre dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (UIV), che specifica come nel montante produttivo Made in Italy i vini dop pesino per il quasi il 52%, mentre gli Igp rappresentano il 25% del prodotto.

La contrazione, senza precedenti dal 1947, è stata determinata in particolare dagli attacchi della peronospora, malattia fungina provocata dalle frequenti piogge che ha colpito molti vigneti soprattutto del centro-sud. L’estate settembrina, poi, se da una parte ha ulteriormente alleggerito il prodotto, dall’altra ha influito positivamente sulla qualità delle uve.

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il vigneto in Toscana soffre la crisi climatica, ma attrae l’enoturista

CONSORZI: “NONOSTANTE PERONSPORA E CLIMA, QUALITÀ GENERALMENTE SODDISFACENTE”

I dati non hanno colto in contropiede i Consorzi di tutela, i quali – pur con le dovute differenze a seconda dei territori – avevano previsto l’andamento e le difficoltà. A volumi inferiori corrisponde invece una qualità della raccolta resta invece generalmente buona.

Questi numeri sono l’indicatore, quanto mai reale e concreto, delle conseguenze del cambiamento climatico – sostiene Maurizio Montobbio, presidente Consorzio Tutela del GaviPer chi ancora non ne fosse convinto, in futuro dovremo essere sempre più pronti ad affrontare situazioni estreme, ma non solo in vigna: nel Gavi, pur non avendo sofferto il calo di produzione che invece ha caratterizzato la vendemmia 2023 in molte altre zone vitivinicole italiane, sono quasi dieci anni che attraverso la riserva vendemmiale gestiamo i quantitativi di uva a disposizione dei produttori per mantenere una governance quanto più equilibrata della denominazione”.

Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio del Gavi, bianco piemontese a base Cortese
Maurizio Montobbio, presidente Consorzio del Gavi

Come in tutta Italia, anche nel Chianti Classico, nel 2023 i nostri viticoltori hanno dovuto difendere le proprie uve da attacchi di peronospora che si sono manifestati in alcuni vigneti a seguito delle copiose piogge dei mesi di maggio e inizi giugno – spiega Carlotta Gori, direttore del Consorzio Chianti ClassicoTuttavia, le particolari caratteristiche pedoclimatiche del territorio del Chianti Classico, con un’altitudine media dei vigneti elevata e una buona ventilazione in tutte le zone, hanno fatto sì che gli attacchi siano stati contenuti. Fenomeni che, ricordiamo, hanno avuto solo delle conseguenze sulla produzione, dal punto di vista quantitativo e non qualitativo. La produzione 2023 di Chianti Classico ha registrato infatti un -23% sulla vendemmia precedente, una contrazione in linea con la media nazionale”.

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Carlotta Gori direttrice Consorzio Chianti Classico

Montalcino così come moltissime aree a forte vocazione biologica sono state particolarmente danneggiate dalla peronospora, oltre che da eventi grandigeni. Il danno però afferisce ai soli volumi, mentre dalle nostre ricognizioni confermiamo l’ottima qualità dei grappoli non colpiti dalla malattia fungina – commenta il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino Fabrizio BindocciPurtroppo, lavorando a cielo aperto siamo abituati a dover tener conto degli imprevisti ma preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno nella consapevolezza di poter ribadire l’ottima qualità del nostro prodotto anche per l’annata 2023”.

Fabrizio Bindocci, presidente Consorzio del Brunello di Montalcino
Fabrizio Bindocci, presidente Consorzio del Brunello di Montalcino

Nei vigneti dell’Asti sono invece oltre 838mila i quintali di uve Moscato bianco raccolti nel 2023, per un potenziale produttivo di 83 milioni di bottiglie. A questi si aggiungono i quasi ottomila quintali destinati alla produzione del Canelli Docg per un corrispettivo potenziale di 785mila bottiglie da 0,75l. È questo il consuntivo della vendemmia 2023 dell’Asti Docg, secondo le elaborazioni dell’omonimo Consorzio di tutela su base Sian. E se dal punto di vista qualitativo le uve si attestano in ottimo stato fitosanitario, sul fronte quantitativo si registra un calo del 10,8% rispetto al 2022.

Una riduzione del raccolto, quella del 2023, dovuta a un anno complesso dal punto vista meteorologico caratterizzato da periodi di caldo estremo e siccità prolungata alternati a fenomeni avversi come le grandinate di luglio e agosto che hanno colpito, seppur marginalmente, la denominazione – fa sapere il Consorzio – A questi ha fatto seguito anche un’estate settembrina con sole e caldo sopra la media che ha sì influito in maniera positiva sulla qualità delle uve ma ha contribuito ad un alleggerimento dei frutti sulla pianta”.

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vendemmia in terra di Moscato d’Asti

Giulietta Zamperini, presidente Consorzio Vino Orcia, conferma anche per il territorio di riferimento le cause della riduzione dei volumi. “L’annata 2023 ha pagato un conto relativo all’annata stessa e uno a causa di quella precedente. Nel 2022 la siccità ha portato le piante ad un livello di stress che non si vedeva da vari anni e questo di conseguenza ha inciso sulla differenziazione delle gemme a frutto dell’anno successivo. Oltre a ciò, il livello di piovosità del 2023 ha fatto sì che la peronospora, malattia spesso sottovalutata, ma estremamente dannosa per il vigneto, portasse via una percentuale importante del raccolto un po’ in tutta Italia, abbassando le statistiche di raccolta in modo drastico”.

Giulitta Zamperini, presidente Consorzio Orcia Doc
Giulitta Zamperini, presidente Consorzio Orcia Doc

Per noi la vendemmia 2023 è in linea con le previsioni del Consorzio, con un sostanziale pareggio rispetto ai volumi del 2022 – sottolinea Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini ValpolicellaLo scorso anno siamo cresciuti invece dal punto di vista della messa a riposo di circa il +6% su quello precedente. Per il resto non abbiamo avuto particolari contrazioni causate da problemi fitosanitari”.

Presidente Consorzio Vini Valpolicella Marchesini lamenta calo 5% raccolta per vendemmia 2023. “Ma abbiamo saputo gestire le difficoltà”
Christian Marchesini presidente Consorzio Vini Valpolicella

Per Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (IMT) “la vendemmia 2023 non è stata facile nelle Marche, un territorio molto vocato al biologico, duramente colpito dalla peronospora, causata dalle piogge del periodo primaverile ed estivo, che ha provocato un calo della produzione di uve in alcune zone interne della regione, in linea con quello che è successo anche in altre aree del territorio nazionale. Ma se dal punto di vista quantitativo si è riscontrata una diminuzione, sul fronte qualitativo, invece, si registra una buona qualità del vino prodotto”.

Mazzoni: sviluppo Bio a rischio senza banca dati
Alberto Mazzoni direttore IMT

Il 2023 in Alto Adige ha invece invertito la tendenza. “In definitiva abbiamo avuto un +1% rispetto al 2022 – rileva Eduard Bernhart, direttore Consorzio Vini Alto AdigeSicuramente da noi è innanzitutto piovuto un po’ meno rispetto ad altre zone d’Italia; nonostante sia stata un’annata molto sfidante con condizioni metereologiche a tratti estreme i viticoltori, supportati dalle importanti e preziose consulenze a cui ci appoggiamo da tempo, sono riusciti a gestirle. Ovviamente ben sappiamo che il nostro territorio è un piccolissimo tassello del mosaico enologico italiano”.

Eduard Bernhart, il direttore del Consorzio Vini Alto Adige in uno scatto di Armin Huber
Eduard Bernhart direttore Consorzio Vini Alto Adige (ph ArminHuber)

Un calo importante, verosimilmente legato alle tante difficoltà climatiche con le quali ci siamo scontrati nel 2023 – è invece l’analisi di Daniele Petricci, presidente del Consorzio Suvereto e Val di CorniaFare qualità ha richiesto tanto sacrificio, specialmente in vigna. Al di là del dato locale, in linea con quello nazionale, a interessare però un piccolo terroir come il nostro è la remunerazione unitaria della bottiglia, intesa come punto conclusivo di un processo di crescita. In tal senso sono orientati i nostri sforzi, primo tra tutti la procedura per aggiornare i disciplinari di zona, all’insegna della semplificazione della piramide di qualità valdicornina”.

Daniele Petricci, Presidente Consorzio tutela vini Suvereto e Val di Cornia
Daniele Petricci, presidente Consorzio Suvereto e Val di Cornia

Siamo abbastanza allineati con l’Osservatorio, l’annata è stata tra le più complicate anche se l’imbottigliamento della Doc Maremma Toscana segna un +1,54%, in leggera controtendenza rispetto al resto della Toscana, con il Vermentino che ha registrato la performance migliore tra tutte le varietà. Ma siamo sicuramente in un momento complicato per il settore”, è il commento di Francesco Mazzei presidente del Consorzio Tutela Vini Della Maremma Toscana, a cui fa eco Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini D’abruzzo: “stiamo ormai ribadendo da mesi che l’Abruzzo resta la regione più colpita dai danni della peronospora – dichiara -, il dialogo con il Ministero è aperto, si spera quindi di ottenere fondi a sufficienza per poter sopperire a quel grave 70% di calo nella produzione di uve che fa del 2023 un’annata terribile per la nostra viticoltura regionale“.

Francesco_Mazzei il presidente del Consorzio Maremma Toscana, oggi al suo secondo mandato
il presidente del Consorzio Maremma Toscana Doc, Francesco Mazzei

Clima e peronospora hanno impattato anche sul Lugana. “Il nostro territorio ha visto nel corso del 2023 due significativi eventi grandinigeni, di fine aprile e fine luglio, che hanno portato a una riduzione di circa un terzo della produzione di Lugana Doc – spiega Edoardo Peduto, direttore del Consorzio di Tutela Lugana DocGrazie alla collaborazione con Regione Veneto e Regione Lombardia, abbiamo prontamente richiesto il monitoraggio in campo del potenziale produttivo per divulgare con chiarezza la stima della riduzione media delle rese di uva del 30% nel prioritario interesse di tutela e valorizzazione della denominazione. Durante il corso della stagione vendemmiale si è posta maggiore attenzione alla qualità delle uve e i mesi di agosto e settembre, con clima più mite e asciutto, hanno permesso di affrontare in condizioni ideali la fase di maturazione. In degustazione i primi vini dell’annata 2023 hanno sorpreso per l’ottima sapidità e complessità gusto-olfattiva, segno di un attento lavoro in vigna e che ci fa essere molto positivi sul livello qualitativo della nuova annata, che sarà dunque caratterizzata da una sensibile riduzione dell’imbottigliato, a conferma della serietà della filiera del Lugana, dinamica e attenta al mercato, in grado di assicurare un prodotto tracciabile e qualitativamente alto. Ritengo importante fare un plauso a tutta la filiera produttiva, che è stata capace di effettuare scelte lungimiranti e coerenti di anno in anno”.

Edoardo Peduto, nuovo direttore del Consorzio di Tutela Lugana Doc
Edoardo Peduto, direttore del Consorzio di Tutela Lugana Doc

La peronospora ha colpito duro anche sull’Etna, “specie per le uve a bacca rossa e nei versanti a Nord – rimarca il direttore del Consorzio Etna Doc, Maurizio LunettaIl computo finale, per una denominazione al 60% coltivata a biologico, segna una contrazione dei volumi prodotti del 42%, mentre le uve vendemmiate sono di ottima qualità. Il dato pesa ancora di più se consideriamo la domanda internazionale in forte ascesa, ma speriamo di attutire il colpo con un buon raccolto nel 2024. La natura dà e toglie e i produttori sanno bene che il saldo tra i filari dell’Etna è comunque sempre positivo”.

Per quanto riguarda il Custoza, “nella vendemmia 2023 sono stati rivendicati 143mila quintali di uva doc Custoza – riferisce la presidente del Consorzio Roberta Bricolo – con una diminuzione di circa l’8% sull’annata precedente. La vendemmia 2023 evidenzia la rivendicazione più bassa degli ultimi 10 anni, escluse le annate di regolamentazione della produzione“.

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Roberta Bricolo presidente Consorzio Custoza

Bilancio critico in Sardegna. “Confermiamo il calo notevolissimo della produzione di Cannonau 2023 – rileva Mario Mereu presidente del Consorzio di Tutela Cannonau di SardegnaIl clima straordinariamente caldo ha stressato le vigne in maniera importante, con effetti che si rifletteranno, parzialmente, anche nella vendemmia 2024. Certamente, a memoria, il 2023 è stata una delle annate più anomale anche per il Cannonau, che pure è geneticamente predisposto a sopportare i picchi di calore. Il calo della produzione, tra l’altro, si inserisce in un quadro già complesso per i vini rossi. Il monitoraggio costante della situazione in campo, e l’utilizzo di varietà e cloni ‘tradizionali’, anche nell’ottica di una viticoltura conservativa, si spera possa aiutare a contenere, nei prossimi anni, le oscillazioni della produzione legate all’imprevedibilità climatica”.

Mario Mereu è il presidente del Consorzio Cannonau di Sardegna, preposto alla tutela di questa denominazione sarda.
Mario Mereu, presidente Consorzio Cannonau di Sardegna

Produzione dimezzata, invece, per il Consorzio Roma Doc. “Nel 2023 il Consorzio ha dovuto far fronte a un -45% della produzione a causa alle bassissime rese legate alle condizioni di siccità e l’avvento delle peronospora che hanno segnato quest’annata vitivinicola – sottolinea il presidente Tullio GalassiniIl calo è determinato anche dalla necessità di molte aziende di destinare le uve alla produzione di altre denominazioni del territorio, commercialmente più mature rispetto alla Roma Doc che rappresenta una linea di nicchia per le cantine socie. Tante altre aziende, data la scarsità della vendemmia ma l’alta qualità delle uve, hanno preferito impiegarle nella produzione di Roma Doc Riserva, saltando l’annata 2023”.

Tullio Galassini è il presidente del neonato Consorzio Roma Doc
Tullio Galassini, presidente Consorzio Roma Doc

Per il Consorzio è stata una vendemmia atipica rispetto alle ultime annate – dichiara invece Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del MonferratoNon la consideriamo leggera ma piuttosto la definiamo elegante, e qualche grado in meno ci può aiutare a donare freschezza al vino e avere un prodotto più adatto alle richieste del mercato”.

Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato
Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato

La vendemmia 2023 e stata molto difficile, il clima ci ha dato filo da torcere e, come tanti territori vitivinicoli italiani, si è avuto un brusco calo delle rese dovuto alle piogge e alle conseguiti malattie, senza considerare il fatto che dopo i fenomeni di maltempo in media non si può entrare subito in vigna per trattare le piante – commenta Ciro Giordano, presidente del Consorzio Tutela Vini VesuvioNoi siamo un territorio fortunato avendo un terreno vulcanico sabbioso e quindi molto drenante, motivo per cui siamo riusciti a essere tempestivi nei trattamenti. Questo ci ha permesso, anche se con grande fatica, di salvare le nostre uve chiudendo la vendemmia con una diminuzione della resa del 15%”.

La vendemmia 2023 è stata una vendemmia anomala con perdite dal 30 al 60% del prodotto dovute all’eccessive precipitazioni primaverili e di conseguenza gravi attacchi di peronospora sia nella conduzione biologica che convenzionale. Nonostante ciò, si registrano vini di buona qualità poiché il clima di agosto e settembre è stato ottimale per la maturazione delle poche uve bianche e rosse rimaste”, fa sapere il Consorzio Tutela Vini Montefalco.

I dati sulla vendemmia 2023 – riferisce Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chiantiindicano sì un calo della produzione, ma è bene ricordare che la qualità è ottima. La Peronospora, il fungo che ha attaccato alcune delle nostre viti, ha solamente seccato le uve e non ha in alcun modo alterato la produzione in termini qualitativi. Il vino Chianti DOP prodotto nella vendemmia 2023 rimane di eccellente qualità”.

Dal 16 al 18 novembre, un gruppo di produttori associati raggiungerà la città di Canton per partecipare alla 31esima edizione della manifestazione Interwine Guangzhou, dove il Consorzio avrà il suo consueto stand dedicato alla denominazione Chianti Docg
il presidente del ConsorzIo vino Chianti Giovanni Busi (foto Alessandro Fibbi)

La vendemmia 2023 è sicuramente stata molto critica in tutta la Toscana – osserva la vicepresidente del Consorzio Terre di Pisa Ginevra Venerosi Pesciolinie nelle nostre zone in particolare per gli attacchi di peronospora che hanno ridotto le quantità. Vediamo perdite medie almeno del 30 per cento, ma la qualità in questi terreni argillosi è stata garantita dall’umidità trattenuta che ha consentito un’ottima maturazione“.

La vendemmia 2023 fortunatamente è in controtendenza – riferiscono dalla Franciacortarispetto a quando si è registrato nel resto d’Italia. La produzione, nonostante una stagione molto impegnativa per l’andamento meteo particolarmente piovoso, maggio è stato il mese con più giorni di pioggia negli ultimi 25 anni, e quindi la necessità di intervenire per contrastare le malattie fungine, in particolare la peronospora che ha quasi azzerato la produzione in diversi vigneti soprattutto del sud Italia, è stata nella maggior parte del territorio abbondante. Inoltre, gli eventi estremi (gelate, grandine e siccità) che negli ultimi anni hanno ridotto la produzione franciacortina non sono stati un problema“.

Il Buttafuoco Storico ha riscontrato, al contrario, un leggero incremento di ettolitri rispetto al 2022 – spiega il direttore del Club del Buttafuoco Storico Armando ColombiChiaramente non abbiamo sperimentato gli eventi meteo avversi che si sono verificati altrove e siamo una piccola nicchia che si è ricavata una sua riconosciuta identità sul mercato, con numeri certo non significativi se comparati ad altre denominazioni, ma il Buttafuoco Storico è in crescita”.

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