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Gianni Moscardini, un’Alta Maremma tra classici e outsider

di Alessandro Ricci | 15 Marzo 2024

Degustazione di tre etichette tra le sperimentazioni di Gianni Moscardini, che dal 2008 sperimenta il terroir di Maremma tra vitigni autoctoni e internazionali.

Nel 2000 Gianni Moscardini, fresco di laurea in Scienze Agrarie all’Università di Pisa, acquisisce la proprietà di famiglia e la converte ad azienda vitivinicola, ufficializzando il tutto nel 2008 con la fondazione di Sator, primo nome dell’attuale cantina Gianni Moscardini.

Siamo a Pomaia, frazione del comune di Santa Luce, in Alta Maremma, a soli 8 chilometri dal mare. Qui, in un paesaggio che tra giugno e luglio si colora del blu inconfondibile della lavanda, in un luogo famoso anche per il più importante centro buddhista in Italia (l’Istituto Laza Tzong Kapa), Gianni trova il terreno – è proprio il caso di dirlo – per le sue sperimentazioni. Tre le sfumature di suolo, che si avvicinano senza intersecarsi. La più chiara è caratterizzata dall’argilla. L’intermedia, calcarea e ricca di sasso, racconta di una natura sedimentaria, di origine marina. Fino alla sfumatura più scura, magmatico-vulcanica, ricca di gabbro.

Se tre sono i terreni, i vigneti di proprietà sono sei, per 17,5 ettari di produzione. Ma a dimostrazione che l’azienda è in crescita, entro il 2025 raggiungeranno i 20 ettari, con la messa a dimora di un clone francese di cabernet franc.

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le vigne di Gianni Moscardini

VITIGNI E SPERIMENTAZIONI

A guidare la visione di Moscardini, è la ricerca del perfetto connubio tra terreno, portainnesto e varietà per ogni parcella. Questo si declina in scelte anche curiose, lontane dai cliché territoriali. Come l’impianto di vitigni come il fiano d’Avellino e del teroldego, a fianco di internazionali come merlot e cabernet franc, e di vitigni autoctoni come ciliegiolo, sangiovese e vermentino.

Ogni varietà è impiantata su almeno due parcelle di diversa composizione e, una volta raggiunta la maturazione, raccolta a mano e vinificata separatamente. A queste particolarità si aggiunge l’attenzione alla sostenibilità, che si declina in vigna nell’assenza di diserbanti, nel ricorso minimo ai prodotti di sintesi e nella pratica del sovescio, per assicurare la fertilità del terreno e migliorarne la struttura. La cantina, invece, è alimentata da un impianto fotovoltaico.

ENOTURISMO TUTTO L’ANNO

A chiudere il cerchio, l’attenzione per l’accoglienza. Durante la bella stagione le esperienze di degustazione si svolgono sotto il gazebo del giardino privato dell’azienda con vista sulle vigne e le colline pisane, impreziosito da piante e da uno splendido roseto. È inoltre possibile visitare il vigneto Cantina oppure godere di un esclusivo pic-nic sulla suggestiva altana in pieno Campo al Pino. Nei mesi più freddi, l’accoglienza si sposta all’interno della barricaia, visitabile tutto l’anno.

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grande attenzione all’enoturismo in Gianni Moscardini

Gianni Moscardini produce 70mila le bottiglie, suddivise in nove referenze e tre linee: Selezione (la linea d’ingresso), Monovarietali e Terroir, in un disegno aziendale che include anche il passaggio dalla denominazione Doc Montescudaio alla Igt Costa Toscana.

I Monovarietali sono le referenze che racchiudono la vocazione originaria del progetto Gianni Moscardini, teso ad esplorare e dare voce ai vitigni autoctoni in purezza (ciliegiolo, verdicchio e cabernet franc). La linea Terroir è la linea superiore, composta invece da Artume, Atteone e Operaundici, quest’ultimo assemblaggio di sangiovese, ciliegiolo e teroldego.

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vista sui vigneti di Gianni Moscardini

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE

Artume Toscana Fiano Igt 2021

Vitigni: fiano di avellino 85%, vermentino 15%

Le uve provengono da specifici filari dell’appezzamento Campo al Pino. Le varietà sono vinificate separatamente. Dopo una pressatura soffice delle uve, la fermentazione alcolica inizia in serbatoi di acciaio, con temperatura controllata e utilizzo di lieviti selezionati. Il completamento della fermentazione alcolica avviene in tonneau di rovere francese di primo e secondo passaggio, dove il vino affina di 8 mesi sulle fecce nobili, con batonnage regolare.

Il risultato è un vino dal colore giallo paglierino con evidenti riflessi dorati. Il naso è morbido. La vaniglia è evidente, ma non mancano note agrumate (pompelmo rosa) e qualche sbuffo di macchia mediterranea e mentolata. Al palato, il sorso è morbido, decisamente più sapido che acido, con una trama burrosa e un finale delineato da sottili note di pietra focaia e fiori di biancospino.

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Sileno Toscana Ciliegiolo Igt 2020

Vitigni: ciliegiolo 100%

Le uve delle parcelle coltivate a ciliegiolo sono raccolte manualmente e vinificate e affinate separatamente. La fermentazione avviene in acciaio, con lieviti indigeni ed a temperatura controllata con introduzione di circa un 10% di grappolo intero per esaltare gli aromi e la freschezza dell’uva. Macerazione per 10 giorni. Affinamento in anfore di cocciopesto, acciaio e tonneau. Rosso rubino alla vista, piace al naso per la frutta (ciliegia, piccoli frutti rossi), ma soprattutto una generosa speziatura (anche pepe) che accompagna poi l’assaggio. Il sorso è fragrante, di buona freschezza e discreta persistenza. Un vino che vira sulla piacevolezza, a partire dai tannini integrati.

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Atteone Montescudaio Doc 2019

Vitigni: cabernet franc 100%

Le uve degli appezzamenti Campo San Giovanni e Riserva sono raccolte manualmente. Il processo di fermentazione avviene in acciaio, con lieviti indigeni ed a temperatura controllata. Una piccola percentuale delle uve viene fatta fermentare con grappolo intero. Macerazione per 10-12 giorni. Affinamento in tonneau di rovere francese da 500 litri per un anno e 8 mesi in bottiglia.

Dall’assemblaggio di un monovarietale nasce un vino di colore rosso rubino intenso, dal naso intenso e complesso, giocato soprattutto sulle spezie (liquirizia, tabacco) e su una tipica nota verde che vira tra la macchia e la foglia di peperone. Un naso coinvolgente, che si risolve in un sorso di bella profondità, sapido, dalla freschezza interessante, dove anche il frutto (mora, ribes) spicca nitido. Un vino già pronto, fin dai tannini, ma che non può che evolvere (e saremmo curiosi di riassaggiarlo tra un paio d’anni).

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