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Secondo Uiv-Ismea, in 2023 export vino italiano a -0,8% (terzo calo del millennio). Volumi -1% sostenuti da sfuso. Soffrono Dop, Igp e rossi.

Vino italiano, export 2023 -0,8%, volumi -1%

di redazione | 13 Marzo 2024

Secondo l’analisi di UIV-Ismea, nel 2023 le esportazioni di vino italiano flettono dello 0,8% in valore sul 2022: è il terzo calo, seppur non marcato, del millennio. Volumi a -1% grazie allo sfuso. In difficoltà Dop, Igp e rossi.

L’export di vino italiano chiude il 2023 in flessione dello 0,8% nei valori (poco meno di 7,8 miliardi) e dell’1% nei volumi (21,4 milioni di ettolitri) rispetto all’anno precedente. Dopo l’exploit del 2022, si tratta di un risultato non positivo ma che, vista la difficile congiuntura economica globale, non è totalmente da disprezzare.

Il segno meno dell’anno da poco trascorso è il terzo registrato nel nuovo millennio, dopo la crisi economico-finanziaria del 2009 e l’effetto Covid del 2020. Ma al contrario dei due precedenti, il dato 2023 evidenzia difficoltà determinate non solo da variabili congiunturali ma anche da fattori di ordine strutturale, che sembrano peraltro accomunare tutti i principali paesi produttori.

L’Italia conferma comunque la sua leadership nei volumi esportati con la Spagna che scende a poco più di 20 milioni di ettolitri (-4,1%). Lo evidenzia l’analisi dell’Osservatorio UIVIsmea su base Istat.

IN DIFFICOLTÀ DOP, IGP E ROSSI

Rispetto alla leggera contrazione complessiva, si intensificano le difficoltà di quelle tipologie e aree produttive bandiera del made in Italy enologico. È il caso dei vini fermi a denominazione in bottiglia, con i volumi a -6,2% per le Dop e a -4,3% per le Igp; contrazioni che, seppur più marcate rispetto alla performance complessiva italiana, sono comunque meno evidenti di quelle della Francia, che chiude rispettivamente a -11% e -8%.

In particolare, in linea con le tendenze mondiali, soffrono soprattutto i rossi del Belpaese, che scendono dell’8% per le Dop e del 6% nel caso delle Igp, un’impasse evidenziata anche dal calo delle esportazioni di vini comuni in bottiglia (-9%). Evidenze che si riflettono anche a livello regionale, dove i rossi Dop veneti scontano un -12,5% a volume, a cui fa seguito il -10,5% per i toscani e il -5,5% per i piemontesi.

Sul versante bianchi (che vedono i Dop a -4,7% e gli Igp a -1,3%), gli Stati Uniti chiudono a -5%, controbilanciati dal +3% del Regno Unito (dove però fanno malissimo i veneti Dop, a -10%) e dal +2% dei Paesi Bassi, mentre è stazionaria la Germania.

Rispetto alla leggera contrazione complessiva, si intensificano le difficoltà di quelle tipologie e aree produttive bandiera del made in Italy enologico, come i vini fermi a denominazione
export vini italiani in leggero calo nel 2023

I VINI LI SFUSI FANNO BRECCIA IN GERMANIA

Per contro, il 2023 si è distinto per un forte incremento di vini sfusi (+12%), destinati soprattutto alla Germania, la cui incidenza sulla tipologia pesa per quasi due terzi delle esportazioni. Il quadro si fa più sfumato per gli spumanti, che dopo anni di crescita inarrestabile (+223% dal 2010 a oggi) cedono in volume il 2,3% (-1,7% per il Prosecco), con una crescita nei valori del 3,3% (Prosecco a +5,4%) in un contesto inflazionistico che ha favorito l’ascesa dei prezzi.

Per lo spumante italiano il 2023 ha visto la caduta in volume nei primi due mercati mondiali (Usa a -12%, Uk a -4,4%), ma anche una buona crescita nell’Est Europa e un andamento ancora più sostenuto in Francia, con un +25%. Un exploit al quale, secondo l’Osservatorio UIV-Ismea, ha contribuito l’effetto sostituzione dello Champagne con il Prosecco (+21%) anche dettato dal minor potere di acquisto dei consumatori transalpini.

La geografia dell’export vede una divaricazione netta tra i risultati ottenuti nell’Ue (+5,6% volume e +4,1% valore) ed extra-Ue (-7,5% volume e -4% valore). In difficoltà i top 5 buyer fatta eccezione per la Germania che, forte del boom dello sfuso, chiude a +8,4% (volume).

Negativo il bilancio delle esportazioni in Usa, con un tendenziale -9,1%, oltre che in Uk (-1,8%), Svizzera (-3,6%) e Canada (-11,3%). Bene l’export in Francia (+6,7%), a fronte di una forte contrazione nei mercati giapponese (-13,4%) e cinese (-22,3%).

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