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Secondo Nomisma, 48% aziende in Italia è di piccole dimensioni. Enoturismo e hospitality a donne. Tra problemi, personale e tecnologia.

Enoturismo fa 7% fatturato cantine italiane ed è gestito per 76% da donne

di redazione | 10 Marzo 2024

Secondo indagine Nomisma, il 48% delle aziende in Italia è di piccole dimensioni nonostante 15 milioni di accessi l’anno. Enoturismo e hospitality alle donne. Tra i problemi, ricerca del personale e poca tecnologia.

È stato presentato a Roma Enoturismo 4.0, la guida strategica sul settore enoturistico in Italia, un’analisi approfondita delle destinazioni del vino italiane (città e cantine) indagate da Nomisma Wine Monitor su un campione di 145 comuni e 265 imprese.

Il manuale è scritto a quattro mani da Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini con il contributo di Le Donne del Vino, Movimento Turismo del Vino, Città del Vino.

UN BUSINESS DA 15 MILIONI L’ANNO: CRESCE IL RUOLO DELLE DONNE

Dal focus sul comparto enoturistico italiano si evince che in generale le aziende di produzione sono piccole, il 48% non supera i 500mila euro di fatturato, nonostante 15 milioni di accessi ogni anno e un ricavo sul fronte enoturistico che copre circa il 7% del loro business enoico.

Mediamente composte da 15 dipendenti, le cantine ne dedicano almeno 3 alla wine hospitality.

Questo servizio è affidato nel 73% dei casi alle donne, che sono in aumento nel comparto produttivo del vino italiano: quelle che lavorano nelle cantine sono più vicine alla parità di salari e carriera rispetto a quelle degli altri comparti economici perché presidiano i settori nuovi del vino, commerciale (51%), marketing e comunicazione (80%) e enoturismo (76%).

Viceversa in vigna e in cantina sono minoritarie (14%).

A livello mondiale, inoltre, la maggior parte del vino viene comprato dalle donne, che cominciano a diventare importanti anche come acquirenti e consumatrici di vini costosi.

Bevono vino in modo più saltuario e collegato alla socialità rispetto agli uomini, oltre a osservare un comportamento d’acquisto più risparmioso e pragmatico e in relazione all’abbinamento con il cibo.

Ma è nel turismo del vino che le donne sono protagoniste assolute e questo spiega la presenza del capitolo a loro dedicato nel volume Enoturismo 4.0. in cui si apprende che anche fra i turisti del vino le donne sono la maggioranza (66%).

Un cambiamento di costume che sta avvenendo in tutto il mondo e non solo in Italia.

Nel complesso la crescita del ruolo femminile è un elemento tonico per il vino italiano e in generale per tutta l’agricoltura, dove il 28% delle imprese ha un titolare donna.

Aziende che si mostrano, oltre che più remunerative (il 21% di superficie rurale da loro gestita produce il 28% del Pil agricolo) di quelle del sesso forte, anche espressione di un nuovo modello di impresa più rispettosa dell’ambiente, internazionalizzata, orientata sulla qualità e sulla diversificazione produttiva.

La direzione aziendale rimane invece prevalentemente maschile (55%).

I MINUS: CANTINE TROPPO PICCOLE E POCO TECNOLOGICHE. SOS PERSONALE

Le cantine turistiche italiane accelerano nella creazione di esperienze ma continuano a scontare tre problemi: lontananza dai flussi turistici (32%), da cui la necessità di sostenere un effort aggiuntivo per attrarre gli enoturisti sul territorio, poco personale (74%) e scarsità di contatti.

Sono ancora molto rari gli HUB enoturistici che invece cominciano a essere determinanti per il successo nel settore: si tratta di super attrazioni come i musei esperienziali o le cantine caratterizzate da elementi storici e monumentali.

E ancora, a fronte di una qualificazione strutturale dell’offerta enoturistica, nei punti vendita e nelle sale da degustazione permangono alcuni annosi problemi quali la ripetitività delle proposte che nel 96% dei casi declinano la visita guidata ai locali di produzione con piccola degustazione finale.

Così come permane il problema dell’accessibilità nei festivi e nei weekend, cioè quando crescono i visitatori delle cantine. Il sabato e la domenica la metà delle cantine sono chiuse e questa percentuale sale solo se consideriamo l’apertura su richiesta. Per questo l’11% delle prenotazioni cade nel vuoto.

Tuttavia aumentano i prezzi delle attività proposte dalle cantine comprese le esperienze premium oltre i 100 euro a persona. Queste generano però un reddito ancora marginale rispetto alla vendita diretta del vino.

le donne che lavorano nelle cantine presidiano i settori nuovi del vino: commerciale (51%), marketing e comunicazione (80%) e enoturismo (76%).
donne e vino, un binomio sempre più di successo

Quello del personale è un altro tallone d’Achille per le cantine, sia per quanto riguarda il reperimento di addetti già formati sia per le attività di formazione da implementare in loco.

Le cantine turistiche italiane negli ultimi anni hanno aumentato, diversificato e strutturato le offerte accessorie a quella “basic” costituita della visita guidata dell’impianto produttivo conclusa con la degustazione dei vini in vendita che è ormai presente nel 96% delle cantine.

Ma come evidenzia l’indagine di Nomisma, la crescente necessità di personale per differenziare le proposte va di pari passo alla difficoltà nel reperirlo, problema percepito dal 74% delle cantine italiane, con particolare gravità in Veneto (92%), Sicilia (89%), Friuli-Venezia Giulia (83%), Puglia (83%), Piemonte (80%) e Umbria (75%).

Tuttavia la necessità di lavorare nei giorni festivi è sicuramente il maggior ostacolo nel trovare addetti da assumere, assieme alla conoscenza delle lingue straniere (98%), competenze sul vino e la vigna (94%), tecnica di vendita (92%), competenze in comunicazione digitale e social media (93%).

La necessità di sopperire alle carenze formative del personale ha spinto così un crescente numero di imprese (65%) ad investire nelle competenze interne al fine di accrescere le performance dei servizi di wine hospitality, aumentare i flussi, anticipare i nuovi trend e fidelizzare i visitatori trasformandoli in clienti che tornano e comprano i vini.

CANTINE E COMUNICAZIONE: C’È ANCORA STRADA DA FARE

Il 99% delle cantine intervistate ha il sito web ma il numero di accessi mensili supera i mille al mese solo nel 34% dei casi.

Il 49% delle imprese informa i propri followers sulle novità almeno una volta al mese.

Se la presenza di un blog (24%) o di una newsletter (48%) è scarsa, la presenza nei social è invece plebiscitaria (99%).

Su Facebook la media dei follower è di 8.585 mentre si dimezza in Instagram e cala ancora molto in Linkedin e Twitter.

Questi sono gli elementi più critici per le cantine che intendono aprirsi all’ e-commerce: infatti se i canali social riescono a tenere vivo il rapporto con una parte dei propri visitatori, non bastano però alle imprese per fare un vero business online con la vendita delle bottiglie.

I numeri sono troppo piccoli in rapporto ai flussi enoturistici che potrebbero generare i contatti.

Non si tratta di un problema da poco, perché la voglia di vendere il proprio vino online cresce.

Pochissime imprese del vino del Nord Est hanno il carrello ma il 63% di quelle del centro e il 58% di quelle del sud e delle Isole sono dotate di un E-commerce.

dal benessere alle offerte esperienziali, le cantine differenziano sempre di più la proposta
tavola apparecchiata per una cena in vigna

DAL BENESSERE ALL’OFFERTA ESPERIENZIALE: COSA PROPONGONO LE AZIENDE

Il 64% delle cantine monitorate da Nomisma ha un’area verde per il relax ma c’è anche chi ha strutture per il benessere naturale come massaggi e vinoterapia.

Sul fronte della somministrazione dei pasti, l’accelerazione dopo il 2015 è stata fortissima e ora il 72% delle cantine è in grado di accompagnare i propri vini con dei cibi anche se la ristorazione vera e propria è presente solo nel 26% dei casi.

Oltre la metà delle imprese ha un’area esterna attrezzata mentre pranzare con il vignaiolo è possibile nel 37% delle cantine.

Quasi il 50% delle cantine suggerisce poi ai propri visitatori eventi o attrattive culturali nei dintorni,  il 43% organizza mostre, concerti o eventi culturali in proprio e il 38% propone visite guidate di tipo storico o artistico. Poi c’è un 20% che ha una propria infrastruttura museale o didattica.

C’è chi ha creato itinerari di trekking (44%), in bici (35%), o a cavallo (13%), chi propone Jogging in vigna (18%), chi ha la piscina (14%) e chi punta maggiormente su degustazioni didattiche (70%), appuntamenti a tema (65%), passeggiate naturalistiche (36%), corsi di cucina (36%), wine wedding (34%). Tutte queste esperienze hanno avuto incrementi superiori al 30% dopo il 2015.

Le imprese del vino che offrono pernottamento sono il 32%, le piazzole per camper il 28%, mentre le proposte a tema vino sono il 23%.

Cresciuta dopo il 2015 anche l’offerta tradizionale: la visita guidata con degustazione finale, che è presente quasi ovunque, oggi è affiancata da degustazioni a tema (78%) e didattica in vigna (73%).

Oltre alla fotografia dell’evoluzione di un comparto che si sta consacrando strategico per tutto il turismo italiano, l’indagine di Nomisma permette anche di suddividere le categorie in cui raggruppare le cantine: guida la piccola cantina con accoglienza familiare (39%), seguita da cantina con rilevanza storica, architettonica o artistica (14%), brand famoso/marchio storico (12%), cantina con rilevanza paesaggistica o naturalistica (11%), cantina organizzata per l’incoming (11%) e cantina dotata di offerta innovativa (11%).

Dobbiamo aiutare il settore a costruire offerte turistiche sempre più diversificate perché ormai non parliamo più di turismo ma di turismi – sottolinea il ministro del Turismo Daniela Santanchè, intervenuta alla presentazione di Roma – E l’enoturismo è una forma di turismo che ci aiuta anche a destagionalizzare perché spesso le cantine sono collocate in luoghi meno conosciuti intorno ai quali si possono costruire percorsi turistici differenti. Serve quindi un’offerta di qualità supportata da percorsi di alta formazione. Questo settore dà lavoro a molte donne e le rende indipendenti economicamente e quindi più libere, e questo è un passo importante contro la violenza di genere”.

La mia parte del libro contiene le ‘istruzioni per l’uso’ delle novità emerse dalle indagini – spiega Donatella Cinelli Colombini, autrice e imprenditrice vitivinicolaInsegna, ad esempio, cosa sono i winery club e come mai in USA funzionano e da noi no, perché le cantine devono usare più tecnologia nel rapporto con i visitatori e smettere di proporre esperienze del vino fotocopia. La parte più nuova riguarda le donne del vino. È breve ma è la prima raccolta organica delle informazioni sul vino al femminile in Italia. Mostra due cose: che le donne delle aziende del vino sono le più vicine al tetto di cristallo e che la parità di genere si raggiunge procedendo in modo asimmetrico cioè presidiano le attività più congeniali alle donne. Infatti nelle cantine le donne sono minoritarie nel settore produttivo ma dominano, anche in termini di progressioni di carriera, il comparto più vicino ai consumatori cioè commerciale, enoturismo, comunicazione e marketing”.

Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione Le Donne del Vino lancia invece una proposta per il presente e il futuro. “Da due anni, la nostra associazione ha avviato una sperimentazione per introdurre il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri di tutta Italia – spiega – Ora chiediamo che la materia vino entri a pieno titolo nella didattica italiana. In un’Italia dove l’agroalimentare è sempre più importante per il turismo non è possibile continuare a insegnare solo arte, territori e geografia turistica ai futuri manager dell’incoming”.

È stato presentato a Roma Enoturismo 4.0, la guida strategica sul settore enoturistico in Italia, un’analisi approfondita delle destinazioni del vino italiane (città e cantine) indagate da Nomisma Wine Monitor su un campione di 145 comuni e 265 imprese.
un momento della presentazione a Roma del volume Enoturismo 4.0
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