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Cuzziol GrandiVini, un 2023 da record e nuovi assaggi per il 2024

di Antonio Cimmino | 1 Marzo 2024

Selezione di assaggi trasversali dal tasting annuale di Cuzziol GrandiVini che presenta una parte dei produttori a catalogo, comprese alcune novità del 2024.

Cuzziol GrandiVini archivia un 2023 da record. L’anno scorso si è chiuso infatti con un fatturato di oltre 25 milioni di euro, in crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un risultato eccezionale che conferma l’azienda come uno dei player più interessanti del mercato della distribuzione dei vini di qualità.

Merito di un gruppo affiatato e una rete vendita capillare: 30 persone, 43 aziende italiane e 90 estere distribuite; 160 agenti di vendita che si prendono cura dei quasi 7mila clienti sparsi su tutto il territorio nazionale; due milioni di bottiglie consegnate nel 2023. Questi i numeri che raccontano la forza di Cuzziol GrandiVini.

sede di Cuzziol GrandiVini a Santa Lucia di Piave (Tv)
la sede di Cuzziol GrandiVini a Santa Lucia di Piave (Tv)

Sono soddisfatto dei risultati ottenuti“, dichiara raggiante Luca Cuzziol. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il 2023 è stato un anno di grandi sfide, ma anche di grandi soddisfazioni. “Il secondo semestre è stato in contrazione, soprattutto nel mercato ho.re.ca al quale ci rivolgiamo in prevalenza – prosegue Cuzziol – Ma il nostro team commerciale e l’intera struttura aziendale ha saputo reagire, ben supportando la rete vendita e permettendole di ottenere ottimi risultati“.

Ma Cuzziol GrandiVini non si accontenta. L’azienda guarda al futuro con ambizione, alla continua ricerca di nuove cantine e terroir da esplorare. E il 2024 si preannuncia ricco di novità. Nuove entrate nel portfolio, con denominazioni assenti o poco rappresentate, per costruire alternative ai trend del momento. Tra le new entry, Fontefico (Abruzzo), Colpaola (Marche) e Giuseppe Vezzoli (Franciacorta), per una selezione che abbraccia tutta l’Italia. Oltre all’inserimento in catalogo di alcune realtà austriache, tedesche, francesi, australiane e anche americane.

ASSAGGI TRASVERSALI ATTRAVERSO L’ITALIA

Ecco alcuni degli assaggi più interessanti iniziando proprio dalle novità “italiane”.

Fontefico – La foia Abruzzo Doc Pecorino Superiore 2021

Due fratelli, Nicola ed Emanuele Altieri, un’agricoltura sostenibile incentrata sui vitigni autoctoni abruzzesi e vigne che si affacciano sul golfo di Vasto. Qui le viti di pecorino, trebbiano e montepulciano sono permeate dal vento salato e costante dell’Adriatico, che caratterizza i vini di Fontefico per grande sapidità e mineralità. Ciascun vino proviene da un singolo e specifico vigneto, così ognuno ha la propria e marcata identità. Superficie vitata di 15 ettari, per una produzione annua di circa 50mila bottiglie.

Pecorino in purezza a lenta fermentazione (ben 40 giorni), maturazione di 4 mesi in acciaio ed un anno in cemento. Ulteriori 150 giorni di riposo in bottiglia. Dorato vestito, fiori di camomilla spezie e frutta candita nella complessità della sua olfazione. Sorso ricco, vibrante, cremosità che ben si contrappone ad una sapida mineralità che allunga un finale sorprendentemente persistente.

Fontefico – La foia Abruzzo Doc Pecorino Superiore2021

Colpaola – Verdicchio di Matelica Doc 2022

Vigneti di montagna coltivati ad una media di 650 metri di altitudine, nella riserva naturale del Monte San Vicino, cuore della denominazione nei pressi di Matelica, in una posizione che permette a Colpaola di produrre una delle più particolari tipologie di verdicchio, rigorosamente imbottigliato con tappo a vite che ne amplifica freschezza, bevibilità, longevità e personalità.

Vendemmia manuale che termina ad ottobre inoltrato. Fermentazione e affinamento sulle fecce nobili. Nel calice si presenta con un luminoso giallo paglierino, apre su un floreale di biancospino, sentori di pietra focaia, note fruttate a polpa bianca, e nuance di erbe aromatiche che rinfresca il finale. Agile al sorso, vibrante e impreziosito da una fresca e piacevole vena agrumata. Il sapore del sale si allunga su un finale ammandorlato dalla lunga persistenza.

Colpaola – Verdicchio di Matelica Doc 2022

Weingut Rohregger – Alte Reben Kalterersee Classico Alto Adige Doc 2021

Nel 2019 Stephan Rohregger non solo è subentrato al padre Roland nella gestione dei vigneti di famiglia Prälatenhof ma ha coronato il sogno di diventare, insieme alla moglie, un piccolo vigneron. L’esperienza di certo non manca, da più di 15 anni winemaker di Tiefenbrunner, Rohregger lavora solo uve di proprietà che provengono da due vigneti, uno a Pianizza di Sotto, nei pressi del Caldaro, allevato principalmente a schiava, pinot grigio e sauvignon, l’altro a Graun, sopra Cortaccia, a pinot bianco, pinot nero e anche qui sauvignon. Tre ettari e mezzo vitati per una produzione che non tocca le 10mila bottiglie annue.

Stephan è uno di quelli, soprattutto a Caldaro, che ha sempre creduto che la schiava – ancora oggi la varietà più coltivata in Südtirol – potesse essere valorizzata in maniera differente. Una nuova via fatta di eleganza, una buona struttura e persistenza ma sempre mantenendo quella caratteristica piacevolezza di frutto e di beva, quella sua succosità non tannica né astringente. Fermentazione in vasche di cemento, malolattica e maturazione in tre tonneau per 9 mesi (solo 1.970 bottiglie). Sei mesi il riposo in bottiglia prima della commercializzazione. Le viti quasi centenarie (alte reben appunto “vite vecchia”) hanno molto aiutato Stephan a produrre una declinazione di kalterersee classico che potesse ricordare un pinot nero molto gradevole, raffinato e dotato di buona longevità.

Rohregger – Alte Reben Kalterersee Classico Alto Adige Doc 2021

Weingut Tiefenbrunner – Vigna AU Chardonnay Riserva Alto Adige Doc 2020

Dall’Oltradige alla Bassa Atesina il passo è breve, qui troviamo Christof Tiefenbrunner, insieme a sua moglie Sabine ed ai figli Anna e Johannes, quinta e sesta generazione, alla guida di un’azienda vitivinicola che vanta secoli di storia, Tiefenbrunner – Schlosskellerei Turmhof. 25 ettari di vigneti di propietà a Niclara, Cortaccia e Magrè, tra i 210 e i 1.000 metri di altitudine, mentre altri 55 ettari sono coltivati da una cinquantina di viticultori che da anni gli conferiscono le uve. Quasi 700mila le bottiglie prodotte annualmente, di cui l’80% è rappresentato da vini bianchi.

Una filosofia produttiva riassunta nella linea Selection VIGNA cui appartengono i suoi vini top di gamma. Un progetto, una sfida importante, alla ricerca di nuove strade per non porre limiti all’eccellenza ma nel rispetto di una tradizione centenaria. Come dichiarato dallo stesso Christof qualche anno fa “È un concetto completo che comprende l’intero ciclo di produzione che va dalla vite fino al bicchiere di vino. In un cru ben selezionato, le rispettive varietà possono esprimersi al meglio in maniera naturale. Le rese limitate, l’attenta cura del suolo, il clima e la vite stessa contribuiscono all’unicità della Vigna. In cantina è sufficiente esaltare queste caratteristiche originarie del luogo, per conferire al vino tempo e spazio per lo sviluppo ed acquisire una personalità unica”.

Le uve del Vigna AU Chardonnay Riserva sono coltivate a 300 metri in un vigneto di circa un ettaro a Niclara, frazione di Cortaccia sulla Strada del Vino, con ceppi di oltre 70 anni di vita. Vendemmiate a maturità, sono pigiate a grappolo intero, fermentazione spontanea con un pied de cuve, in barrique di rovere con relativa maturazione sulle proprie fecce fini per circa un anno. Sei mesi in acciaio per una decantazione e chiarifica naturale, oltre ad un anno in bottiglia. Una certa distanza dai classici chardonnay barricati altoatesini, un uso dei legni molto sapiente e ben integrati con la complessità aromatica del suo bouquet di note minerali di pietra focaia, sentori di frutta esotica ed essenze floreali. Sorso intenso, avvolgente, armonico. Spiccata la persistenza gustativa.

Tiefenbrunner – Vigna AU Chardonnay Riserva Alto Adige Doc 2020

Suavia – Selezione I Luoghi: Fittà, Castellaro e Tremenalto Soave Classico Doc 2020

Non tutti i terreni vulcanici sono uguali, ci possono essere molte differenze anche all’interno di uno stesso areale. E questo le tre sorelle Tessari – Alessandra, Meri e Valentina – nate e cresciute in contrada Fittà, nel cuore del Soave Classico, co-proprietarie di Suavia, lo sanno molto bene.

Grazie ad un ambizioso progetto – I Luoghi – di ricerca in vigna su tre terreni già riconosciuti come unità geografiche aggiuntive ed in cantina, dopo cinque anni di lavoro sono nati tre cru di Soave Classico, ognuno con le sue caratteristiche uniche: Castellaro, Fittà e Tremenalto. 2.000 referenze ciascuno, da selezioni di garganega in purezza, varietà simbolo dell’area, vinificate separatamente ma in maniera identica. Vendemmia a metà ottobre, fermentazione e maturazione per 12 mesi a contatto con le fecce fini in vasche d’acciaio, ed affinamento di due anni in bottiglia. Il risultato sono tre vini perfettamente distinguibili l’uno dall’altro.

Nel vigneto di Fittà, dove le vecchie viti di garganega sono state piantate nei primi anni ’40, sono stati individuati due diversi tipi di suolo, il primo più argilloso, il secondo con la presenza di una multiforme varietà di rocce basaltiche. Affilato come una lama, è caratterizzato da note sulfuree e fumé che si uniscono a sentori agrumati. Lungo ed espressivo al palato e attraversato da una scia sapida che ben si amalgama a sensazioni fruttate e ad un finale ammandorlato.

A Castellaro il terreno è estremamente pietroso e ricco di scheletro. Le viti di garganega – allevate a pergola veronese – hanno una media di 50 anni d’età. Si apre con sensazioni minerali accompagnate da una distintiva nota di pepe bianco e fragranza di gelsomino. Sorso teso ed energico, il finale è lunghissimo e salino.

I terreni di Tremenalto sono i più variegati, tre diverse tipologie con caratteristiche marcatamente diverse, una roccia basaltica estremamente arrossata dai processi ossidativi di alterazione dei minerali, una parte sostanzialmente preservata dai processi erosivi, mentre un’altra estremamente erosa in superficie. In questo vigneto le piante di garganega hanno in media 60 anni d’età. Naso caldo e gessoso, la marmellata di mela cotogna si combina con fiori d’arancio e frutta candita. Al palato è ampio, rotondo, sospinto da un sottofondo di sapidità e freschezza

Suavia – Fittà, Castellaro e Tremenalto Soave Classico Doc 2020

ASSAGGI OLTRECONFINE

Dalla Champagne l’Extra-Brut N.P.U. 2008 di Bruno Paillard. Pinot noir e chardonnay in parte uguali, matura 140 mesi sui lieviti, oltre a due anni post sboccatura prima della commercializzazione. Piccola frutta rossa, zest d’arancio e zenzero che evolve verso un carattere leggermente affumicato. Sorso vivace, profondo e avvolgente, sostenuto da una lunga persistenza.

Bruno Paillard – N.P.U. 2008

Extra Brut La Grande Ruelle Ambonnay Grand Cru 2008 di Gonet–Médeville.

Pinot noir in purezza degorgiato a luglio 2023, oltre 14 anni sui lieviti, 2 gr/litro il dosaggio zuccherino. Spiccata mineralità bene integrata con note di lime, anice stellato e sentori tostati. Dal buon corpo e sapidità, notevole freschezza e lunga persistenza aromatica.

Gonet–Médeville – La Grande Ruelle Ambonnay Grand Cru 2008

L’alternativa democratica alla Borgogna è il gamay del Beaujolais e Jean-François Coquard ne è un grandissimo interprete. Dopo 15 anni trascorsi in Oltrepò Pavese a Tenuta Mazzolino, lavorando a stretto contatto con Kyriakos Kynigopoulos, uno dei massimi esperti e conoscitori di Bourgogne, ne ha carpito i segreti e ha fatto sua quella sensibilità produttiva che lo ha riportato a casa, nel sud del Beaujolais, per dar vita alla sua cantina. Il Morgon Les Charmes 2020 è un vino che si contraddistingue per finezza ed eleganza. Spiccata aromaticità del frutto, un sottile tocco note di pepe e spezie, la piacevolezza del sorso accompagnata da una vibrante sapidità e dalla delicatezza del tannino. Buono l’allungo finale.

Jean-François Coquard – Morgon Les Charmes 2020

Se si vuole un “assaggio” di come possono essere i vini icona della Napa Valley, come il taglio bordolese di Harlan Estate o i cabernet sauvignon gran cru di Bond e Promontory, si può provare The Mascot Napa Valley 2019 di The Mascot, ultima new entry della famiglia Harlan. Nato come vino di famiglia, senza nome e senza etichetta, è un cabernet sauvignon di collina che proviene dalle vigne più giovani proprio dei tre domaine simbolo dell’enologia californiana fondati da H. William Harlan.

The Mascot Napa Valley 2019

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