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Pietro Russo, terzo Master of Wine italiano

Pietro Russo è il terzo Master of Wine italiano

di Elena Morganti | 23 Febbraio 2024

Siciliano, classe 1985, Pietro Russo è il terzo italiano e il primo enologo tra i connazionali a guadagnare il titolo di Master of Wine, dopo Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi.

Trentotto anni, nato a Marsala, Pietro Russo è ufficialmente Master of Wine. Si tratta del terzo italiano, dopo Gabriele Gorelli (2021) e Andrea Lonardi (2023), con i quali ha condiviso il percorso di studi, ed è anche il primo enologo del Paese a ottenere il prestigioso titolo dall’Institute of Masters of Wine, considerata la più autorevole organizzazione al mondo sulla conoscenza del vino.

In realtà il ruolo di ambasciatore del vino italiano l’ho sempre sentito, fin dal primo anno, quando ho iniziato a confrontarmi con colleghi e studenti di altri paesi“, ha raccontato Pietro Russo a VinoNews24. “Sento questo senso di responsabilità nei confronti del vino italiano e a livello personale voglio continuare nel mondo della produzione, con la nuova chiave di lettura multidisciplinare che mi ha fornito questo percorso, non solo tecnica ma un approccio più strategico, che mette insieme anche l’aspetto commerciale e quello comunicativo del vino“.

CHI È PIETRO RUSSO, L’IDENTIKIT

Nato nel 1985 a Marsala (TP), fin da piccolo Pietro Russo conosce il mondo del vino grazie al nonno viticoltore e attraverso la figura del padre, ispettore agroalimentare. Dopo la maturità scientifica si trasferisce a Conegliano Veneto (TV) dove si laurea in Enologia e Viticoltura. Si sposta poi ad Asti per la specialistica e continua la formazione a Montpellier e Bordeaux, dove realizza una tesi sui terroir di Pomerol.

Dopo alcune esperienze lavorative tra Languedoc, Sicilia, Spagna, Bordeaux, Toscana, Nuova Zelanda, nel 2010 torna nella terra d’origine per iniziare la propria carriera di enologo presso Donnafugata, tra le aziende più importanti e note nel panorama enologico italiano e internazionale. “Donnafugata è una palestra incredibile. Sono felice di aver contribuito al consolidamento qualitativo dei vini aziendali e di aver partecipato attivamente alla nascita e allo sviluppo stilistico dei vini delle tenute dell’Etna e di Vittoria. Continuerò a collaborare con il team tecnico a progetti di rilievo per portare alla luce le ancora enormi potenzialità di crescita della Sicilia vinicola e dei suoi territori. Guardando al futuro, metterò a disposizione le mie competenze multidisciplinari per abbracciare nuovi progetti e sfide nel campo vitivinicolo”, ha dichiarato Russo, sottolineando la riconoscenza verso la famiglia Rallo.

Pietro Russo, terzo Master of Wine italiano
Pietro Russo, siciliano, 38 anni, è il terzo Master of Wine italiano

IL PERCORSO DI STUDI E LA SINERGIA CON I COMPAGNI

Pietro Russo inizia il percorso per divenire Master of Wine nel 2014. Superati i primi due stage, porta a casa la prova finale grazie a un research paper dal titolo “Comparative analysis of different tartaric stabilisation techniques, including the impact of new ingredient labelling rules, for Grillo and Nero d’Avola wines from Sicily“, uno studio complesso e attuale in cui ha confrontato i principali metodi di stabilizzazione tartarica, l’impatto sul profilo chimico-fisico dei vini e sui costi di produzione. All’interno del documento viene inoltre approfondito il possibile impatto sulla produzione siciliana delle nuove norme di etichettatura.

Tra i lasciti più importanti di questa esperienza ci sono soprattutto quelli personali, a partire dal supporto della famiglia e dalla collaborazione creata con i due compagni di studi, Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. “L’insegnamento principale è credere nelle proprie capacità. Sono una persona particolarmente autocrtitica, quindi poter contare, senza saccenza, su una sana autostima è importante. Poi c’è il valore delle persone e dei rapporti umani, avere una famiglia che mi ha sempre supportato e spronato e aver creato questa comunione di intenti con Gabriele e con Andrea, che ci ha permesso di studiare assieme, creando un metodo che non privilegiasse mai la singola persona, ma sempre il gruppo“, spiega. La sinergia con gli altri due Master of Wine è stata infatti una chiave vincente per affrontare il percorso di studi, che ha permesso di incrociare le differenti competenze di ciascuno, ottimizzando tempi e risorse. “Abbiamo organizzato diversi bootcamp per raccogliere più Master of Wine e fare le prove d’esame in Italia, risparmiando così sui costi. Poi, quando eravamo a casa, dato che viviamo distanti, abbiamo messo su un sistema di lavoro che prevedeva chiamate e ore di studio condiviso, senza risparmiare i giorni festivi“.

da sinistra, i Master of Wine Andrea Lonardi, Gabriele Gorelli e Pietro Russo
da sinistra, i Master of Wine Andrea Lonardi, Gabriele Gorelli e Pietro Russo (photo credit Gabriele Gorelli)

INSEGNAMENTI E PROSPETTIVE

Quando assaggi da enologo lo fai per cercare i difetti di un vino, mentre una volta iniziato il percorso da Master of Wine le cose cambiano. Serve un approccio più olistico, che va dal lato tecnico a quello commerciale – spiega il Master of Wine – Il mio punto di vista è cambiato in senso positivo e mi sono diventato più critico anche verso le produzioni che seguo. Si tratta di una chiave di lettura a 360 gradi, che comprende più aspetti“. Alcune di queste prospettive riguardano il mercato e i diversi posizionamenti dei vini. “Il mercato del vino è davvero ampio e nel prenderlo in analisi occorre fare grosse differenze in base al posizionamento dei prodotti. Ci sono produzioni indirizzate a canali mainstream che devono risultare più accattivanti agli occhi del consumatore. Allo stesso tempo, altre produzioni sono invece legate alla stilistica e all’identità di territorio, sono più rispettose delle tipicità, delle varietà e del contesto in cui sono prodotte. È giusto che questi differenti aspetti siano sempre presi in considerazione assieme al target a cui è rivolto il prodotto“, afferma, in termini di approccio critico. “Nei prodotti più mainstream l’importante è che rientrino in circuito sostenibile per la filiera. I prodotti mainstream che guardano al prezzo devono remunerare allo stesso modo anche tutti gli attori della filiera altrimenti il sistema non è sostenibile a livello economico“. Contestualizzare e ampliare la prospettiva restano la chiave.

Dopo il confronto con l’estero e lo studio di molti tra i territori più celebri a livello mondiale, Russo aggiunge, “In Sicilia si possono produrre davvero tutti gli stili enologici del mondo. L’enorme patrimonio ampelografico viaggia di pari passo con la ricchezza paesaggistica della nostra regione, questo si traduce in un potenziale enorme tanto dal punto di vista viticolo quanto enologico“. Tra le zone che gli piacerebbe vedere rivalorizzare poi c’è proprio la sua terra natìa, Marsala, con un vino che è l’unico in italia a poter competere con i grandi fortificati internazionali.

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