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Vino Toscana, -13% l’export. Pesa la frenata USA in volumi

di redazione | 14 Febbraio 2024

La produzione di vino in Toscana risente del climate change e la Regione lancia l’allarme. Mercato in tensione: export è condizionato da equilibri globali e abitudini in evoluzione. Frenata negli USA con -20% in volume e -3% in valore.

Se si hanno radici profonde le crisi possono diventare opportunità. E la Toscana parte con un bel vantaggio”. L’affermazione programmatica con spinta ottimistica nonostante tutto è cruciale per leggere l’atmosfera che si respira tra gli operatori del mondo del vino toscano riunite in gran spolvero a Firenze per PrimAnterprima ovvero l’evento di apertura della settimana delle Anteprime del vino.

Il pomeriggio alla Camera di Commercio fiorentina è stato segnato da un bagno di realismo, partendo dai numeri per arrivare all’orizzonte difficile segnato dalle evoluzioni climatiche complesse.

Ciò detto, il mondo del vino toscano – che pesa circa l’8% dell’intera produzione nazionale – sembra proporsi come resiliente. E se difficoltà ci saranno, il comparto si farà trovare pronto, giocando nel contempo la carta dell’enoturismo e del riposizionamento sui mercati internazionali.

I viticoltori per primi si rendono conto del fatto che si debba cambiare – rimarca Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione e assessora all’agricoltura – perché siamo tutti consampevoli del fatto che il ‘come eravamo’ non tornerà. Dunque serve un ragionamento su soluzioni che ci consentano di conservare la nostra tradizione, ma anche la produzione. In molte aree le produzioni sono già cambiate, ma questo sta avvenendo anche in Toscana”.

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il vigneto in Toscana soffre la crisi climatica, ma attrae l’enoturista

PRODUZIONE IN CALO, -26% NEL 2023
La più recente fotografia della produzione vitivinicola toscana ci restituisce il quadro di una regione sempre più verde, con una superficie vitata in crescita da 4 anni, destinata per il 95,7% a vini a Doc e Docg, rispetto a una media nazionale che non supera il 65%. Oltre 12mila le aziende attive in Toscana, per una media di 5 ettari ciascuna e una modesta propensione al modello cooperativo (18%, contro il 50% a livello nazionale).

La Toscana ospita il 17% della superficie vitata bio in Italia. Su quasi 61mila ettari del vigneto toscano, 23 mila sono certificati bio, ovvero il 38% del totale regionale. Un dato che evidenzia il raggiungimento e superamento con largo anticipo dell’obiettivo posto dal New green deal dell’Unione Europea e dell’Agenda ONU 2030.

Cala la produzione, in flessione del 26% circa nel 2023 rispetto alla campagna precedente, a causa principalmente delle fitopatie sofferte in vigna, in un contesto di sensibile riduzione a livello nazionale a causa del cambiamento climatico in atto.

A livello nazionale la Toscana è settima per vino prodotto. La sua unicità emerge nel poter vantare sul suo territorio 58 indicazioni geografiche riconosciute che presidiano la quasi totalità della superficie vitata toscana.

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vendemmia difficile e calo delle vendite su scala globale anche per il vino toscano

ANNATA COMPLESSA
Secondo le prime elaborazioni (ancora provvisorie) curate da Ismea per il report annuale per PrimAnteprima, nel 2023 sono stati imbottigliati 1,2 milioni di ettolitri di vino Dop toscano, in flessione del 7,6% rispetto all’anno precedente, mentre l’IGP con 690 mila ettolitri ha registrato una flessione del 6%.

Sul fronte interno, in un contesto generalizzato di riduzione degli acquisti delle famiglie, il vino Toscano Dop ha realizzato performance inferiori rispetto al comparto delle Dop italiane. La domanda interna di vini toscani DOP, limitatamente agli acquisti nei format della grande distribuzione, ha mostrato una riduzione in termini di volume del 5,8% contro un -3,4% delle DOP totali e un -3,6% dei vini fermi nel complesso. In termini di spesa, i vini DOC/DOCG toscani hanno segnato una sostanziale stabilità, garantita dall’aumento dei prezzi medi, che ha compensato la flessione dei volumi.

Sorprese arrivano dal dato sui nuovi wine lovers italiani: le categorie di giovani prefamily e famiglie con figli piccoli segnano rispettivamente +3% e + 6% rispetto al 2022. I maggiori acquirenti – il 68% – restano gli over 60 con reddito medio-alto, residenti nel Centro Nord.

EXPORT IN FLESSIONE DEL 13%
Anche la domanda estera 2023 non è stata particolarmente favorevole ai vini Dop della regione. Facendo proiezioni fino a fine anno, tenendo conto dei dati Istat gennaio-ottobre, si stima una flessione delle esportazioni di Dop toscane del 13%, accompagnato da un -5% dei valori.

A influire sul calo, la forte concentrazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti (31% del volume e 38% del valore), mercato oggi in profonda trasformazione. La perdita più consistente dei volumi esportati, infatti, è stata verso i Paesi Extra-UE (-15%) a fronte del -7% maturato all’interno dei confini comunitari. È proprio la riduzione della domanda USA (-20% in volume e -3% in valore) a incidere profondamente sul risultato finale dei prodotti toscani. Male anche Germania, Canada e Svizzera, mentre nel Regno Unito alla riduzione del 9% dei volumi si affianca una timida ripresa dei valori (+1%).

A sostegno della promozione dei vini toscani Dop nel mondo, la Regione ha messo a punto un pacchetto di misure attraverso le risorse 2023-2027 del PSP Piano Strategico della PAC: 6 milioni di euro nel 2024 per la promozione nei paesi UE (Italia compresa) e circa 15 milioni tra 2023 e 2024 verso i paesi extra-UE.

IL CASO USA, CAMBIAMENTI OLTREOCEANO
Secondo l’analisi presentata da Carlo Flamini, responsabile Osservatorio Vino UIV in occasione di PrimAnteprima, il mercato americano è entrato in una fase di profondo cambiamento: i consumi di vino – in particolare rosso fermo – sono in calo da almeno cinque anni, mentre altre tipologie di alcolici sembrano adattarsi meglio alle esigenze delle nuove generazioni, in termini sia di salute/benessere/lifestyle, ma anche di aderenza a una dimensione di “consumo a seconda dell’occasione”.

Il profilo del consumatore che ha decretato il successo dei vini italiani della prima generazione (dagli anni Sessanta in poi), fortemente conservativo, di etnia bianca, residente principalmente sulla costa atlantica, sta lasciando il posto a un mix di consumatori per etnia, abitudini, aspirazioni. La sfida dei prossimi anni sarà quella di ridurre il raggio d’azione (non tutto il mercato, ma parti di esso, quelle più recettive e profittevoli) e avere un approccio il più possibile diretto e “custom made” con i consumatori. A partire dall’implementazione di enoturismo ed esperienze in prima persona nei luoghi di produzione, attività su cui la Toscana ha fatto da apripista per tutta l’industria vitivinicola nazionale.

IL “DRAMMA” DEL CLIMA
Tra le sfide dei prossimi anni anche quella determinata dal cambiamento climatico, che impone un ripensamento delle coltivazioni e della gestione in vigna e in cantina.

Secondo quanto riportato da Bernardo Gozzini del Consorzio LaMMA nel suo intervento a PrimAnteprima, l’agricoltura italiana sta già mostrando segnali di adattamento alle mutate condizioni: negli ultimi 5 anni le coltivazioni di frutti tropicali in Italia sono triplicate (banana, avocado, mango, a cui si aggiungono colture sperimentali di caffè).

Assistiamo anche alle “migrazioni interne” di particolari varietà: la produzione industriale di pomodori cresce nel Nord (+27%) e scende nel Sud (-17%), i vigneti si arrampicano oltre i 1200 metri di altezza, mentre in Valtellina crescono oggi 10mila olivi. Anche per questo la Regione Toscana si sta spingendo per incentivare metodi innovativi di coltivazione e di gestione delle acque, impianti sperimentali e agricoltura di precisione.

 

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