Vinonews24
Vini low alcol italiani in Usa valgono 651 milioni di dollari, quasi il 70% della categoria, ma il business è quasi solo americano.

Usa e vini low alcol, uve italiane eppure il business lo fa l’America

di redazione | 13 Febbraio 2024

I vini low alcol italiani negli Usa valgono 651 milioni di dollari, quasi il 70% della categoria, ma il nostro paese non ne trae vantaggio. Segretario UIV Castelletti: “Competitor internazionali avanti di due anni”.

Per i consumatori americani rappresentano il 28% degli acquisti totali di prodotti vitivinicoli italiani, ma non si tratta di Prosecco, né di Chianti, Pinot grigio o Valpolicella.

Sono i low alcol tricolori (rossi, bianchi, spumanti, prodotti aromatizzati), che solo nel 2023 sono valsi 651 milioni di dollari di fatturato nella grande distribuzione e nei retail a stelle e strisce, pari al 70% del totale della categoria da 7 a 2 gradi, che nel complesso lo scorso anno ha raggiunto i 943 milioni di dollari e quasi 110 milioni di bottiglie vendute.

In un periodo in cui il mercato del vino “tradizionale” sta in parte rallentando, quello del low alcol potrebbe rivelarsi un business interessante per le aziende italiane.

E invece no, perché si tratta di prodotti che nel nostro paese passano quasi inosservati.

Come rilevano le elaborazioni dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV) su base NielsenIQ, se è vero che il vigneto è italiano, il business del low alcol è nella stragrande maggioranza dei casi appannaggio di aziende Usa (80% del valore delle vendite), che importano dall’Italia il prodotto finito ed etichettato e lo rivendono sul mercato statunitense.

Una produzione made in Italy per un affare made in Usa, con le cantine e le imprese italiane per lo più relegate alla produzione e all’imbottigliamento.

Tutto ciò suona come un paradosso per la superpotenza enologica e per l’italian style, che tira anche su una categoria, quella “low”, relativamente giovane e – fatto salvo l’ultimo anno – protagonista di una cavalcata che, grazie al cambio di gusti tra le varie generazioni ed etnie del paese, li ha portati a essere una scelta non più secondaria rispetto al vino classico, guadagnando porzioni di mercato sempre più grani in Usa e in Europa.

L’origine italiana, regina del mercato, è rintracciabile – tra i fermi – soprattutto nei rossi (39%, a 254 milioni di dollari), seguiti dal Moscato (103 milioni) e dai rosati (23 milioni).

Bottiglie, ma anche lattine, da 7 gradi in giù, quasi totalmente sconosciute nel Belpaese, ma sempre più presenti negli store americani.

Vini italiani o prodotti a base vinicola venduti a un prezzo medio allo scaffale di quasi 16 dollari al litro, più del doppio rispetto alle omologhe bottiglie statunitensi (7 dollari) e addirittura il 5% in più al confronto con la media dei vini tricolori tradizionali.

se è vero che il vigneto è italiano, il business del low alcol è nella stragrande maggioranza dei casi appannaggio di aziende Usa (80% del valore delle vendite), che importano dall’Italia il prodotto finito ed etichettato e lo rivendono sul mercato statunitense.
il vino italiano, un successo sul mercato americano anche in versione low alcol

Una situazione paradossale, quella dei “low”, ancora più evidente se si guarda ai “no alcol”: si tratta di vini che, se è vero che partono da numeri bassi, nel giro di due anni hanno raddoppiato le vendite negli Usa, attestate oggi – secondo l’Osservatorio UIV – a 62 milioni di dollari.

I prodotti italiani a zero alcol sugli scaffali statunitensi sono pochi, le vendite ammontano ad appena 4,5 milioni di dollari (+39% sul 2022) con un prezzo medio di 14 dollari al litro.

Una quota residuale della presenza italiana (il 7% del totale), che diventa minuscola se si considera che il 90% delle vendite è imputabile a una sola azienda, per giunta americana, che acquista in Italia i prodotti finiti e li commercializza con marchio proprio.

In pratica il segmento no alcol direttamente gestito da imprese tricolori vale negli Usa meno di 500 mila dollari.

Un contoterzismo del made in Italy enologico sulla falsariga dello scenario evidenziato per i low alcol, reso ancora più evidente dalla impossibilità per l’impresa Italia del vino di accedere a un business, quello dei dealcolati, bloccato dalle leggi vigenti nel Belpaese, ma non in Europa.

Negli Usa, oltre ai marchi americani, sono già venduti vini a zero gradi totalmente dealcolati prodotti da aziende spagnole, tedesche, francesi e neozelandesi, che traggono beneficio da una regolamentazione in linea con quella europea.

Ma allora, perché in questo contesto l’Italia continua a recitare il ruolo della cenerentola invece di provare a ninvertire la tendenza?

Prova a fare chiarezza il segretario generale di UIV, Paolo Castelletti:Il segmento low-alcol può rappresentare un’opportunità anche e soprattutto là dove il prodotto tradizionale fa fatica, come dimostra il record ventennale di vino rimasto in cantina al termine della scorsa campagna vendemmiale – spiega – Oggi per fare vini low alcol i produttori italiani hanno tre strade: utilizzare il vino come base per bevande aromatizzate, produrre vini da mosti parzialmente fermentati, oppure – in caso vogliano procedere con la dealcolazione – delegare il processo produttivo nei Paesi europei diretti competitor”.

Proprio il segmento dei vini dealcolati sembra quello più interessante in ottica di medio termine, in grado di intercettare le tendenze salutistiche in atto nel paese, sempre più orientato a ridurre l’assunzione non solo di alcol ma anche di zuccheri.

Una categoria, quella dei Nolo (low e no alcol), da molte imprese considerata a maggior potenziale di crescita qualitativa.

In Italia però, sembra non si riesca a partire: “da tempo UIV sollecita un intervento normativo per disciplinare una produzione che l’Unione Europea ha autorizzato da più di due anni – dice CastellettiAl netto delle bozze di decreto – su cui abbiamo evidenziato le perplessità del settore vino – siamo gli unici a non aver ancora recepito il regolamento Ue, con evidenti svantaggi competitivi rispetto ai produttori comunitari. Riteniamo quindi che il Governo debba trattare con la massima urgenza questo tema non più derogabile, definendo con chiarezza e assieme al comparto un perimetro chiaro di azione”.

Con il paradosso di trovare al supermercato sotto casa vini no e low alcol di competitor stranieri, oggi in vantaggio su una ricerca e sperimentazione del segmento che sta facendo progressi di giorno in giorno.

@2024 - The News 24 Associazione Culturale - Località Le Stiacce 1 - 58044 Cinigiano (GR) - Italia - P. IVA IT01712420536
info@vinonews24.it
magnifiercrosschevron-down linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram