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Secondo Pambianco, dopo -16,9% del 2022 anche in 2023 vino continua a perdere sui mercati. Non si salva nemmeno alta gamma.

Vino perde 15,2% a valore sui mercati nel 2023. 2024 prudente

di redazione | 1 Febbraio 2024

Secondo il report di Pambianco, dopo il -16,9% del 2022 anche nel 2023 il vino continua a perdere sui mercati finanziari. Non si salva nemmeno l’alta gamma. Investitori prudenti nel 2024.

Continua la discesa senza sosta dei titoli del vino sui mercati finanziari: dopo un 2022 a -16,9% (valore medio dei principali titoli di Borsa), il 2023 non solo non ha portato all’auspicato rimbalzo, ma ha continuato a bruciare valore fermandosi a -15,2%, e mostrando la volontà degli investitori di focalizzare le proprie risorse altrove.

Quella del settore è una crisi che trova conferme anche sui listini dei vini pregiati più ricercati sul mercato secondario e registrati sul Liv-ex Fine Wine 100 e 1000, che nel 2023 non sono andati oltre, rispettivamente, il -14,2% e il -13,7%. Segno che, nonostante tutto, anche l’alto di gamma sta vivendo un momento di stress.

In controtendenza invece Masi Agricola e Lanson, che chiudono l’anno in positivo andando in doppia cifra, rispettivamente a +15,2% e +29,8%, proseguendo nella risalita dopo la sofferenza degli anni di pandemia.

In generale, che la difficile situazione del comparto enologico sia imputabile a una normalizzazione dei valori o semplicemente all’effetto di finale del crollo dei consumi causati dall’inflazione su scala globale, lo si scoprirà solo nei prossimi mesi.

Allargandosi al wine&food, le operazioni di crowdfunding nel 2023 hanno invece mantenuto i numeri dell’anno precedente mentre la valutazione ha segnato una battuta d’arresto.

I dati emergono dall’analisi dell’ufficio studi Pambianco sull’andamento del settore vitivinicolo nazionale e internazionale in borsa e sulle operazioni di crowdfunding nel comparto wine &food dello scorso anno, da cui emerge una certa delusione degli operatori, che manterranno un atteggiamentoprudente nel 2024.

SOLO SEI AZIENDE CRESCONO IN VALORE. BENE MASI E LANSON
Entrando nel merito delle singole aziende, che sono rimaste in venti dopo il delisting della sudafricana Distell Group, acquisita da Heineken, solo sei di esse sono riuscite a crescere in valore.

Più di ogni altra lo ha fatto Lanson-Bcc, realtà che controlla otto etichette di champagne, tra le quali Philipponnat e De Venoge, e che a Parigi ha segnato un +29,8%, migliorando addirittura il dato positivo e già in controtendenza di +14,7% dello scorso anno.

Così, a fine dicembre, il valore delle azioni è balzato a 41 euro dopo una partenza a 31,6.

Un percorso che in parte è attribuibile alla politica di riacquisto di quote da parte dei fondatori che, con un’offerta a 36 euro, sono arrivati al 90,8% del capitale.

Alle sue spalle, per il secondo anno consecutivo da protagonista c’è Masi Agricola, che dopo il +17,6% del 2022 ha piazzato un +15,2%, vedendo il titolo, negoziato a Piazza Affari, passare da 4,3 a 5 euro.

Le altre quattro virtuose del 2023 sono tutte piuttosto staccate e, a differenza delle prime due, hanno in comune un 2022 in rosso.

La prima è l’americana Constellation Brands che, grazie ai suoi oltre cento marchi (da Robert Mondavi a Ruffino passando da Corona) e dopo il -6,4% dell’anno scorso, ha segnato un +7,9%, passando da 224,3 a 241,7 dollari, per un percorso che ha subito una forte accelerazione dopo le nuove nomine nelle posizioni di vertice dei vari comparti produttivi.

La seconda è la tedesca Schloss Wachenheim, forte di quaranta etichette di spumanti, che con il suo +7,6% ha recuperato in parte la flessione (-17,7%) dell’esercizio precedente, per una valorizzazione pro-quota passata da 15,2 a 16,5 euro.

La terza è Crimson Wine Group, che controlla diverse realtà tra le quali Pine Ridge Vineyards e Seghesio Family Vineyards. La società californiana ha fatto segnare un +5,4%, portando il titolo da 5,6 a 5,9 dollari e riprendendo parte del -32% del 2023.

L’ultima del quartetto si trova un po’ più a sud, in Cile: è Viña Concha y Toro.

Il più importante produttore dell’America Latina, che conta su oltre 12mila ettari, comprese le proprietà argentine e statunitensi, ha chiuso a +1,9%, rosicchiando qualcosa al -17,4% di dodici mesi fa e vedendo il titolo crescere da 1018 a 1037 pesos.

Tra chi invece è rimasto in territorio negativo, pur reggendo l’urto di guerre e inflazioni, è stata Laurent-Perrier, maison di champagne che, oltre all’omonima etichetta, controlla anche Salon, Delamotte e Castellane e che, dopo un 2022 sugli scudi, a +30,5%, ha chiuso il 2023 a -4,7%, passando da 127 a 121 euro per azione.

Rimanendo in Champagne, anche Vranken Pommery è riuscita a contenere le flessioni, pari a -3,1% nel 2023 (contro il -2,2% del 2022), per una quotazione scesa da 16,5 a 16 euro.

Segno che comunque sia, l’alto di gamma, soprattutto made in Europe, in un qualche modo ha saputo resistere alle congiunture, al contrario, invece, di quanto è riuscito a fare il mondo del vino anglosassone che ha vissuto un’altra annata da incubo.

Così, l’americana Vintage Wine Estate, quotata a New York e proprietaria di una ventina di marchi tra i quali Bar Dog, Firesteed e Clos Pegase, dopo il -72,4% dell’anno scorso, è riuscita a peggiorare, con un -84,3% e portando il proprio titolo da 3,2 a 0,5 dollari.

Formalmente meglio è andata invece per il rivenditore online britannico Naked Wines, che nel 2022 aveva perso l’80% mentre quest’anno si è fermato ad un -59,1%, fissando il controvalore delle proprie azioni a 0,55 sterline (erano 1,34).

Anche l’italiana Iwb-Italian Wine Brand (Giordano Vini, Barbanera, Raphael Dal Bo) non sta attraversando un buon momento, perché al -33,6% del 2022 ha aggiunto un altro -31,1%, per una quotazione scesa da 27,5 a 19 euro.

Una perdita di valore che è in linea con quelle di The Duckhorn Portfolio (-39,5% nel 2023 e -29% nel 2022), Delegat Group (-34,7% e -26,8%) e Australian Vintage (-33,1% e -22,1 per cento).

Quella del settore è una crisi che trova conferme anche sui listini dei vini pregiati più ricercati sul mercato secondario e registrati sul Liv-ex Fine Wine 100 e 1000, che nel 2023 non sono andati oltre, rispettivamente, il -14,2% e il -13,7%
anche i fine wines vengono da un 2023 difficile

A guidare il ranking della capitalizzazione è sempre Constellation brands con 42,5 miliardi di euro (in crescita sui 38 miliardi del 2022), seguita da Treasury Wine Estate, gruppo che ha in portfolio oltre una quarantina di etichette, tra le quali Pendfolds, 19 Crimes, Blossom Hille e Cavaliere d’Oro, con cinque miliardi (-15%), quindi la cinese Yantai Changyu a 1,6 miliardi (-18,3%) e The Duckhorn Portfolio con un miliardo di euro.

Per quanto riguarda invece le due italiane, Iwb scivola in decima posizione con 175 milioni di euro, seguita da Masi Agricola, undicesima con 154 milioni.

Il tutto, naturalmente, escludendo Lvmh, realtà che ha una capitalizzazione da oltre 325 miliardi, che può vantare un portfolio da ventisei marchi che comprende, tra gli altri, Krug, Dom Perignon, Domaine des Lambrays, Château Cheval Blanc e Cloudy Bay, ma il cui peso specifico in termini di fatturato incide per meno del 10% sul totale, diventando quindi marginale nell’influenzare le oscillazioni del titolo.

2024 ALL’INSEGNA DELLA PRUDENZA, ANCHE NEL CROWDFUNDING
Se il 2023 non ha dunque avuto quel rimbalzo tanto atteso, il 2024 si preannuncia un anno di consolidamento.

A far da padrona è infatti la prudenza degli investitori che cercano di mantenere le posizioni piuttosto che aprire finestre per nuove Ipo.

Un’attesa che riguarda anche le operazione di crowdfunding nel comparto wine&food.

Secondo i dati dell’osservatorio Pambianco sull’equity crowdfunding, nel 2023 le operazioni hanno mantenuto i numeri dell’anno precedente (20 in totale contro le 21 del 2022) mentre la valutazione ha segnato una battuta d’arresto.

Nel 2022 il totale aveva sfiorato i 14 milioni di euro con una media di 665mila ad operazione, ora il valore totale è sceso a dieci milioni per una media di 515mila.

A differenza del passato, la raccolta quest’anno è monopolizzata da due nomi che, insieme, hanno accentrato la metà del valore totale delle 20 operazioni di equity crowdfunding del settore wine & food in Italia.

La principale è Forno Brisa che a marzo scorso ha chiuso il secondo round di investimenti attraverso una nuova compagna di crowdfunding dopo quella del 2019-2020.

La raccolta ha raggiunto un valore di 4,3 milioni di euro, ben superiore rispetto al target di 1,2-2 milioni di euro.

L’altra campagna big del 2023 è stata quella conclusa da La Filetteria Italiana, catena di sei ristoranti nella città di Milano con diversi tagli di carne da tutto il mondo che punta ad espandersi nel territorio italiano.

In quest’ottica ha lanciato un round a febbraio 2023 che ha portato alla raccolta di un milione di euro, il doppio rispetto al target prefissato, per una valutazione pre-money di 15 milioni di euro.

Nel 2023 le operazioni di equiti crowdfunding hanno mantenuto i numeri dell’anno precedente (20 in totale contro le 21 del 2022) mentre la valutazione ha segnato una battuta d’arresto.
2024 all’insegna della prudenza anche per il crowdfunding nel wine&food
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