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Tenuta Carretta, tutto il nebbiolo sulle due sponde del Tanaro

di Raffaele Fante | 15 Gennaio 2024

Un viaggio “nebbiolando” tra le etichette di Tenuta Carretta, che al nebbiolo vitigno principe del Piemonte dedica un’ampia selezione di etichette.

Barolo, barbaresco, roero, nebbiolo d’Alba e Langhe nebbiolo. In pratica, a Tenuta Carretta si può trovare tutto il nebbiolo che si produce in Langhe e Roero, e non sono in molti ad offrire questa scelta. E in effetti sono ancora di meno le tenute con oltre 500 anni di storia, dato che è del 1467 il primo documento che attesta la coltivazione di uve nelle vigne già di proprietà di domina Careta, nobildonna albese che a Piobesi d’Alba ha costruito la sua ‘cassina’ nel Trecento.

Siamo sulla sinistra del Tanaro, nel Roero a nord di Alba dove, tutto attorno alla tenuta, ci sono 35 ettari mentre a destra del Tanaro ce ne sono altri 45, compresi i 2,5 a Cannubi, sulla collina più prestigiosa del barolo. Ma non di solo nebbiolo vive un’azienda che dalla metà degli anni ’80 appartiene alla famiglia Miroglio, imprenditori del tessile di Alba che hanno investito eccome nel vino, con altri 40 ettari nel Monferrato dove si produce Barbera, Nizza e bianchi con l’etichetta Malgrà. Sono oltre 120 quindi gli ettari di proprietà, oltre a due ristoranti – uno stellato guidato dallo chef Flavio Costa nella tenuta di Piobesi, dove c’è anche un hotel de charme e un percorso di wine trekking di oltre 2 km. E a tutto questo si aggiungono i vigneti della Edoardo Miroglio wine cellar in uno dei territori più antichi per la produzione del vino: la Bulgaria.

TRE CANTINE, UN AD

Nel wine shop di Tenuta Carretta ci si trova davanti un muro di bottiglie con etichette diverse che comprendono vigneti di ogni tipo, dal barolo allo chardonnay, dal mavrud bulgaro allo spumante metodo classico, dal brachetto d’Acqui alla grappa, affidate all’esperienza di Giovanni Minetti, amministratore delegato di Terre Miroglio, la società che raggruppa le 3 cantine del gruppo. E Minetti la Langa la conosce piuttosto bene visto che è dalla fine degli anni ’70 che la percorre prima come funzionario della Regione Piemonte e poi come dirigente di aziende (a Fontanafredda per 17 anni), associazioni e consorzi per arrivare nel 2014 a Piobesi d’Alba.

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la cantina di Tenuta Carretta

Parlare con lui significa ripercorrere la storia del barolo con tanti aneddoti sui suoi grandi produttori, da Teobaldo Cappellano a Beppe ‘Citrico’ Rinaldi, bevendo ovviamente una bottiglia di Cannubi che è il vino a cui è più legato. E poi la riserva dedicata al ragioniere Franco Miroglio, il fondatore dell’azienda tessile, è una gran barolo dall’intenso colore rosso granato di cui se ne producono sole 1260 bottiglie affinate talvolta oltre i 62 mesi previsti dal disciplinare e che in una grandissima annata come la ’16 ha raggiunto la sua espressione migliore.

IL NEBBIOLO NELL’ANIMA

Perché poi di nebbiolo vive soprattutto Tenuta Carretta e non si può non valorizzare la pressoché unica caratteristica di avere tutto il possibile e producibile vino dal più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte. Scorrendo le diverse linee, si fa infatti un giro intero per le Langhe: da Treiso i barbaresco Garassino e Cascina Bordino, da Barolo ovviamente il Cannubi mentre il Cascina Ferrero è un assemblaggio con uve provenienti anche da La Morra, i nebbioli base arrivano da entrambe le sponde del Tanaro, e tutto attorno alla tenuta ci sono le vigne del roero riserva Bric Paradiso. E una delle degustazioni proposte in tenuta si chiama appunto ‘nebbiolando’ e parte da un nebbiolo per tutti i giorni come il Tavoleto per arrivare a un barolo per le occasioni speciali come il Cannubi.

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i vigneti di Tenuta Carretta

La 2019 è un’annata estremamente equilibrata – spiega Paolo Scaiola, giovane enologo di Tenuta Carretta – arriviamo da annate molto calde come la 2017 o eleganti come la 16, e la 19 ha avuto il giusto rapporto tra inverno fresco e una primavera con precipitazioni contenute, ma ci sono state, e un’estate media. Abbiamo quindi un vino nella zona del nebbiolo con colore dai bei riflessi violacei, frutto e tannini molto setosi”.

Certificata ‘The Green Experience’ dal 2018, Tenuta Carretta evita quindi l’uso di diserbanti e dissecanti in vigna dove sta riducendo la sfogliatura lasciando il grappolo più coperto per contrastare il cambiamento climatico. In cantina, c’è un ritorno alla botte grande anche se l’uso di tonneau resta una delle costanti dell’affinamento dei vini della tenuta. “La filosofia sta seguendo il concetto della bevibilità – spiega Scaiola – i vini devono essere apprezzati per le loro caratteristiche organolettiche. Se è vero che il nebbiolo è un vino di grande struttura e altresì vero che, a livello di profumi e gusto, è estremamente delicato ed è questa la sua grande peculiarità. Quindi ci siamo resi conto che affinare un barolo o barbaresco per due-tre anni in legno grande permette al consumatore di percepire meglio cos’è il vino”.

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la grapes road di Tenuta_Carretta

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Nebbiolo d’Alba superiore Tavoleto 2020

Da San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba in realtà più vicina a Treiso, arrivano le uve di Vigna Tavoleto, 8 ettari per uno dei rossi d’ingresso di Tenuta Carretta affinato per un anno in tonneau di rovere della Slavonia. Bella persistenza, spezie come il pepe e fiori come la rosa, oltre a un leggero sentore ematico

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Roero riserva Bric Paradiso 2017

Affinamento di 30 mesi di cui 18 in tonneau e 12 in bottiglia per questo classico Roero che proviene dall’anfiteatro di vigne attorno alla tenuta. Legno più presente con sentori di vaniglia sotto controllo, frutti rossi e finale minerale, con un buon equilibrio tra corpo ed eleganza

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Barbaresco Garassino 2019

Bella espressione di un’annata che ha dato grandi soddisfazioni per il nebbiolo, ha l’eleganza di Treiso con un bel rosso granato intenso e un tannino fine. Macerazione a cappello sommerso poi affinamento in botte sia piccola che grande, presenta una bella freschezza e un bouquet interessante (oltre a un gran rapporto qualità-prezzo)

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Barolo Cannubi 2017

Cuoio, tabacco e cioccolata per un barolo che centra l’obiettivo di essere fedele espressione di Cannubi. Anche in un’annata complicata come la ’17, è severo, profondo, con grande corpo e longevità, riempiendo naso e bocca di profumi e tannino.

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