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I clos perduti di Tenuta Licinia in Valdichiana

di Alessandro Ricci | 11 Gennaio 2024

L’impronta francese nei vini di Tenuta Licinia, che James Marshall-Lockyer ha ereditato dal nonno Jacques de Liedekerke, approdato in Valdichiana negli anni Settanta.

Giovane, elegante. Prendete questi due aggettivi e indossateli su James Marshall-Lockyer. E poi sulla sua idea di fare vino: di grande piacevolezza, meno estrattivo e più fresco, minerale e raffinato.

Per conoscerlo, bisogna andare alle pendici dell’Appennino Toscano, all’ingresso della Valdichiana, dove la provincia di Arezzo incontra quella di Siena. Nel bel borgo di Lucignano, che dell’impronta toscana ha tutto, torri e fortezza incluse, ecco la Tenuta Licinia, che James ha ereditato dal nonno Jacques de Liedekerke, avvocato belga che a sua volta la acquistò negli anni ’70 da un amico italiano.

A Jacques ci sono voluti trent’anni per preparare il progetto e infine reimpiantare il vigneto Sasso di Fata, nel 2006. Nel 2020, suo nipote James Marshall è diventato l’enologo, seguendo il solco del nonno – poi scomparso nel 2022 – ma con idee ben precise, che lo hanno portato a cercare il “vigneto perfetto” per coltivare il primo appezzamento di Sangiovese. Dopo aver ispezionato centinaia di vigneti e uliveti in un raggio di 30 km dalla tenuta, lo ha trovato a 25 km dall’azienda, a 410 metri sul livello del mare, isolato all’interno di un bosco.

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vigneti della Tenuta Licinia in Valdichiana

UN CLOS PERFETTO

Un clos perfetto, il vigneto di Montalceto, la cui storia è tutta da raccontare, e che scopriremo negli anni venturi.
Nella mia produzione di Sangiovese, che sarà limitata a 2500 bottiglie, desidero racchiudere tutto il potenziale strutturale e aromatico del vigneto – spiega James Marshall-Lockyer –Per questo fondo la produzione di Licinia su uno studio minuzioso del sottosuolo. Ho cercato il calcare per ottenere un distintivo profilo floreale e ho voluto l’ardesia per conferire a Montalceto una texture definita da tannini vellutati e opulenti”.

Per adesso, Tenuta Licinia racconta invece una storia di tagli bordolesi ancora in evoluzione, frutto di una viticoltura praticata in regime biologico certificato, con accenni di biodinamica.

veduta aerea della Tenuta Licinia in Valdichiana
veduta aerea della Tenuta Licinia in Valdichiana

L’IMPRONTA FRANCESE

Un’azienda dai piccoli numeri, rivolta in gran parte (80%) all’estero. “Mio nonno ha dato all’azienda un’impronta francese, da una parte impiantando Cabernet Sauvignon, dall’altra immaginando di fare etichette di piccoli vigneti delimitati, come i clos. Un concetto che si sposa perfettamente con il sottosuolo toscano, che cambia ogni 50 o 100 metri – racconta James Marshall-Lockyer – Le prime vendemmie le abbiamo fatte nel 2012 e 2013, senza vinificare. Ogni annata successiva abbiamo apportato piccoli cambiamenti, cercando la nostra strada attraverso l’esperienza e gli errori”.

È però negli ultimi 5 anni che l’azienda cambia passo, anche e soprattutto con l’ingresso di James. “Abbiamo cambiato soprattutto l’estrazione e l’affinamento in legno. Storicamente i nostri vini erano un po’ troppo larghi e caldi, mentre quel che prediligo è la valorizzazione della loro purezza aromatica. Mentre per l’affinamento siamo partiti dalla barrique per evolvere verso il tonneau, con tempi di sosta più ridotti”.

https://tenutalicinia.com/
James Marshall-Lockyer in cantina alla Tenuta Licinia

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Montepolli Toscana Igt Rosso 2019

Vitigni: merlot (47%), cabernet sauvignon (22%), cabernet franc (19%) e petit verdot (12%)

È un vino prodotto in stile clos, con le uve provenienti da un piccolo vigneto caratterizzato da un sottosuolo calcareo-argilloso, frutto di una vendemmia avvenuta a metà ottobre, con affinamento per 16 mesi in tonneau di rovere francese di secondo passaggio. Il naso è intenso, e gioca soprattutto sul frutto, con note di fragole in confettura e un piacevole afflato balsamico. All’assaggio è piacevole e coerente con quanto avvertito al naso: c’è la fragola, una nota amaricante agrumata, con le note officinali – soprattutto salvia – al loro posto. Sorso di buona acidità, piacevolmente tannico, con un finale persistente e lievemente amaricante. 11.000 le bottiglie prodotte.

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Sasso di fata Toscana Igt Rosso 2019

Vitigni: cabernet sauvignon (70%) cabernet franc (25%) e petit verdot (5%)

L’impronta del clos, con le uve provenienti da un piccolo vigneto con un sottosuolo specifico (galestro), si conferma anche – e soprattutto – in questo vino dal profilo importante. La vendemmia è avvenuta a metà ottobre, e il vino ha affinato per 16 mesi in tonneaux di rovere francese di secondo passaggio. Nel bicchiere la sensazione floreale prende il sopravvento, soprattutto grazie alla nota franca di rosa e rosa canina. Il bicchiere racconta poi di un tannino vispo ma già integrato in una trama nobile, per un sorso profondo e lungo, arricchita anche da una parte salina e minerale (grafite). 4000 le bottiglie prodotte.

Sasso di Fata Toscana Igt Rosso 2021

Vitigni: cabernet sauvignon (65%), merlot (30%), cabernet franc (5%)

Con l’annata 2021 l’impronta di James Marshall-Lockyer. A partire dall’uso del legno, ridotto a meno di un anno. Un vino in pieno divenire, ancora giovane (al debutto sul mercato), che presenta però alcune note peculiari: un tannino che, come racconta James “deve essere come la sabbia di una spiaggia alle Bahamas, fine”. E una sensazione di grafite che s’intreccia alla sapidità. La parte floreale la svilupperà col tempo. Intanto, è un bicchiere dinamico e profondo, dalla texture più vellutata che setosa. 5500 le bottiglie prodotte.

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