
Secondo un’indagine Nomisma Wine Monitor-IGM, Corea del Sud (+200% import in cinque anni) e Giappone (1 su 2 beve abitualmente vino) sono mercati appetibili per i fine wines italiani.
I fine wines italiani puntano con decisione ai mercati del Far East con in testa Corea del Sud e Giappone, spinti dal ruolo della cucina tricolore come driver di divulgazione della cultura del vino di qualità.
In questa prospettiva, prezzo, territorio e notorietà del brand sono gli elementi decisivi che risultano incidere maggiormente sulle scelte di acquisto dei vini top level.
I consumi di vino nel continente asiatico propongono la Corea del Sud come un mercato emergente, visto l’aumento del +168% nei consumi e del +200% nelle importazioni negli ultimi cinque anni.
Per quanto concerne il Giappone, si può parlare invece di un mercato consolidato visto il consumo, da anni pressoché stabile, di 3 milioni di ettolitri nonostante un lieve calo nei numeri d’importazione (-3%) supportato però da un aumento medio del valore delle etichette del +47%.
Uno scenario in cui i vini pregiati italiani vogliono recitare un ruolo da protagonisti.
È quanto emerge dal report curato da Nomisma Wine Monitor per Istituto Grandi Marchi, che come ogni anno dedica un approfondimento della situazione fine wines sui mercati internazionali.
Dopo le ricerche sul mercato tedesco e su quello UK a seguito della Brexit, sono stati Giappone e Corea del Sud i paesi protagonisti del report 2023.
“Nonostante la leadership detenuta dalla Francia con il 58% delle importazioni di vini in Giappone e il 35% in Corea del Sud - evidenzia Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor - il 21% dei consumatori giapponesi prevede di aumentare, nei prossimi 3 anni, il consumo dei fine wines italiani, a fronte di un 7% che invece presume di ridurli. In Corea del Sud le prospettive sono ancora più rosee, con quasi un consumatore su due che pensa di aumentarne l’acquisto, contro un 17% di chi invece immagina di ridurli e un 9% che non cambierà abitudine”.

CONSUMI, GUIDANO GEN X IN GIAPPONE E GEN Z IN COREA
L’indagine Nomisma-IGM, sviluppata su un campione di 1.600 consumatori di vino dei due paesi, ha messo a confronto due dei più interessanti mercati del Far East per comprenderne, nella fascia dei fine wines, i comportamenti di acquisto e di consumo, la percezione, il ruolo che giocano la notorietà del brand e dei territori e, nel complesso, i trend che differenziano e accomunano questi due mercati.
Riguardo gli indici di consumo, si evidenzia un’incidenza più alta in Giappone (il 45% della popolazione beve abitualmente vino) con target prevalente degli over 50 (Gen X e Baby Boomers); poco più bassa in Corea del Sud (39%) dove la Gen Z incide più dei Baby Boomers (18% contro 16%).
Il prezzo è il principale driver di acquisto, ma anche il territorio di provenienza, (per il 34% dei consumatori giapponesi) e il valore del brand (per il 19% dei coreani) fanno la differenza durante l’acquisto e costituiscono i principali parametri per identificare un vino di alta qualità.
Un altro dato rilevante emerso dall’indagine riguarda il ruolo dei ristoranti italiani da considerare come una delle principali leve di comunicazione e diffusione dei fine wines: infatti i consumatori di entrambi i paesi considerano degustazioni e show cooking interessanti momenti di approfondimento, nonché una delle occasioni di consumo più ricercate.
“Giappone e Corea del Sud saranno teatro della nostra missione in calendario per il prossimo novembre – annuncia Piero Mastroberardino, presidente IGM - L’indagine ha rivelato un quadro più che promettente, dimostrando il crescente appeal che il vino italiano di qualità gode anche nel Far East. In quest’ottica noi di Istituto Grandi Marchi da sempre ci poniamo come ambasciatori dell’eccellenza enologica Made in Italy, con l’obiettivo di rendere accessibili a tutti i consumatori la tradizione, la territorialità e l’insieme dei valori etici che costituiscono il valore delle nostre etichette”.
Sul ruolo di primo piano della tradizione culinaria italiana nel mondo si è espresso anche il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida durante un evento per la promozione della candidatura della cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell'Unesco: "la cucina italiana è il nostro biglietto da visita nel mondo, è una nostra eccellenza - ha dichiarato - È ricerca, contaminazione millenaria, cultura. È il nostro ambasciatore che ci apre tutte le porte di convivialità nella quale trasmettere ciò che siamo in grado di esportare. La cucina italiana può essere veicolo di promozione per le Indicazioni Geografiche che sono spessissimo legate al territorio, contribuendo così a far crescere la nostra economia".
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