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Manuel Marinacci e il barbaresco ‘nascosto’ di Alba

di Raffaele Fante | 13 Dicembre 2023

Unico dipendente di se stesso, Marinacci ha iniziato nel 2002 e punta a consolidare il proprio marchio. Con 3,5 ettari a corpo intorno alla cascina racconta il suo barbaresco “nascosto”.

Barbaresco, Treiso e Neive. È questa la risposta più frequente quando si chiede dove si può produrre barbaresco. E invece i comuni sono 4 perché c’è anche Alba, o meglio, San Rocco Seno d’Elvio che faceva parte di Treiso che a sua volta era una frazione di Barbaresco fino a quando, nel 1957, è diventato un comune autonomo. E tra Treiso e Barbaresco, San Rocco ha scelto Alba che rientra quindi nell’area di produzione di uno dei principali vitigni italiani. È qui che Beppe Fenoglio ha ambientato “Una questione privata” ed è qui che una decina scarsa di produttori lavora un barbaresco che in pochi conoscono.

Tra loro c’è Manuel Marinacci che ha iniziato a fare vino circa vent’anni fa. Padre di origini marchigiane finito a Cuneo per curarsi, Marinacci nasce in Piemonte per caso da una famiglia che con il vino non aveva nulla a che fare. E oggi lavora sul suo barbaresco “nascosto” di Alba.

MANUEL FARINACCI, ONE MAN SHOW

Ma se frequenti l’Istituto Umberto I, cioè la scuola enologica di Alba il cui primo preside fu il padre del barbaresco Domizio Cavazza, è difficile che il vino non diventi il tuo mestiere ed è così che “si è alimentato il fuoco”, come spiega Marinacci che inizia a fare esperienza e vendemmie in Francia, in Umbria e poi torna in Piemonte, sulla collina di Cannubi a lavorare nell’azienda dei fratelli Serio e Battista Borgogno.

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Manuel Marinacci e il suo barbaresco nascosto

Poi ho avuto l’opportunità di mettermi in proprio e ho accettato la sfida”, racconta. Un parente vendeva cascina, stalla e terreni a San Rocco Seno d’Elvio e dal 2002 nasce l’azienda Manuel Marinacci. Che, allora come oggi, è l’unico dipendente di se stesso e quindi si occupa da solo di tutto quello che c’è da fare in vigna, in cantina e in ufficio.

“QUANDO TI AFFACCI, SORRIDI”

C’è ancora spazio in Langa – spiega – per molto tempo sono stato uno dei pochissimi nuovi produttori, ma negli ultimi anni è cambiato tutto. Adesso ci sono molti giovani, anche gente come me che era lontana dal mondo del vino. Si entra in questo mondo con rispetto, per esempio io ho usato la bordolese per non far finta di essere uno storico del Piemonte e solo negli ultimi anni sono passato all’albeisa che è la bottiglia riconoscibile di questo territorio”. E con rispetto risponde a un big come Elio Sandri, che ha parlato di Langaland con vini tutti uguali: “è facile quando hai una cantina storica fare scelte anche spigolose e radicali. Ma quando sei nuovo, ti affacci al balcone, sorridi e cerchi di piacere”.

Negli anni, gli ettari sono diventati 3 e mezzo, le bottiglie 20mila divise tra dolcetto, barbera, langhe nebbiolo e barbaresco che Marinacci porta ovunque nel mondo, dall’Australia al Giappone, dagli Stati Uniti alla Danimarca. Affinamento solo in acciaio per dolcetto e nebbiolo, in cemento per la barbera e in botte grande per il barbaresco di cui produce circa 7mila bottiglie dalle vigne ripide di Rocche Massalupo, unica mga interamente nel comune di Alba.

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la vendemmia di Manuel Marinacci

NESSUNA TECNOLOGIA E NESSUNA ETICHETTA

È una zona con microclima più fresco e ventilato – spiega – con suolo di tufo calcareo che dà tannini più fini ed eleganti, più floreali e più speziati. L’obiettivo è puntare a valorizzarlo, senza snaturarlo, con un intervento minimo sia in vigna che in cantina”.

Lunga macerazione, utilizzo anche dei raspi, nessun aiuto dalla tecnologia e “nessuna etichetta, perché questo è il mio carattere: lavoro con principi vicini al biodinamico, non uso diserbanti e cerco di spingere la vite il meno possibile, ma non voglio essere rinchiuso in regole che mi limitano”. E per il futuro “l’obiettivo non è aumentare la produzione, ma consolidare quella attuale e valorizzare il mio marchio. Sono a posto con i miei ettari”. Che sono tutti attorno alla sua cascina dove prima si coltivava di tutto e ora si fa solo dell’ottimo vino.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Tango Langhe Nebbiolo 2021

In ricordo del nonno emigrato in Argentina, fermentazione in cemento e affinamento in acciaio per 6-8 mesi contribuiscono a dare grande freschezza a un nebbiolo dal basso tasso alcolico da bere subito con un carattere particolare e riconoscibile

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Barbera d’Alba 2020

Affinata per 20 mesi in acciaio, dopo una breve fermentazione, barbera ampia ed equilibrata, con note di ciliegia. Di grande piacevolezza anche in bocca, sapida e con la giusta acidità.

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Barbaresco Rocche Massalupo 2019

Il barbaresco di Marinacci è davvero convincente. Al naso si avvertono sentori di rosa, ribes e arance rosse. I tannini, ancora presenti, sono già integrati e nel complesso si sente una mano elegante che ben si coniuga con la struttura tipica dell’annata.

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