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Francesco Mazzei Presidente Consorzio Tutela Maremma Toscana Doc

Mazzei, “Maremma cresce del 5%. Puntiamo su enoturismo e vermentino”

di Giambattista Marchetto | 7 Dicembre 2023

Intervista al presidente del Consorzio di tutela Vini di Maremma Mazzei che prospetta una chiusura positiva per il 2023, rilancia sul vermentino e prevede una spinta sull’enoturismo.

Io sono ottimista, altrimenti non farei questo lavoro, ma credo che si debbano dire le cose come stanno senza trionfalismi. La Maremma cresce del 5% e non è entusiasmante, ma nel contesto di una Toscana del vino che rallenta possiamo esser soddisfatti”. Guarda avanti con fiducia Francesco Mazzei, ceo dell’azienda di famiglia (la Marchesi Mazzei) e presidente del Consorzio di tutela Vini di Maremma, che in questa intervista a Vinonews24 traccia un bilancio del 2023 e anticipa alcuni progetti per la valorizzazione della denominazione.

Presidente Mazzei, come sta la Maremma del vino?
Sta abbastanza bene. Considerando i dati dell’imbottigliamento, la denominazione cresce del 5%. Non sono i dati delle vendite, ma sono piuttosto attendibili rispetto all’andamento congiunturale del mercato. Guardando invece alla vigna, la vendemmia 2023 è stata problematica anche per noi. Considerando però un -15% di produzione possiamo parlare di una perdita di raccolta significativa, ma non drammatica”.

Guardando avanti, qual è il polso nel breve e medio termine?
Nel breve dobbiamo continuare a fare qualità e a vendere bene. La promozione, una delle attività principali dei consorzio, è concentrata sul posizionamento del brand Maremma. Sul lungo termine, abbiamo bisogno che questo territorio esprima delle punte qualitative importanti, facendo emergere almeno 3/5 vini che abbiano specificità e personalità adeguate a un posizionamento alto. È necessario che alcuni brand raggiungano un prestigio internazionale in grado di trainare tutta la denominazione. In realtà alcuni di noi provano già a farlo, ma tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. Il potenziale rimane alto, soprattutto sul vermentino”.

francesco mazzei maremma - Vigne Zona Manciano ph credits Marco Marroni
vigne in zona Manciano (ph Marco Marroni)

Pensa al vermentino tra i fine wines?
Penso che possa avere ambizioni importanti, anche perché spesso non viene raccontato. Fine wine non vuol dire necessariamente un costo per bottiglia di centinaia di euro, ma piuttosto la costruzione di un’identità e di un marchio forti. Oggi i territori identificati per i grandi vini e i grandi marchi sono ben definiti, ma in questo ambito si possono creare anche vini culto e icone con un valore del brand esponenziale. Masseto docet”.

Serve dunque una spinta più forte sul piano internazionale?
Quello che funziona meglio è l’impegno parallelo di aziende e consorzio. Le aziende più strutturate lavorano molto e costruiscono valore anche per la denominazione. E il consorzio opera per costruire una conoscenza tra gli opinion leader sui mercati di riferimento. In questo momento le opportunità maggiori sono soprattutto in Europa, sui mercati tradizionalmente sensibili come Germania, Svizzera, Belgio, Olanda e Scandinavia, ma naturalmente anche nel Nord America”.

In questo momento però sui mercati si evidenzia una debolezza generalizzata. Qual è la vostra percezione?
Se in questo momento guardiamo il quadro macro le prospettive sono incerte, sia in Europa che oltreoceano. Il quadro generale vede tinte non fosche, ma nemmeno brillantissime. Le nuove generazioni hanno abitudini diverse e non sembrano troppo interessate al vino, facendosi prendere da motivazioni di consumo ideologizzate come quelle legate alla sostenibilità, che spesso è una parola più che una vera attitudine, oppure ai vini cosiddetti naturali, ancora in attesa di una definizione. È vero però che noi siamo una denominazione nuova che può scrivere un rapporto qualità/prezzo molto interessante. La presenza consolidata di vitigni internazionali è un’ottima carta sui mercati emergenti e in particolare in Asia, dove è più difficile conquistare i consumatori con i bianchi o con acidità spiccate”.

mazzei vigne e olivi a Cala Grande (ph Marco Marroni)
vigne e olivi a Cala Grande (ph Marco Marroni)

Nessuna decrescita dunque all’orizzonte?
No, ma è vero che, secondo me, l’assetto produttivo si deve rimodulare in virtù di quello che indica il mercato e delle prospettive. A Bordeaux hanno previsto l’espianto di 9mila ettari e ancora sono stati stanziati centinaia di milioni di euro per la distillazione, dunque è evidente che quando una produzione non funziona bisogna reagire e modificare la traiettoria. D’altra parte i consumi non sono destinati a crescere”.

Quali sono gli asset che sostengono la Maremma oggi?
La denominazione è nuova e ha un alto potenziale, in particolare è forte la spinta del vermentino, che con la Vernaccia di San Gimignano rappresenta un baluardo dei bianchi toscani in crescita”.

Plausibile pensare a una Docg Vermentino?
Ritengo che il Vermentino debba essere valorizzato contestualmente alla denominazione Maremma Toscana e questo non vuol dire, quindi, estrapolarla per creare un’altra denominazione. Questo creerebbe solo confusione, come casi analoghi in Italia hanno dimostrato. Sono dell’avviso, invece, che si debba lavorare su una migliore caratterizzazione delle diverse tipologie in base al territorio di produzione, che è vastissimo, provando anche a razionalizzare il quadro delle denominazioni insistenti sullo stesso territorio. Un lavoro importante che prevediamo in 3/5 anni”.

State lavorando anche su altri vitigni autoctoni?
Il più interessante è sicuramente il ciliegiolo, un vitigno molto contemporaneo, versatile e identitario. In gioventù si gioca tutto sulla piacevolezza, ma sul medio-lungo periodo cresce in complessità.”.

Vendemmia Zona Montebottigli (ph Marco Marroni)
Vendemmia in zona Montebottigli (ph Marco Marroni)

Quali sono invece le prospettive per l’enoturismo?
Siamo abbastanza vergini. E lo dico in senso positivo, perché non siamo allineati con le grandi direttrici di flussi turistici e siamo poco strutturati nelle aziende (a parte alcuni casi di eccellenza), per cui si può solo crescere se c’è un grande potenziale. In fin dei conti è anche l’offerta che fa la domanda, per cui un sistema di accoglienza non rileccato può avere un suo perché, è più selvatico più romantico e autentico. Poi in termini di potenzialità del territorio la Maremma non ha paura di nessuno: è un posto straordinario e la natura è incredibile. Per questo noi dobbiamo promuovere non solo i vini, ma anche il contesto nel suo complesso. Contestualmente è necessario sensibilizzare le aziende sulla necessità di investire in infrastrutture”.

Lei è anche presidente di Avito, che riunisce i Consorzi toscani. Come vede il quadro dei rapporti in questo momento?
È il momento di fare delle riflessioni sull’opportunità di razionalizzare le denominazioni, perché in questo momento risultano molto spezzettate e con poca forza se prese singolarmente. Le tante, forse troppe denominazioni non riescono a fare massa critica e forse una razionalizzazione potrebbe consentire di gestire in maniera più efficiente la promozione. Credo che questo sia uno degli argomenti su cui ragionare nei prossimi anni”.

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