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Vista della Val di Cornia dall'azienda La Fralluca di Suvereto

Suvereto e Val di Cornia, quando l’identità del territorio conta

di Eugenia Torelli | 4 Dicembre 2023

Un viaggio tra vini e bellezze dell’estremo lembo della provincia di Livorno, che guarda l’arcipelago toscano e rivela un’anima enoica originale, capace di distinguersi dalla vicina Bolgheri.

La Val di Cornia è l’estremo lembo meridionale della provincia di Livorno, che prende il nome dall’omonimo fiume. Ricomprende i comuni di Campiglia Marittima, Monteverdi Marittimo, Piombino, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto.

Il fiume Cornia segna il punto di congiunzione tra la Maremma pisana e grossetana. Il territorio è prevalentemente collinare nell’entroterra e pianeggiante lungo la fascia costiera, fatta eccezione per il promontorio di Piombino che separa l’omonima città dal golfo di Baratti.

In questa terra è emersa negli ultimi vent’anni la produzione di vini che, a partire dalla fine del XX secolo, hanno avviato un percorso di ricerca della qualità. Attraversando boschi e vigneti, si possono raggiungere le cantine in bici o in auto, trovando sorsi e sapori di questa terra. E se la vicina Bolgheri ha fondato la propria fama sui cosiddetti supertuscan – i vini con taglio bordolese da vitigni internazionali come cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc – la proposta enoica più interessante della denominazione Suvereto e Val di Cornia sta proprio nella capacità di differenziarsi.

il borgo di Suvereto in Val di Cornia
il borgo di Suvereto in Val di Cornia

La combinazione del terreno ricco di minerali e il clima mite della costa toscana crea infatti un ambiente ideale per la coltivazione delle uve, conferendo ai vini una nota di mineralità e freschezza. E il risultato è molto interessante, quando queste peculiarità non vengono coperte da un affinamento in legno invasivo.

Forse un’attenzione maggiore ai vitigni autoctoni e una ricerca stilistica svicolata dalle influenze degli ingombranti vicini più a nord potrebbe dare alla denominazione una svolta che porti ad emergere il territorio nel calice, oltre che nella proposta enoturistica.

ripartizione su base vitigni del vigneto della val di cornia
superficie vitata che insiste nei sei comuni che compongono la Val di Cornia (Dati Artea)

ENOTURISMO A 360 GRADI
Tra Campiglia Marittima, Suvereto e Populonia, la Val di Cornia riserva la sorpresa incantata di tre tra i Borghi più Belli d’Italia. Scorci di collina e cielo, tra palazzi secolari e botteghe di artigiani, negozi tipici e osterie. Identità medievali, che diventano etrusche nella necropoli di Fufluna, che quale merita una visita per l’acropoli affacciata su Baratti. E poi ancora il parco archeologico di Populonia, il Parco Archeominerario di San Silvestro a Campiglia Marittima, che racconta la storia recente delle miniere della zona e offre tour guidati attraverso i cunicoli sotterranei, o lo splendido Calidario, ovvero un lago naturale al centro della (bella) struttura termale che rende Venturina Terme un posto da raggiungere senza se e senza ma.

Uno scorcio di campiglia marittima dai vigneti della val di cornia
Scorcio di Campiglia Marittima

In questo contesto ambientale, che i vigneti ricamano di colori differenti ad ogni stagione, l’esperienza del vino è importante, dato che molte delle aziende vitivinicole hanno costruito proposte enoturistiche intriganti. Si spazia dalle degustazioni guidate in cantina ai tour tra i vigneti, dalla vendemmia partecipata alle cene con abbinamento dei vini a piatti tipici della regione, ma in qualche caso anche all’accoglienza con pernotto tra le vigne.

UN CONSORZIO GIOVANE
Il lavoro sulla qualità del vino nasce da un percorso di sistema. E il giovane Consorzio Suvereto e Val di Cornia nasce dalla rinnovata voglia di comunità della filiera vitivinicola locale.

Già parte di una rete di imprese organizzata a Suvereto durante la pandemia, una ventina di aziende ha deciso di costituirsi in Consorzio nel 2021 per lavorare alla crescita delle tre denominazioni tutelate – Suvereto Docg, Rosso della Val di Cornia Docg e Val di Cornia Doc – e del territorio riferimento.

L’attuale Consiglio di Amministrazione è composto dal presidente Daniele Petricci, dai due vicepresidenti Simena Bisti e Stefano Casadei, e da quattro consiglieri: Jeanette Servidio, Lorenzo Brugali Niccolò Pini e Shizuko Maria Miyakawa. Attualmente il Consorzio conta 31 aziende iscritte, dislocate in tutta la Val di Cornia.

i vitigni rossi prevalgono nei vigneti di Suvereto e Val di Cornia
i vitigni rossi prevalgono nei vigneti di Suvereto e Val di Cornia

TRE DENOMINAZIONI “INTERNAZIONALI”
Le denominazioni attualmente tutelate sono tre.

Val di Cornia Doc, che ricomprende in tutto o in parte il territorio dei sei comuni della Val di Cornia, accanto al Bianco (vermentino minimo 50%) e al Rosato (sangiovese minimo 40%) prevede otto monovarietali: Ansonica, Ansonica passito, Vermentino, Cabernet sauvignon, Ciliegiolo, Merlot, Sangiovese, per produrre le quali è richiesta una percentuale minima pari all’85% del vitigno. Per l’Aleatico Passito è richiesto invece il 100% del vitigno

Suvereto Docg, riconosciuta nel 2011, interessa il territorio comunale e prevede merlot, cabernet sauvignon e sangiovese come tipologie monovarietali (minimo 85% del vitigno), a cui si aggiunge il blend tra cabernet sauvignon e merlot (da soli o congiuntamente minimo 85%).

Val di Cornia Rosso Docg, riconosciuta nel 2011, insiste sul territorio della valle e l’unica tipologia prevista ha una base ampelografica composta da sangiovese (minimo 40%), cabernet sauvignon e merlot (da soli o congiuntamente al 60%), da integrare con un 20% massimo di altri vitigni a bacca rossa.

DALLA SVOLTA DEGLI ANNI OTTANTA AI PREMIUM
La svolta per la vitivinicoltura locale arriva a metà degli anni Ottanta, quando Walter Gasperini, sindaco lungimirante del Comune di Suvereto, incarica l’enologo Marco Stefanini di guidare lo sviluppo vitivinicolo delle aziende, sulla scorta di una condotta enotecnica – la seconda in Italia – e di un vero e proprio disciplinare di produzione, orientato alla qualità.

Risuonavano forti le parole di Luigi Veronelli, che assaggiati i vini di zona ebbe a dire: “Materia prima eccezionale, ma trasformata e consumata male”.

Iniziava così la storia enologica moderna della Val di Cornia, avviata con l’etichetta comunale del Ghibello, poi Ghimbergo, e sancita ufficialmente dal riconoscimento dell’omonima Doc, avvenuto nel 1989.

Nel frattempo il territorio e i vignaioli hanno fatto un percorso lungo, articolato, che ha portato ad emergere brand importanti come Tua Rita, Casadei e Gualdo del Re, capaci di affermarsi a livello internazionale e di raccogliere premi dalle guide più rinomate, senza dimenticare una cantina come Petra che ha lasciato un segno evidente nella proposta eno(turistica) di queste terre. A loro fianco la capillare presenza di aziende familiari, legate a questi luoghi, che del vino (di qualità si intende) hanno fatto la loro missione.

degustazione dei vini prodotti a suvereto e in val di cornia
Alcune delle etichette prodotte a Suvereto e in Val di Cornia

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE
Curiosando tra i calici delle Doc Suvereto e Val di Cornia ci sono alcuni aspetti a cui occorre prestare attenzione. Il primo, come anticipato, è la vicinanza ad alcune denominazioni toscane di costa, che influenzano inevitabilmente lo stile dei vini. Il secondo riguarda la compresenza di vari tipi di aziende, che vanno da quelle di più lunga data alle più giovani, spesso avviate da chi, provenendo da lontano, si è innamorato di questi territori e ha deciso di investirvi. Una varietà che arricchisce l’insieme, ma che contribuisce anche a moltiplicare stili e interpretazioni dei vitigni, seppur entro i confini di una denominazione dalle piccole dimensioni.

Si incontrano così calici più concentrati e dalla più evidente influenza dell’affinamento, come quelli del Suvereto Docg “Boccalupo” de Il Falcone, del Suvereto Docg Sangiovese di Gualdo del Re e del “Buca di Cleonte” di Petricci e Del Pianta, del Suvereto Docg Cabernet Sauvignon “Quantisassi” de La Batistina, oppure del Val di Cornia Doc Sangiovese “Montepitti” di Rigoli. Sorsi corposi e imponenti, in cui le caratteristiche varietali dei vitigni emergono attraverso una fitta trama tannica, speziature e balsamicità tipiche della maturazione in legno.

Giocano invece su uno stile più snello e fruttato i vini de La Fralluca e di Tenuta di Monterufoli, di cui si segnalano rispettivamente il Suvereto Docg Sangiovese “Ciparisso” e il Rosso della Val di Cornia Docg “Poggio Miniera”, ma anche l’Albatrone Sangiovese di Toscana Igt di Petricci e Del Pianta.

Tra gli Igt del territorio, meritano un assaggio il Toscana Igt Petit Verdot “Filare 41” di Tenute Casadei, il Toscana Igt Rosso “Giusto di Notri” di Tua Rita e il Toscana Igt Syrah “Hide” de La Bulichella.

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