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Cavazza svela i cru autoctoni per guardare al futuro

di Gian Omar Bison | 3 Dicembre 2023

La nuova generazione alla guida dell'azienda Cavazza di Montebello, nel Vicentino, ripensa la propria identità a partire dai nuovi “cru” della linea Identità che fa rima con varietà autoctona.

Un passo alla volta. Un passo dopo l’altro, con la pazienza del contadino e la tenacia del maratoneta. La famiglia Cavazza, realtà vitivinicola vicentina nata nel 1928 tra i punti di riferimento dei Colli Berici e del Gambellara, ha lavorato alacremente nei decenni per raggiungere livelli qualitativi considerevoli sia in vigneto e in cantina. Dal rinnovamento degli impianti in vigna, al miglioramento tecnologico, all’allungamento dei tempi di affinamento, la ricerca non si è mai fermata.

Da Giovanni e Augusta a Domenico e Pietro. Da Domenico e Pietro a Giovanni, Luigi, Giancarlo e Francesco e da loro alla quarta generazione, composta dai cugini Stefano, Andrea, Mattia ed Elisa, che hanno raccolto l’eredità degli avi che oggi conta crca 130 ettari vitati e 600mila bottiglie distribuite per il 60% all’estero.

È una storia che portiamo avanti con orgoglio – rivela questa nuova generazione – e per questo, rispettosi della nostra storia imprenditoriale e tradizione enologica, abbiamo deciso di raccontarci in maniera più incisiva attraverso un forte rinnovamento di quella che è l’identità visiva”. Un percorso evolutivo che ha portato ad un progetto di rebranding con l’intento di dar luce a quelli che sono i valori dell’azienda Cavazza Wine.

Stefano e Mattia Cavazza
Stefano e Mattia Cavazza in bottaia

I CRU AUTOCTONI

Sono proprio i “cru” della linea Identità i primi prodotti che verranno svelati nei prossimi mesi. Prodotti dai vitigni autoctoni, come la garganega o il tai rosso, desiderosi di parlare trasversalmente alle generazioni di consumatori.

“La nuova identità visiva che abbiamo scelto rispecchia ciò che siamo oggi – spiega Stefano Cavazza – una realtà proiettata al futuro che però non vuole dimenticare i risultati raggiunti da chi ci ha preceduto. Il nostro processo di rinnovamento è iniziato da alcuni anni. Abbiamo voluto fare un ulteriore passo per far conoscere sempre di più le nostre produzioni, i nostri valori e il nostro impegno per il territorio che portiamo avanti ogni giorno”.

DUE TERRITORI, DUE TERRENI

I territori di produzione delle uve sono situati su due zone vitivinicole completamente differenti dal punto di vista del microclima e del terroir. Da una parte ci sono le colline di Gambellara di origine vulcanica, principalmente basaltiche, che riflettono un’impronta minerale ai vini. Dall’altra parte ci sono i Colli Berici con i vigneti situati nel comune di Alonte, dove le colline hanno origine marina e il suolo, con roccia calcarea, e terreni di argille rosse è vocato alla produzione di vini a bacca rossa.

Le origini dell’azienda sono radicate in terra di Gambellara: i vigneti acquisiti dal secondo dopoguerra arrivano oggi a circa quaranta ettari nella denominazione. La garganega è il vitigno autoctono che ha trovato in questa terra vulcanica il suo nutrimento fondamentale. La zona di Gambellara è ricchissima di minerali come basalto, ferro, magnesio e potassio, e di ulteriori micro elementi che fungono da nutrimento per le viti e da barriera naturale contro le malattie del suolo. Le rocce vulcaniche su cui si sviluppano i vigneti sono fondamentali per l’apparato radicale, poiché caratterizzate da macro porosità che consentono di immagazzinare risorse idriche fino al 100% del loro peso, rilasciando l’acqua molto lentamente.

Elisa e Andrea Cavazza
Elisa e Andrea Cavazza in vigneto

Nel corso degli anni ‘80, con l’acquisizione dei vigneti di Alonte, si gettano le basi per l’evoluzione dei vini della cantina grazie alla zona Colli Berici, caratterizzata dalla purezza della pietra berica. Da allora Tenuta Cicogna è diventato un progetto per valorizzare le potenzialità di questo terroir.

In queste zone le radici delle vigne affondano su antiche colline emerse ben 60 milioni di anni fa, sotto a fossili marini e sassi calcarei, in cui la terra nasconde una miniera di minerali fondamentali per la vita delle piante come potassio, magnesio e ferro.

SOSTENIBILITÀ IN VIGNA E IN CANTINA

L’azienda compie scelte importanti e significative che inseguono sempre l’equilibrio e la qualità dei prodotti: l’alta densità (4.000 piante) per ettaro, la potatura verde, la selezione delle gemme, la doppia vendemmia a seconda del grado di maturazione, la vendemmia manuale in casse, l’irrigazione di soccorso per evitare che la pianta vada in sofferenza, compiuta esclusivamente nella fase precedente all’invaiatura.

Quando si parla di sostenibilità, l’azienda fa riferimento ad una serie di scelte che hanno l’obiettivo di tutelare la terra e il paesaggio in cui vengono prodotti i vini. Innanzitutto la certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) tra rotazione colturale e sovescio, poi c’è un focus sulla biodiversità con fasce di vegetazione arboreo-arbustiva intorno ai vigneti, arrivando all’investimento sul fotovoltaico per arrivare alla completa autosufficienza energetica.

APPUNTI D’ASSAGGIO

Bocara Gambellara Classico Doc

Uvaggio: garganega 100%

Vinificazione: pressatura soffice, fermentazione in acciaio, permanenza di tre mesi sulle fecce fini; affinamento in bottiglia

Bocara_cavazza

Corallo Tai Rosso Colli Berici Doc

Uvaggio: tai rosso 100%

Vinificazione: fermentazione sulle bucce in acciaio per 10 giorni

Affinamento: 6 mesi in barrique di rovere francese e 6 mesi in cemento prima del imbottigliamento

Corallo_cavazza

Merlot Colli Berici Doc

Uvaggio: merlot 100%

Vinificazione: fermentazione sulle bucce per 12 giorni in acciaio

Affinamento: 12 mesi in barrique e successivamente in bottiglia

Merlot_cavazza

Capitel Recioto di Gambellara classico Docg

Uvaggio: garganega 100%

Vinificazione: torchiatura manuale e fermentazione in barrique

Affinamento: 2 anni in barrique e poi in bottiglia

Capitel_cavazza

Il Bocara, garganega in purezza così come del Corallo, tai rosso in purezza, hanno un’impronta organolettica caratteristica, in particolare nella componente olfattiva, che rende distinguibile la versione Cavazza su queste varietà. In particolare il Tai Rosso rivela una trama delicata, setosa, dai profumi floreali e dal corpo di media robustezza.

Il viaggio nel Merlot ne fa apprezzare le grandi capacità evolutive: dal frutto rosso quasi maturo, ancora un po’ croccante, del 2018, alla confettura del 2008, sommata, in quest’ultimo, ai sentori di spezie, tabacco dolce, balsamici e mentolati.

Il Capitel resta una graditissima conferma con la suadenza e beva del Gambellara passito di casa.

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