
CEEV e UIV bacchettano l’UE sulla nuova etichettatura delle bottiglie di vino: “ha creato caos, serve modifica urgente o milioni di etichette già stampate da buttare e migliaia di imprese a rischio infrazione”.
Un'economia europea da 147 miliardi di dollari l'anno rischia di essere messa fuori gioco da un cavillo legislativo, con centinaia di milioni di etichette già stampate pronte ad andare al macero, milioni di bottiglie di vino già immesse sul mercato potenzialmente “fuorilegge” e migliaia di imprese che si ritroveranno a rischio infrazione.
Il pesante allarme viene lanciato da Comité Vins – CEEV (il Comitato europeo delle aziende vitivinicole) e UIV, che condannano senza mezzi termini le norme relative alla nuova etichettatura del vino stabilite, o meglio ribaltate di sana pianta, dalla Commissione Europea, definendo la situazione un “caos” e chiedendo una retromarcia urgente con la modifica delle linee guida pubblicate questa mattina.
Il Regolamento (UE) 2021/2117 pubblicato il 6 dicembre 2021 impone, a partire dall'8 dicembre 2023, l'etichettatura obbligatoria dell'elenco degli ingredienti e della dichiarazione nutrizionale dei vini e dei prodotti vitivinicoli aromatizzati. Tuttavia, la legislazione dà ai produttori la possibilità di rendere disponibile la dichiarazione nutrizionale completa e l'elenco degli ingredienti per via elettronica (e-label). Le aziende hanno accolto con favore questo nuovo regolamento che fornisce un modo adeguato per informare i consumatori e si sono impegnate a implementarlo rapidamente.
Ora, però, tutto rischia di cambiare nuovamente. “Considerando i lunghi tempi necessari per preparare le informazioni, modificare il design delle etichette e stamparle, le aziende vinicole dell’Ue hanno iniziato molti mesi fa a prepararsi per rispettare la scadenza - spiega Mauricio González Gordon, presidente CEEV - Stimiamo che oggi siano già state stampate diverse centinaia di milioni di etichette, molte delle quali già sugli scaffali”.

Le linee guida Ue sull'etichettatura rese note oggi contengono, come evidenziato da CEEV e UIV, una nuova interpretazione del regolamento OCM vino, in cui si afferma che la presentazione di un codice QR dovrebbe essere chiara per i consumatori per quanto riguarda il suo contenuto e che il codice deve essere identificato sull'etichetta con il termine “ingredienti”, aggiungendo incertezza riguardo al regime linguistico da applicare.
Se fino a ieri, infatti, era inteso comunicare la lista degli ingredienti attraverso un QR code con la lettera “i” (di informazione), oggi la Commissione ha imposto l’inserimento – contro la volontà dei principali paesi produttori – anche del termine “ingredienti”.
In tal modo, secondo CEEV e UIV la nuova interpretazione della Commissione mina drammaticamente il principio della certezza del diritto e delle legittime aspettative degli operatori economici e ignora la volontà politica espressa dai colegislatori all’adozione del regolamento (UE) 2021/2117.
Di fatto, la pubblicazione di queste linee guida a sole due settimane dall’entrata in vigore rende impossibile l’adeguamento degli operatori economici e ignora inoltre il principio di proporzionalità tra libera circolazione delle merci, competitività e informazione dei consumatori.
“L’interpretazione è pura burocrazia - prosegue Mauricio González Gordon - Ciò va contro lo spirito del regolamento, mette a repentaglio il mercato unico dei vini e interpreta in modo sproporzionato i regolamenti sull'OCM e sulle informazioni sugli alimenti ai consumatori. L'interpretazione cancella il principale vantaggio apportato dal sistema di etichettatura elettronica. Stiamo valutando tutte le possibili strade per salvaguardare il mercato unico e gli interessi delle aziende vinicole fornendo al contempo adeguate informazioni ai consumatori”.
“La burocrazia della Commissione europea colpisce ancora una volta il vino dell’Unione e, a due settimane dall’adozione della nuova normativa sull’etichettatura (in vigore dall’8 dicembre), cambia le carte in tavola pubblicando linee guida che di fatto azzerano quanto accordato” rincara Unione Italiana Vini.

“C’è un’Europa che a volte si fa matrigna con le sue imprese e purtroppo ciò sta accadendo sempre più spesso con quelle del nostro settore – evidenzia con amarezza il segretario generale UIV Paolo Castelletti – Le aziende vinicole, assieme a UIV, sono da sempre sostenitrici della trasparenza nei confronti dei consumatori, come dimostra il fatto che, per primo, l’intero comparto abbia già adottato quanto previsto dal Regolamento Ue 2021/2117. Oggi un dietrofront, con la sorpresa di una nuova interpretazione al regolamento che rappresenta un buco nero sul futuro delle nostre imprese”.
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