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L’indagine sulle imprenditrici vinicole condotta da Marta Galli e presentata a Firenze per il 35esimo dell’associazione Le Donne del Vino rivela un universo che opera per la salvaguardia del territorio

Donne del vino, il 94% si racconta attraverso il territorio

di redazione | 24 Novembre 2023

L’indagine sulle imprenditrici vinicole, condotta da Marta Galli e presentata a Firenze per il 35esimo dell’associazione Le Donne del Vino, rivela un universo che opera per la salvaguardia del territorio.

Quasi una imprenditrice su due (44,7%) del mondo del vino ha ripristinato costruzioni preesistenti per avviare la propria attività, il 44% ha la sede in un edifico storico, mentre il 96,6% ritiene necessario restaurare le costruzioni antiche piuttosto che edificarne di nuove.

E chi lo fa si affida per il 56,1% a imprese locali.

Le donne del vino mostrano il loro volto di “sentinelle” del territorio, custodi e valorizzatrici del contesto in cui operano inteso come storia locale, architetture, paesaggio, cultura materiale legata all’enologia e agli alimenti.

Infatti il 94% usa proprio la storia locale per raccontarsi e contestualizzare i propri vini.

Nessun altro comparto produttivo ha una simile attitudine nella salvaguardia dell'ambiente di appartenenza.

È quanto emerge dell’indagine Donne, vino e salvaguardia dell’identità culturale dei territori del vino condotta da Marta Galli, direttore operativo dell’Osservatorio Sustainable Wine Business and Enogastronomic Tourism dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presentata a Firenze in occasione del 35esimo anniversario delle Donne del Vino, l’associazione di enologia al femminile più grande del mondo, nata nel 1988 nel capoluogo toscano e che conta oggi 1100 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste.

Le Donne del Vino sono in tutte le regioni italiane coordinate in delegazioni, promuovono indagini sul gender gap nelle cantine e sull’uso del vetro leggero e azioni in favore della salvaguardia dell’identità locale e del patrimonio storico del vigneto italiano.

Promuovono inoltre il turismo del vino e contrastano la violenza sulle donne con raccolte di fondi, convegni e azioni di sensibilizzazione.

Quasi una imprenditrice su due (44,7%) del mondo del vino ha ripristinato costruzioni preesistenti per avviare la propria attività, il 44% ha la sede in un edifico storico, mentre il 96,6% ritiene necessario restaurare le costruzioni antiche piuttosto che edificarne di nuove
la presidente nazionale delle Donne del Vino Daniela Mastroberardino

“Un segno di speranza in un paese dove le alluvioni vengono amplificate da un eccessivo sfruttamento del suolo e i ‘non luoghi’ sono sempre più diffusi - dice la presidente nazionale delle Donne del Vino Daniela Mastroberardino - Resta da vedere se a quella del campione di 237 socie produttrici intervistate per l’indagine corrisponda un’uguale attitudine virtuosa dei colleghi maschi, ma vogliamo sperare di sì”.

“L’indagine ha portato alla luce un aspetto ancora inesplorato dell’attività di chi produce, vende o fa consumare il vino: l’attitudine a conservare l’identità e la cultura locale per usarla nello storytelling delle bottiglie" commenta Donatella Cinelli Colombini, past president nazionale e delegata delle Donne del Vino Toscane.

Per quanto riguarda la salvaguardia della biodiversità e della cultura materiale le Donne del Vino costituiscono un esempio virtuoso da imitare: il 96,9% usa vitigni autoctoni nella produzione dei propri vini e oltre la metà punta proprio su quelli per raccontarsi.

Altrettanto plebiscitario (94,5%) è l’utilizzo di alimenti e ricette locali in abbinamento alle bottiglie, evidenziando un bisogno di identità e radici che va a vantaggio della salvaguardia degli antichi saperi.

“I risultati di questa ricerca presentata dall’Associazione Donne del Vino – sottolinea la vicepresidente della Regione Toscana e assessore all’Agricoltura Stefania Saccardi - confermano l’attenzione e la professionalità di cui la Toscana è stata sempre portatrice in agricoltura che, come vediamo, ha plasmato il paesaggio rurale e dato vita a un repertorio di saperi immateriali come tradizioni, abitudini, leggende, ma anche saperi materiali come architetture e strumenti. Nella viticoltura, in particolare, si fa strada sempre di più la sensibilità propria delle donne. E non è un caso che gli agricoltori della nostra regione abbiano dimostrato una precoce apertura rispetto ai temi della sostenibilità, aspetto che nelle politiche della Regione ha un ruolo centrale. Un tema destinato a crescere ulteriormente in futuro grazie anche al contributo, all’impegno, alla lungimiranza e sensibilità delle Donne del Vino”.

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