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L'altra Borgogna, vigneti di Chartron et Trébuchet

L’altra Borgogna nei calici di GCF

di Eugenia Torelli | 24 Ottobre 2023

Il gruppo di Famille Helfrich punta sulle denominazioni meno note per intercettare i potenziali consumatori dei vini di Borgogna.

Borgogna sì, ma un’altra. Quella di appellation che, rispetto alle più blasonate, ricercate, apprezzate e “prezzate”, sono finora rimaste più in disparte e che qualcuno potrebbe definire “minori”.

Dipende tutto dai punti di vista e soprattutto dagli obiettivi. Les Grands Chais de France, maxi gruppo vitivinicolo francese della famiglia Helfrich, sta puntando proprio sulle denominazioni meno conosciute della regione per offrire un’alternativa ai consumatori, aggirando lo scoglio del prezzo e del numero limitato di referenze che esclude molti potenziali (seppur ben disposti) clienti target dall’acquisto dei grandi cru. Ben disposti perché, come sottolinea Romina Romano, country manager Italia del gruppo, queste referenze: “puntano a un consumatore che già conosce la Borgogna, preparato e pronto anche solo ad assaggiare questi vini, perché lo scoglio più grande che troviamo è il non provare ad assaggiare qualcosa che non si conosce”.

Tra chi potrebbe trarre nuovi spunti da questo tipo di offerta ci sono proprio i giovani appassionati, un target che spesso resta tagliato fuori dal posizionamento non sempre accessibile delle referenze più celebri. “C’è una vera e propria tendenza da parte dei giovani – dice la Romano – Il consumatore italiano medio (di vino, ndr), soprattutto i giovani, è molto preparato sul vino ed essendo molto preparato è più curioso e più pronto ad assaggiare qualcosa di nuovo. C’è sicuramente una tendenza dalla parte dei giovani”.

Ascolta l’audio intervista a Romina Romano
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Romina Romano, country manager di Les Grands Chais de France
Romina Romano, country manager di Les Grands Chais de France

GCF E LA BORGOGNA
Sono diversi i brand borgognotti all’interno del portafoglio di Famille Helfrich e tra questi ci sono Chartron et Trébuchet, Moillard, Domaine Rolan Sounit, Clos de Chevigne e Domaine du Chapitre. Proprio questi ultimi due sono tra le acquisizioni più recenti nella zona, il primo con 25 ettari di cui 15 nella denominazione Saint-Véran, mentre sei sono gli ettari acquistati nell’ultimo anno anche nel Beaujolais sotto la proprietà Domaine du Chapitre.

Se il fatturato di GCF in Italia ha toccato i 6 milioni e 800 mila euro nel 2022 con una moderata crescita anche nei volumi, la voce che riguarda i vini della Borgogna si dimostra altrettanto positiva. Sono 120mila le bottiglie vendute nel 2022 per un giro d’affari di 921mila euro e la stima per il 2023 è di chiudere in rialzo, con 186mila bottiglie e superando il milione di euro. Il volume del 2022 è infatti già stato superato tra il primo gennaio e il 30 agosto di quest’anno, con 124mila bottiglie vendute in 8 mesi. Tra questi vini non ci sono soltanto rossi e bianchi fermi, ma anche i Crémant di Borgogna, verso i quali il gruppo registra una crescita di interesse.

In tutto saranno messe all’asta 11 bottiglie, 39 magnum e 7 jeroboam, suddivise in 50 lotti che coprono denominazioni ricercate dagli intenditori dei terroir francesi

GRANDI CRU ALLA PROVA DEL CLIMA E POSSIBILITÀ DI INVESTIMENTO
Un codice è una convenzione che aiuta rendere intelligibile qualcosa e così è anche per il sistema di codifica delle denominazioni, Borgogna inclusa. Quando però un codice si applica a un panorama così mutevole come quello agricolo (soprattutto ultimamente), non è così facile mantenerlo inalterato. “Le zone di produzione così codificate chiaramente fanno riferimento a un clima che non è più tale da un po’ di tempo, quindi stiamo assistendo a una scalata da parte delle denominazioni più alla base della piramide, che invece stanno crescendo sotto il punto di vista qualitativo – spiega il master of wine, Gabriele GorelliSe guardiamo indietro a quelle che sono state le buone annate, ne troviamo sempre di più via via che ci avviciniamo ai nostri giorni. Esiste una capacità di adattamento del viticoltore, ma è una capacità finita”.

Mentre però l’asticella qualitativa, favorita dal cambiamento climatico, si sposta abbracciando nuove aree della Borgogna, per adesso chi investe in grandi vini non sembra ancora seguire questo trend. Secondo Gorelli, il mercato resta infatti più sensibile alle disponibilità di vino in termini di volumi. “Stiamo vedendo già una flessione nel mercato dei fine wine, che i vini di Borgogna avevano in qualche modo trainato per anni, perché le quantità si stavano riducendo, mentre oggi siamo in un momento di stasi perché veniamo da una vendemmia 2022 con buoni volumi, ma di alta qualità e ci proiettiamo in un 2023 altrettanto significativo”. In tutta risposta si punta sempre di più sul brand del produttore che sulla denominazione. “Tanti si stanno spostando verso vigneron specifici, al netto delle denominazioni, nuovi nomi a partire da prezzi molto più ragionevoli ma con grande potenzialità di crescita”, dice Gorelli.

Ascolta l’audio intervista a Gabriele Gorelli, master of wine
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Gabriele Gorelli durante la degustazione di vini di Borgogna di GCF
Gabriele Gorelli durante la degustazione di vini di Borgogna di GCF

I BRAND GCF NEL DETTAGLIO E NEL CALICE

Clos de Chevigne
Clos de Chevigne si trova Situato nella Borgogna meridionale, più precisamente nella regione del Mâconnais. I vigneti del Cru Saint-Véran sono divisi in due aree: a nord, i comuni di Davayé e Prissé, a sud i comuni di Chânes, Chasselas, Leynes, Saint-Vérand e Solutré-Pouilly. Entrambi si trovano alle pendici del massiccio del Solutré. Sul versante occidentale di queste rocce, nei terreni più antichi (Lias), i pendii ripidi sono costituiti da marne grigie. Qui si trovano le viti esposte a sud e a ovest di Chasselas e Leynes. Sui dolci pendii del versante orientale delle rocce, domina il calcare marnoso (vigneti esposti a est di Prissé e Davayé). A Chânes e Prissé, sulla riva sinistra della Petite Grosne, le viti sono piantate su calcare, spesso coperte da uno strato di argilla gessosa simile a selce.

Saint-Véran Les Plantés Blanc 2022
Zafferano, pesca matura, e burro al naso, verticalità e durezze al palato, tra acidità asprigna e sapidità intensa. Dinamico e assertivo.

Borgogna, Clos de Chevigne, Saint Veran Les Plantés

Saint-Véran Les Morats Blanc 2022
Frutto asprigno, e sensazioni educate di affinamento in legno, balsamicità mentolata. Al palato gioca tra l’acidità e una morbidezza voluttuosa, in cui l’affinamento fa ancora capolino. In chiusura, un accenno di tannino.

Borgogna, Clos de Chevigne, Saint Veran Les Morats

Chartron Et Trébuchet
Situato nel cuore del Triangolo d’Oro della Côte de Beaune, con 18 ettari di vigneti, Chartron et Trébuchet ha un’ampia gamma di vini, che spazia dai regionali ai Premier Cru, fino ai Grand Cru, che incarnano uno stile classico rivisitato con accento moderno. Si aggiungono oltre 45 ettari di vigneti nella regione di Chablis e due siti di vinificazione, la Chapelle Vaupelteigne e Ligny en Châtel.

Santenay Rouge 2020
Visciola croccante e una sensazione boisée che confonde il frutto assieme a note di humus, ferro. Al palato frutto acido, asprigno ed erbaceo, il legno si sente e deve ancora integrarsi, ma non è invasivo. Il tannino delicato, lascia la bocca fruttata

Borgogna, Chartron Et Trébuchet, Santenay Rouge

Ladoix Rouge 2020
visciola più intensa e più profonda, sensazione di sottobosco. Palato fresco e croccante, quasi pepato, profondo, c’è una sensazione di maggior integrazione del legno. Polpa e carattere.

Borgogna, Chartron Et Trébuchet, Ladoix Rouge

Ladoix Blanc 2020
Mela Golden, pesca e una parte burrosa e grassa in cui si intuisce la fermentazione malolattica, vaniglia e una nota fumé. Il palato è spesso e voluminoso, con una sensazione tostata di caffè che resta su finale assieme al sale.

Borgogna, Chartron Et Trébuchet, Ladoix Blanc

Montagny Premier Cru Les Bouchots Blanc 2018
Naso lieve e riservato, accenni di pesca gialla e pepe bianco. Al palato riserva volume, con buon equilibrio rispetto all’acidità e alla sapidità. In chiusura si avverte una delicata sensazione di affinamento.

Borgogna, Chartron Et Trébuchet, Montagny Premier Cru

Domaine Du Chapitre
Il Domaine du Chapitre si trova a La Chapele-de-Guinchay, nella regione del Mâconnais, nel sud della Borgogna, al confine con il Beaujolais. Dai 26 ettari della tenuta si producono vini di Borgogna (Bourgogne Chardonnay, Mâcon-Villages) e Beaujolais (Morgon, Fleurie e Beaujolais-Villages) ed è in corso un’operazione di rinnovamento dei vigneti e delle infrastrutture, con 15 ettari classificati Dop. Nel Medioevo il Domaine du Chapitre apparteneva ai monaci dell’abbazia di Cluny, importanti proprietari terrieri che sulle loro terre producevano vino inizialmente per celebrare la messa, salvo poi gradualmente migliorare la viticoltura, la qualità e le rese. Oggi il Domaine du Chapitre, dopo molte generazioni, la tradizione del vino continua.

Fleurie Rouge 2022
Amarena intensa e mirtillo, che ritornano al palato assieme a una salinità piacevole sui lati della lingua. Chiude su sensazioni di sottobosco, con l’increspatura di un tannino vellutato.

Borgogna, Domaine Du Chapitre, Fleurie Rouge

Moulin-à-vent Rouge 2022
Frutto intenso e diretto, quasi un naso da Nuovo Mondo. Il sorso è deciso, fresco, goloso, animato dalla speziatura pepata del tannino, che aumenta il grip arrivando a una chiusura lievemente amaricante, che ricorda la cenere. Gustoso.

Borgogna, Domaine Du Chapitre, Moulin-à-vent Rouge

Domaine Moillard
Moillard, che storicamente ha sede a Nuits-Saint-Georges nella Côte de Nuits, offre i vini del domaine (Côte de Nuits e Côte de Beaune) e una firma tradizionale di vini di Borgogna. Le antiche memorie di Nuits-Saint-Georges attestano che la famiglia Moillard possedeva vigneti già prima della Rivoluzione Francese e oggi il domaine si estende su quasi 20 ettari tra la Côte de Nuits e la Côte de Beaune, da Nuits-Saint-Georges a Volnay. La metà dei vini prodotti qui sono Premier Cru. I suoi vini sono prodotti secondo la tradizione della Borgogna. I rossi sono ricchi di colore e concentrati, grazie a un’estrazione controllata, che conferisce struttura, potenza e potenziale di invecchiamento. Nei bianchi Moillard cerca aromi complessi ed equilibrio.

Cote de Nuits Villages Vieille Vignes Rouge 2020
Amarene dolci, un filo di vaniglia, naso maturo e seducente, per un sorso di freschezza e grande sapidità, guidata da un tannino che resta a lungo al palato. Accattivante.

Borgogna, Moillard, Cote de Nuits Villages Vieille Vignes Rouge

Chorey-Les-Beaunes Vieille Vignes Rouge 2020
Il naso ci mette un po’ a distendersi, e lascia appena avvertire la una ciliegia succosa. Il palato è salato, e in un secondo momento si avverte l’attacco del tannino presente e compatto, che asciuga il palato e lascia il finale balsamico.

Borgogna, Moillard, Chorey-Les-Beaunes Vieille Vignes Rouge

Savigny Les Beaune Vieille Vignes Rouge 2020
Naso di ciliegia carnosa e balsamicità, una caramella all’eucalipto. Palato vellutato e succoso, un sorso materico, tra tocchi di pepe e zenzero. Appagante.

Borgogna, Moillard, Savigny Les Beaune Vieille Vignes Rouge

Beaujolais Blanc 2022
Pesca matura, un velo di burrosità e crema chantilly. Palato vellutato e fresco, sale. Molto piacevole. Calza la definizione di “Chardonnay comfy”, data da Gabriele Gorelli.

Borgogna, Moillard, Beaujolais Blanc

Domaine Roland Sounit
Il Domaine Roland-Sounit è un sito di vinificazione molto moderno di 16 ettari, nel cuore della Côte Chalonnaise, a Rully. Il sottosuolo è argilloso-calcareo ed è ricoperto da un terreno molto sassoso. Qui vengono prodotti i vini delle denominazioni regionali Bourgogne Aligoté e Bourgogne Chardonnay, assieme a quelli delle denominazioni della Côte Chalonnaise, come Rully (bianco e rosso), Rully 1er Cru “Meix Cadot” (bianco) e Mercurey (rosso).

Rully Blanc 2020
Agrume, pesca e burro, per un palato polposo e incisivo, con piccantezze che chiamano lo zenzero e il pepe bianco. Sul finale riemerge l’agrume.

Borgogna, Domaine Roland Sounit, Rully Blanc

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