
Grazie a una recente modifica del disciplinare, il mondo dei Franciacorta Rosé abbraccia la scienza e cambia i metodi di misurazione delle sue varietà cromatiche. Intanto volando le vendite in Giappone.
La scienza entra nelle cantine del Franciacorta.
Grazie a una recente modifica del disciplinare, il mondo dei Franciacorta Rosé si evolve inserendo nuovi parametri e metodi per la misurazione delle sue varietà cromatiche.
Nel frattempo, nei primi otto mesi del 2023 volano le vendite del rosato in Giappone (+50%), a fronte di 1,2 milioni di bottiglie prodotte.
E proprio riguardo al colore, tratto distintivo di questo vino, la sua misurazione d’ora in poi potrà avvenire tramite un metodo scientifico, e non più solo basandosi sull’occhio umano.
Nello sviluppo di questo progetto ha contribuito anche il mondo accademico: i Comitati Intersettoriali di Ottica (CIE) ed enologici (OIV) hanno spolverato la colorimetria tristimolo, realizzando un modello scientifico di misurazioni basato su una scala semplice e intuitiva, che esprime il colore come la risultante dei livelli di rosso (a*) e giallo (b*), intensità (C), sfumature (H) e luminosità (L).
Di questa misurazione, più puntuale ed accurata, beneficeranno staff tecnici, uffici commerciali, grafici e reparti di comunicazione e marketing, rendendo ora possibile una valutazione delle tonalità e delle peculiarità delle diverse annate e magari, un giorno, riuscendo a trovare anche una correlazione tra colore e sapori.
Il Franciacorta Rosé è una tipologia richiesta dal mercato nazionale ed internazionale: a fine 2022 le vendite annuali ammontavano a 2 milioni di bottiglie, pari al 10% delle vendite totali.
Ad agosto 2023, le bottiglie di Rosé vendute sono 1,2 milioni, pari al 12,2% delle vendite totali.
A fronte di volumi stabili rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, risultano interessanti le performance di crescita dei Rosé millesimati: in Giappone la vendite in relazione allo stesso segmento del 2022 sono aumentate del 50%.
Ma l’innovazione non può prescindere dalla sostenibilità: ecco perché, in quest’ottica, il Consorzio Franciacorta ha varato il progetto F.A.Re.Su.BIO, che ha coinvolto diversi atenei e una ventina di aziende del territorio lombardo, con l’obiettivo di raccogliere dati sulla composizione chimico-fisica e biologica dei suoli e della biodiversità, mettendoli in relazione con le scelte gestionali per renderle più performanti e sostenibili.
“Siamo orgogliosi di essere tra le denominazioni più innovative, introducendo un metodo per primi in Italia, come accaduto nel 2008 con la Riserva Vendemmiale - spiega Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta - Siamo consapevoli che il mondo stia cambiando e non possiamo stare a guardare, ma dobbiamo essere al passo con i tempi, portando avanti di pari passo i concetti di innovazione e sostenibilità. L’uno non può prescindere dall’altro. E lo dobbiamo non solo al consumatore finale, ma anche al territorio che ci circonda, che ci permette di ottenere e lavorare un prodotto di altissima qualità riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Anche in questo caso la nostra innovazione sarà a beneficio di tutto il settore”.

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