
Alla Milano Wine Week Federvini ha presentato i dati Nomisma, Mediobanca e Tradelab sull’andamento di mercato e sui consumi del vino italiano nel 2022. Export cresce in Horeca e fasce premium.
Sui mercati internazionali vincono le imprese più strutturate, capaci di trascinare l’export del vino italiano nel 2022 a una crescita del +12% in valore sul 2021 e a una prima parte dell’anno in corso che si attesta sui 3,7 miliardi di euro, con un conseguente aumento del +9,1% dei fatturati.
L’eccellenza è rappresentata dalle 526 etichette italiane Dop e Igp, il 16% del totale in Europa: attraverso di loro, il vino italiano rivendica il proprio ruolo economico e sociale.
Le prospettive e le sfide per il vino italiano nel quadro dell’internazionalizzazione e il ruolo che riveste nella cultura e nella società sono stati al centro dell’appuntamento Wine Agenda organizzato da Federvini alla Milano Wine Week.
All’incontro sono stati presentati i dati sull’andamento del settore e sui consumi, illustrati da Mediobanca, Nomisma e Tradelab.
L’analisi presentata dall’area studi di Mediobanca evidenzia come nel 2022 l’inflazione abbia spinto i fatturati del settore, pur spiegando solo i tre quarti della crescita delle imprese vinicole, che ha fatto segnare complessivamente un +9,1%, concentrandosi in particolare sul canale horeca (+19,9%) e sulle fasce premium (+13,7%).
A tale andamento è corrisposta però una contrazione dell’Ebit margin (margine operativo netto), passato dal 5,8% (valore medio 2015 – 2019) al 4,6% (2022).
La fotografia tracciata da Mediobanca evidenzia nel complesso buoni valori di solidità patrimoniale per le imprese vinicole e migliori prospettive di crescita, in particolare sui mercati internazionali, per quelle di maggiori dimensioni.
Per la filiera vitivinicola l’internazionalizzazione continua a registrare ottime performance e si conferma una priorità strategica come dimostrano anche i dati elaborati da Nomisma, da cui si evince che nel 2022 il vino italiano ha segnato un valore in export pari a 8 miliardi di euro (+12%), mentre per il primo semestre del 2023, come detto, la stima è di circa 3,7 miliardi.
Il vino è quindi sempre più un prodotto globalizzato che deve continuare a crescere per vincere le sfide di nuovi paesi esportatori e competitor.
Nonostante questo, è proprio dal contesto internazionale che provengono i segnali di maggiore criticità, dovuti alle dinamiche inflazionistiche, all’innalzamento dei tassi di interesse da parte della BCE e a un rallentamento dell’economia globale e in particolare dell’eurozona.
Un quadro caratterizzato da maggiori difficoltà di accesso al credito e a strumenti finanziari e, soprattutto per le imprese vinicole orientate ai mercati internazionali, dalle continue nuove certificazioni richieste e da ostacoli di diversa natura nell’export.
INDICAZIONI GEOGRAFICHE NODO DA RISOLVERE
Restano inoltre ancora irrisolte problematiche legate alla protezione della proprietà intellettuale e della tutela delle Indicazioni Geografiche dei prodotti di qualità e in particolar modo delle eccellenze italiane, spesso soggette a fenomeni di imitazione e contraffazione.
Aspetti che, insieme a quelli relativi alla revisione del regolamento sugli imballaggi e dell’etichettatura dei vini, chiama in causa in primo luogo le istituzioni comunitarie e nazionali per mettere a sistema una solida strategia di diplomazia economica.
A questo si aggiungono approcci proibizionisti esagerati, come quello irlandese degli alert sanitari sulle etichette, rispetto al quale l’Italia invece ha molto da poter dire grazie alla sua cultura del bere moderato, facendo da testa di ponte nel contrastare la deriva proibizionista in atto.
Per sostenere l'export del vino italiano occorre in sostanza promuovere il Belpaese come modello di riferimento al quale guardare, per l’approccio al consumo moderato che costituisce, come rivela l’indagine sulle abitudini di consumo degli italiani presentata da TradeLab, un valore sociale e di promozione dell’economia e dei territori e un’esperienza largamente diffusa in Italia, con l’86% del campione che fa un uso moderato di vino e il 78% che sempre o quasi lo accompagna al cibo e lo associa a momenti di convivialità.

“Il vino è un patrimonio umano che rappresenta un portato di storia, cultura e tradizioni millenarie. Oggi assistiamo a livello internazionale ad un attacco proibizionista che viene brandito pericolosamente e che rischia di danneggiare una filiera strategica per la nostra industria agroalimentare - commenta Micaela Pallini, presidente di Federvini - Credo che la nostra risposta debba essere fondamentalmente culturale, promuovendo lo stile di vita mediterraneo, declinato al principio della moderazione e del consumo conviviale del vino e in generale delle bevande spiritose”.
“Abbiamo di fronte a noi sfide globali considerevoli che interessano in modo diretto l’operato delle nostre imprese, i nostri territori, la nostra cultura e il nostro modo di vivere la socialità - dichiara Ettore Nicoletto, vicepresidente del Gruppo Vini di Federvini e President & Ceo di Angelini Wines and Estates - Il vino italiano è un’eccellenza che nel mondo è riconosciuta ed apprezzata: suscita l’emozione dell’empatia territoriale ed è connessa ad un lifestyle incentrato sulla cultura del bere di qualità. Va tutelata in tutte le sedi con fermezza, continuità e con il supporto delle istituzioni”.
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