
La scomparsa di Cecchetto, che ha dedicato la vita a riportare titoli di nobiltà al “vin rabbioso” cantato dal Ruzzante. La sua passione per il raboso del Piave lascia una traccia indelebile.
Ci sono notizie che non si vorrebbe mai sentire né leggere. La morte di Giorgio Cecchetto è una di queste.
Di lui abbiamo scritto e raccontato un po’ tutti noi amanti dei suoi vini e del suo Raboso in particolare. A lui e alla sua capacità di accogliere e coinvolgere tutti indistintamente per spiegare la sua idea concreta e avveniristica di viticoltura ed enologia mi legano parecchi ricordi, tutti piacevoli. La sua mitezza, la sua ospitalità, la passione verace per il suo lavoro e l’amore incondizionato per il territorio della Piave ne hanno fatto uno tra gli ambasciatori più autorevoli e ascoltati del vitigno principe di queste zone, della sua riscoperta, della sua valorizzazione.
Giorgio è stato un divulgatore instancabile, ma anche un imprenditore accorto e visionario, attento ai segni dei tempi, ai mutamenti climatici, alle nuove e diverse sensibilità e coscienze ambientali. Un uomo verticale con le idee chiare quanto gli obiettivi e i sogni che lo hanno sempre accompagnato.
Ciao Giorgio, ti sian lievi le grave e sempre in alto i calici.
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.