
Secondo dati osservatorio UIV-Vinitaly, in Italia stock vino in cantina ai massimi dal 2000, con i Dop al +10%; flette l’export nei primi sei mesi 2023 (-9% a volume) verso 9 dei 10 top buyer extra-Ue.
Record di stock in cantina a fine luglio per le imprese vinicole italiane, con quantitativi pari a 45,5 milioni di ettolitri (l’equivalente di oltre 6 miliardi di potenziali bottiglie da 0,75/litri) per un’eccedenza del 4,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto a causa di un incremento senza precedenti delle giacenze di vini di maggior qualità, con le Dop a +9,9% sull’ultima rilevazione pre-vendemmiale del 2022.
Si tratta dello stoccaggio più elevato dal 2000 a oggi. Solamente nel 2009, 2017 e 2019 ci si era avvicinati a simili quantitativi.
Parallelamente al recod di giacenza, in Italia si registra una decisa flessione dell’export di vino verso i paesi extra-Ue, con una riduzione tendenziale nei sei mesi del -9% a volume e del -5% a valore.
Lo rileva l’Osservatorio UIV-Vinitaly che ha elaborato i dati di Cantina Italia (Masaf) sulle giacenze e i numeri sulle vendite nei paesi terzi relative al primo semestre di quest’anno secondo le ultime rilevazioni delle dogane.
Tra i top 10 buyer, che assieme rappresentano circa l’85% del mercato extracomunitario, le esportazioni a volume sono positive solo per la destinazione russa (+54%), mentre si registrano cali quantitativi in doppia cifra per Stati Uniti (-11%), Canada (-20%), Giappone (-16%), Norvegia (-11%), Cina (-30%) e Corea del Sud (-39%).
Segnano il passo in modo particolare gli spumanti, giù del 13%, e i fermi imbottigliati inchiodati a -5%.
Per entrambe le tipologie, il trend a valore indica un gap del 4%, ma mentre per gli sparkling l’aumento del prezzo medio è in linea con il surplus dei costi produttivi (+10%), lo stesso non si può dire per i fermi (+1%).
“Sulla prossima vendemmia, la cui paventata forte contrazione è ancora tutta da verificare, pesa una congiuntura che si sta manifestando in tutta la sua complessità - sottolinea il presidente di Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi - . Comprendiamo la volontà da parte delle nostre imprese di mantenere le quote di mercato, ma abbassare i prezzi, come per esempio con i rossi sfusi in Germania, che stanno scendendo verso le quotazioni spagnole a circa 50 centesimi/litro, rischia di diventare un pericoloso boomerang una volta fuori dalla crisi di potere di acquisto che coinvolge anche i nostri competitor. A tal proposito il fenomeno crescente dei prodotti a private label e gli imbottigliamenti del nostro vino fuori dall’Italia contribuiscono all’erosione del valore aggiunto”.

Per l’ad di Veronafiere, Maurizio Danese “l’Osservatorio aveva previsto un 2023 difficile, ciò si sta verificando nonostante l’economia globale abbia per ora tenuto lontano buona parte delle nubi recessive. Ciò che può fare Vinitaly è intensificare la costruzione di ponti commerciali con l’estero, in particolare nelle relazioni con i mercati extra-Ue, a partire da quello americano dove saremo partner della Camera di Commercio di Chicago per l’International Wine Expo. Da settembre a dicembre abbiamo infatti in programma una nuova campagna di internazionalizzazione con 25 appuntamenti in 15 Paesi e 4 Continenti. Da una parte per rifinire ulteriormente l’incoming per la prossima edizione veronese, dall’altra per garantire b2b direttamente sulle piazze estere”.
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