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La Maremma Toscana, terra d'elezione per il vermentino

Maremma Toscana, terra di Vermentino

di Daniele Becchi | 1 Agosto 2023

Dalla Spagna alle coste dell’alto Tirreno, l’uva bianca dai mille nomi ha trovato nella costa affacciata sull’arcipelago toscano il suo terroir d’elezione.

C’è stato un tempo nel quale il vermentino, alla pari degli altri bianchi italiani, era considerato un vino ‘di pronta beva’, perfetto per un aperitivo senza impegno o, al massimo, per un pranzo in riva al mare con la più classica delle fritture. Vini freddi, finanche ghiacciati, apprezzati per le spiccate linee acide al sapore di agrumi e un delicato bouquet aromatico, che ben si legavano alle pietanze più semplici messe in tavola dal mare. Una mortificante prospettiva al ribasso figlia forse di una logica di flussi finanziari che spingeva per un rapido rientro di parte degli investimenti – in attesa che nelle barriques maturassero i più costosi vini rossi – e della mancata presa di coscienza del loro potenziale da parte di cantine e consumatori. A ben guardare un fianco scoperto nella narrazione della qualità dei vini italiani che coinvolgeva ampie fette della produzione, di fatto relegate al ruolo di comparse. Un danno economico, leggasi scarsa remunerazione unitaria, e di immagine, che scavava peraltro un profondo solco rispetto ai cugini d’oltralpe, loro sì capaci di valorizzare gli uvaggi bianchi.

Francesco Mazzei, presidente Consorzio Maremma Toscana Doc
il presidente del Consorzio Francesco Mazzei

Un orizzonte verso il quale si sono mosse numerose filiere, spesso sotto il cappello dei Consorzi di tutela, una volta compreso appieno lo spessore delle rispettive produzioni in bianco. Un nuovo modo di vedere le cose, che terroir dopo terroir è diventato un movimento che oggi attraversa tutto lo stivale, ricomprendendo anche il vermentino della Maremma Toscana, sul quale si sono concentrati gli sforzi dell’omonimo Consorzio guidato da Francesco Mazzei.

Certo della capacità di invecchiamento del vermentino, fin dalle prime fasi della sua presidenza ha insistito sulla necessità di allargarne il raggio d’azione. Tante sono state le aziende che hanno risposto all’appello, con la conseguente nascita di nuove etichette a base vermentino, caratterizzate da un affinamento più lungo.

IL VERMENTINO E I SUOI (PRESUNTI) FRATELLI

Da un punto di vista storico, il vermentino è arrivato in Maremma al termine di un viaggio forse partito dalla penisola iberica, dalla quale si è mosso in direzione Est insediandosi prima nel sud della Francia, secondo paese per ettari vitati (6.035) dopo l’Italia, e poi nel triangolo composto da Sardegna (4.850 gli ettari impiantati), Toscana (1.900 ha) e Liguria (550 ha). Altre enclave sono presenti in regioni come la Sicilia (564 ha) e il Piemonte (231 ha).

Riguardo ai suoi nomi, merita ricordare quanto scritto nel 1964 da Carlone nell’opera ‘Principali vitigni da vino coltivati in Italia’: “pochi vitigni hanno un gran numero di sinonimi, veri o falsi che siano, come il Vermentino” Curioso l’aneddoto in cui cita Gallesio, che confondeva il vermentino “con la “Vernaccia” e nella sua Pomona Italiana cercava di dimostrare l’identità tra i due vitigni. Egli riteneva, infatti, che il “Vermentino” fosse la rinomata uva esaltata con il nome di “Vernaccia” dal Boccaccio, dal Sacchetti e da altri scrittori vissuti fra il 1300 e il 1500, mentre invece, come ebbe già ad affermare il Molon (1906), si tratta di due vitigni completamente diversi per origine e caratteri ampelografici.

Il Vermentino nella Pomona Italiana di Gallesio
il Vermentino (Pomona Italiana)

Un errore che, secondo l’autore, riguarderebbe tra gli altri la Favorita e il Pigato, vitigni spesso considerati sinonimi del Vermentino. Una posizione che non coincide con quella del Registro Nazionale della Vite e del Vino, che invece li considera ‘sinonimi ufficiali’. Tra i ‘sinonimi accertati’ il registro annoterebbe poi i vari Carbesso, Rolle, Malvoise à gros grain e Carica l’Asino, mentre tra le ‘denominazioni errate’ del vermentino ricomprende Vernaccia, Malvasia di Duoro, Canaiolo Bianco e Agostenga.

VERMENTINO IN MAREMMA: I NUMERI

Osservando nel dettaglio il vigneto toscano, si vede che in provincia di Grosseto, territorio sotto la ‘giurisdizione’ del Consorzio Maremma Toscana, sono impiantati circa la metà degli ettari complessivi di vermentino, rappresentandone di fatto il territorio toscano d’elezione. A seguire Livorno (356 ha), Pisa (128 ha) e Siena (119 ha). Numeri peraltro in rapido aumento, se si pensa che gli ettari impiantati in Maremma sono passati dagli 809 del 2020 agli attuali 937.

La conseguenza è l’aumento delle rivendicazioni delle stesse uve, che per la tipologia Vermentino della Doc Maremma Toscana (nata nel 2011 per elevazione dell’omonima Igt) sono passate da 12.579 quintali del 2012 ai 43.342 del 2022. È in questa vendemmia che, per la prima volta, sono state rivendicate più uve a vermentino che non a sangiovese (43.079 qli rivendicati nel 2022), anima rossa del vigneto maremmano. Piccolo margine che si amplia considerando invece gli ettolitri imbottigliati, dove al di là della tipologia rosso (16.169 hl), il vermentino (14.119 hl) dimostra un appeal sconosciuto al sangiovese (4.081 hl).

Il Vermentino nel vigneto toscano
ripartizione dei vigneti di Vermentino in Toscana

CONSORZIO MAREMMA TOSCANA: IL PROGETTO VERMENTINO

A queste premesse è seguito il lavoro del Consorzio, diretto da Luca Pollini, chiamato innanzitutto a convertire la filiera a un nuovo modo di pensare. Perché, se è vero che in Maremma come altrove la tensione verso la qualità è ormai assodata, rimane indiscutibile la necessità di una nuova filosofia che, dalla vigna alla cantina, ambisca a vini che sostengano il trascorrere del tempo. A sostenerlo poi una progettualità comunicativa ormai consolidata nel tempo e, soprattutto, l’indispensabile aggiornamento del disciplinare, con l’obiettivo finale di innalzare la qualità del prodotto e il suo percepito tra operatori e consumatori.

rivendicazioni 2022 del Maremma Toscana Doc Vermentino
Maremma Toscana Doc, dati vendemmia 2022

Ecco spiegati i perché di Vermentino Grand Prix, concorso giunto alla sua quarta edizione con il quale i Maremma Toscana Doc Vermentino si sottopongono al giudizio di una giuria guidata da Luciano Ferrero e composta da sommelier, chef stellati o enotecari della provincia. Una competizione che vuole mettere a confronto le due anime del vermentino, eliminando qualsivoglia categoria riferita all’annata. Il risultato è la superiorità, evidente, dei vini non di annata, a conferma di come l’affinamento non sia solo possibile, ma anche auspicabile.

Peraltro l’affermazione di questa nuova tipologia di vermentino richiedeva la nascita di una categoria vinicola capace di evidenziarne le differenze rispetto ai vini d’annata, non fosse altro per garantire l’opportuna segmentazione commerciale. Scontato dunque attendersi la richiesta di modifica del disciplinare, recentemente approvato dal Comitato Nazionale Vini, con conseguente nascita della nuova tipologia Vermentino Superiore.  Accanto ad alcune importanti restrizioni dei parametri in essere per il vermentino ‘base’, come la resa uva/ettaro (9 tonnellate contro le 12 del base), la base ampelografica (vermentino minimo 95% contro l’85% del base) a specificare questa produzione è soprattutto la data di immissione al consumo, prevista per il 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. Nessuna menzione invece per le pratiche di invecchiamento, che rientrano dunque nella sfera interpretativa delle singole aziende.

Una fase del concorso Vermentino Grand Prix
degustazioni al Vermentino Grand Prix. @Marco Marroni
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