
Secondo il Gruppo Vinicolo di Confindustria Veneto Est la vendemmia 2023 in Veneto sarà migliore rispetto allo scorso anno. Malattie sotto controllo grazie alle strategie regionali.
La vendemmia 2023 in Veneto partirà tra il 23 e il 30 agosto con le varietà precoci come il Pinot Grigio e promette una produzione superiore a quella del 2022.
È l’indicazione che emerge dal summit tra il Gruppo Vinicolo di Confindustria Veneto Est (che conta 73 aziende vinicole e 13 distillerie/liquorifici e legate al mondo del vino per 2.511 dipendenti diretti), imprenditori, operatori e esperti del Cra Vit di Conegliano, dell’Università di Padova e di Federvini. L’outlook positivo si basa anche sull’efficacia delle strategie messe in campo dalla Regione del Veneto in materia di sostenibilità, di lotta alle malattie della vite e di collegamento della filiera eno-gastronomica locale nella promozione turistica del territorio.
“Quest’anno le previsioni di vendita, elaborate da Federvini, indicano un rallentamento delle vendite anche nei mercati internazionali, che penalizzerà più i vini fermi che gli spumanti. Occorre quindi proporre un racconto positivo del nostro prodotto e promuovere una strategia di comunicazione e promozione che valorizzi un consumo responsabile e sostenibile di prodotti alcolici, che sono da millenni parte della nostra cultura alimentare", dichiara Stefano Bottega, presidente del Gruppo Vinicolo Distillati e Liquori di Confindustria Veneto Est.

Patrick Marcuzzo, ricercatore al Cra Vit, sottolinea che “dopo un 2022 altamente siccitoso, fenomeno che si temeva potesse caratterizzare anche quest’anno, le piogge di maggio e giugno hanno migliorato la situazione. Nessuna segnalazione per danni da gelate primaverili e malattie sotto controllo, soprattutto peronospora e oidio”.
Uno dei pericoli maggiori che aleggia sulla vendemmia veneta rimane però quello della flavescenza dorata, che è stata affrontata con buoni risultati: “riguarda in particolare le vigne dell’area Conegliano-Valdobbiadene – spiega Carlo Duso, docente all’Università di Padova - Colpisce non solo la Glera ma anche le viti di Chardonnay, Pinot Grigio e Cabernet come pure le varietà Piwi e la sua diffusione è favorita dall’elevata frammentazione dei vigneti. I primi segnali di questa fitopatologia risalgono al 2021. Su iniziativa della Regione, con le Università di Padova e di Verona abbiamo iniziato un programma di lotta mirata, con il risultato che quest’anno registriamo tre volte più vigneti immuni rispetto al 2022”. Ma l’attenzione rimane alta: “dobbiamo continuare la lotta alla flavescenza dorata - ribadisce l’assessore regionale Federico Caner -. Il Veneto è coordinatore di un tavolo nazionale in materia e siamo in contatto costante con il Ministero dell’Agricoltura. L’utilizzo delle molecole raccomandate dagli esperti delle università e del mondo scientifico deve superare il timore che vi possano essere ripercussioni commerciali. L’enogastronomia è sempre più un volano strategico per il turismo e come Regione intendiamo sostenere la comunicazione dei nostri siti Unesco e MAB del nostro territorio legandoli ai percorsi del buon bere e del buon mangiare”.
Gabriele Castelli, responsabile area giuridico normativa di Federvini, si sofferma invece sulla questione dell’etichettatura, con l’obbligo, dall’8 dicembre 2023, di indicare in bottiglia i valori nutrizionali del prodotto: “abbiamo ottenuto in sede comunitaria che l’applicazione sia graduale – sottolinea -, mentre per quanto riguarda la questione dell’health warning sui prodotti alcolici, introdotto recentemente da una legge irlandese, l’Italia e altri 13 paesi europei hanno subito reagito, anche se è un precedente che potrebbe estendersi anche fuori Ue e avere ripercussioni nelle prossime politiche comunitarie”.
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