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All’Assemblea annuale UIV presentate le proiezioni per il mercato globale e italiano al 2040. Frescobaldi: “puntare su segmenti premium”

UIV, “crescita consumi rallenterà, per Italia outlook piatto al 2040”

di redazione | 12 Luglio 2023

All’Assemblea annuale UIV presentate le proiezioni sui consumi per il mercato globale e italiano al 2040. Frescobaldi: “puntare su segmenti premium e rinnovare tipologia proposte”.

Complice il progressivo alzarsi dell’età media e la contestuale preoccupante distanza dal vino da parte delle nuove generazioni, nei prossimi vent’anni si prevede un incremento del tasso di consumo di vino fermo al 7%, con una crescita media annua dello 0,35%. È questa la proiezione frutto dell’analisi l’Osservatorio UIV presentato a Roma all’assemblea generale di Unione Italiana Vini.

PROSPETTIVE DI FRENATA MONDIALE
L’outlook è basato sulle curve storiche delle tendenze globali dei consumi e sulle previsioni demografiche da qui al 2039.

Nel mondo oggi si consumano oltre 37 miliardi di bottiglie di vino l’anno, di queste più della metà sono stappate in 8 Paesi: Stati Uniti (14%), seguiti da Francia (10%), Italia e Germania (7%), quindi Cina (6%) e Regno Unito (5%), Canada (2%) e Giappone (1%). Aree epicentro dei consumi globali che negli ultimi vent’anni (1999-2019) hanno visto incrementare la domanda di vino del 27%, “una corsa destinata però a tirare il fiato nel prossimo ventennio”, avvertono dall’Osservatorio UIV.

Lo studio analizza le tendenze basate sul progressivo invecchiamento dei consumatori: nel decennio 1990/99 i consumi over 65 e i giovani under 25 erano in perfetta parità, attorno al 18%, ma la vera involuzione è attesa nel decennio che chiuderà nel 2039, quando il primo cluster di fascia più anziana – che sarà sempre più “core-consumer” – inciderà per il 30% dei volumi, con il secondo che scenderà al 13%.

All’Assemblea annuale UIV presentate le proiezioni per il mercato globale e italiano al 2040. Frescobaldi: “puntare su segmenti premium”.

L’effetto del cambiamento demografico acutizzerà una tendenza che si è già materializzata negli anni, con i Paesi tradizionali produttori (Italia, Francia, ma anche Germania e Spagna) entrati in una dinamica negativa e di cosiddetta normalizzazione (in Italia e Francia negli anni Sessanta si consumavano oltre 50 milioni di ettolitri, con un pro-capite attestato ben sopra i 140 litri annui). Un uguale trend di assestamento si è avuto – sempre tra il 1999 e il 2019 – in Germania e Giappone, mentre fortemente espansivi si sono rivelati Canada, UK, Usa e Cina, con aumenti dei consumi di vino di circa 15 milioni di ettolitri in Usa e Cina, 7 in UK e oltre 3 milioni in Canada.

L’outlook al 2039 prevede ora variazioni positive per Stati Uniti (+9,3 milioni di ettolitri), Cina (+4,1 milioni) e Canada (+1,1 milioni), mentre Giappone e Paesi del Vecchio Continente segneranno cali contenuti fino al -2%.

ITALIA PIÙ FRAGILE
L’Italia, in questo contesto, è ancora più esposta al rallentamento della domanda negli 8 top buyer, che per il vino tricolore vale quasi i 2/3 delle esportazioni complessive. Secondo l’Osservatorio UIV, l’export sarà sempre più la discriminante fondamentale del mercato, stante l’ulteriore decrescita prevista dei consumi interni (-1,2 milioni di ettolitri) nel periodo considerato.

Dall’estero l’incremento sarà comunque timido (+1,8 milioni di ettolitri, a quasi 23 milioni di ettolitri nel 2039) ma sarà in grado di compensare l’ammanco generato dal mercato interno, con un saldo positivo – lontano dagli anni del boom – di poco più di mezzo milione di ettolitri. Tutto ciò al netto di recrudescenze della crisi economica, dell’ondata salutista e di altri fattori esogeni come i fattori etnici e religiosi.

REAZIONE? LA PREMIUMIZZAZIONE
Qual è allora la strategia di reazione? “Il mondo che consuma vino non costruirà più la sua crescita sul volume – pronostica il presidente UIV Lamberto Frescobaldima sul valore evocativo espresso dalle bottiglie: dal gusto all’esperienza, dal concetto di sostenibilità, al lifestyle. In questo quadro la filiera del vino dovrà incrementare la tendenza premium delle proprie proposte, ma anche rinnovare e razionalizzare un’offerta che oggi in diversi casi risulta fuori fuoco rispetto a una domanda in forte cambiamento, giovani in primis”.

 

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