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Con la pubblicazione del disciplinare di produzione del Canelli Docg salgono a 409 le denominazioni di origine italiane.

Canelli Docg: il riconoscimento è ufficiale

di Daniele Becchi | 30 Giugno 2023

Con l’approvazione della nuova denominazione a base moscato bianco salgono a 409 le Dop vino italiane.

Con la pubblicazione del suo disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea nr 166 del 30-06-2023 si conclude l’iter di riconoscimento del Canelli Docg. Un percorso stimolato dall’associazione dei produttori di Moscato di Canelli e che il Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti, sotto il quale ricadono le relative produzioni, ha sostenuto con l’obiettivo di creare un solido vertice della piramide qualitativa del moscato bianco.

Un percorso iniziato con l’istituzione nel disciplinare dell’Asti Docg – tipologia Moscato d’Asti – della sottozona ‘Canelli’ e continuato con la richiesta di elevazione della stessa al rango di Docg nel 2019. A spingere in tale direzione fu soprattutto l’Associazione dei produttori di Moscato di Canelli, desiderosa di veder riconosciuta una denominazione capace di definire con maggiore incisività i vini provenienti dall’area storicamente vocata a simili produzioni.

Dopo l’approvazione nel 2021 del relativo disciplinare da parte del Comitato Nazionale Vini, organo istituito in seno al Ministero dell’Agricoltura, la pratica passò alla Commissione Europea per la sua approvazione definitiva, giunta nelle imminenze dello scorso Vinitaly. Scaduti i tempi tecnici per eventuali ricorsi, l’odierna pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che ufficializza la nascita della nuova Dop a base moscato bianco, con la quale salgono a 60 le denominazioni piemontesi e a 409 quelle italiane.

canelli docg
il Canelli è ufficialmente una Docg

È un riconoscimento particolarmente significativo per Canelli, uno dei luoghi bandiera della viticoltura di qualità piemontese e in particolare del Moscato d’Asti Docg– commenta Flavio Scagliola, vicepresidente del Consorzio dell’Asti e sostenitore dell’iter attraverso l’Associazione dei produttori di Moscato di Canelli – Si tratta di un tassello fondamentale per la crescita socioeconomica di un territorio sempre più vocato all’enoturismo. Ora l’iter prevede l’assegnazione dell’organismo di tutela, che vedrà quindi a breve il Consorzio dell’Asti tutelare, oltre l’Asti Spumante ed il Moscato d’Asti, anche il Canelli

Soddisfazione condivisa anche da Mauro Rosati, direttore generale Fondazione Qualivita, secondo cui “Il riconoscimento della DOP Canelli rappresenta un passo in avanti per il sistema vitivinicolo italiano nel legame fra i valori qualitativi di un prodotto a quelli del territorio, esalta anche la capacità dei Consorzi di Tutela come strumenti di gestione delle filiere e della capacità amministrativa del Ministero che ha saputo gestire questo importante dossier nazionale. Oltre a dare più valore al vino questa nuova denominazione potrà generare un forte indotto sul territorio esaltando anche gli aspetti legati all’enoturismo ormai fonte di reddito indispensabile per le piccole e medie imprese”.

LE CATTEDRALI SOTTERRANEE DI CANELLI
Un momento senza dubbio importante per una filiera capace di confermarsi sopra i cento milioni di bottiglie prodotte (+22% rispetto al 2019), grazie soprattutto alla ritrovata verve commerciale della versione spumante, che ha in Canelli il luogo simbolo del legame tra queste terre e il moscato. È qui infatti che Carlo Gancia elaborò il primo metodo classico italiano, pochi anni prima che Federico Martinotti, pochi chilometri più a nord, inventasse la spumantizzazione in autoclave (anche nota come Charmat). Ed è sempre qui che, il fiorente mercato vitivinicolo del passato, portò alla costruzione delle cosiddette Cattedrali Sotterranee, cioè cantine ipogee che si estendono per oltre venti chilometri nel sottosuolo cittadino e che rappresentano una delle sei core zone su cui si basa il riconoscimento a patrimonio immateriale dell’umanità di Langhe-Roero e Monferrato.

le cattedrali sotterranee della Cantina Coppo

 

IL NUOVO DISCIPLINARE DEL CANELLI DOCG
Il Canelli Docg contempla due tipologie – Canelli e Canelli Riserva – per la cui produzione devono essere utilizzate uve provenienti da soli vigneti di moscato bianco. Sono 17 i comuni ricompresi, in tutto o in parte, nell’area di produzione: Bubbio, Calamandrana, Calosso, Canelli, Cassinasco, Castagnole Lanze, Coazzolo, Costigliole d’Asti, Loazzolo, Moasca e San Marzano Oliveto in provincia di Asti e Castiglione Tinella, Cossano Belbo, Neive, Neviglie, Mango e S. Stefano Belbo in provincia di Cuneo.

Tra le norme per la viticoltura si sottolinea l’altezza dei vigneti, che devono essere ricompresi tra i 165 e i 500 mt slm e i ceppi per ettaro, che per i nuovi impianti non deve essere inferiore alle 4.000 piante/ha. Obbligatoria la raccolta a mano, dalla quale si deve ottenere una resa massima di 95 qli/ha (per produrre i quali è consentita l’irrigazione di soccorso) che scende a 85 qli/ha nel caso di utilizzo della menzione ‘vigna’ seguita dal relativo toponimo. A esse deve corrispondere una resa uva/vino massima del 75%.

All’atto dell’immissione al consumo i vini Canelli Docg non possono presentare una sovrapressione non superiore ai 2,5 bar, mentre per la sola tipologia Riserva è previsto un affinamento minimo di 30 mesi (a partire dal 1° ottobre dell’anno della vendemmia), di cui almeno 20 in bottiglia.

Da un punto di vista organolettico il Canelli Docg si deve presentare di un colore che va dal giallo paglierino tenue al giallo intenso, eventualmente con riflessi dal verdolino al dorato brillante, mentre al naso deve risultare aromatico, caratteristico dell’uva moscato, fragrante, con sentori floreali e fruttati di fiori di campo e acacia, albicocca, pesca, mela renetta, accenni agrumati e di miele, a volte con sentori vegetali freschi. A sua volta la bocca deve essere dolce, di fresca acidità più o meno intensa, con finale delicato di aroma di uva moscato, talvolta vivace.

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