
Un’intera giornata per scoprire il Baratuciat, antico vitigno bianco piemontese, che Gianpiero Gerbi racconterà con una masterclass dedicata.
Domenica 23 luglio al Castello di Camino, in provincia di Alessandria, è in programma una giornata dedicata a uno dei vitigni rari presenti nella regione piemontese dal titolo ‘Baratuciat, vitigno in cam(m)ino tra Valsusa, Langhe e Monferrato’. La giornata inizierà alle 10.30 con un incontro di presentazione del vitigno, cui seguirà una masterclass guidata da Gianpiero Gerbi, che descriverà diverse tipologie di vino prodotte in Valsusa, Monferrato e Langhe, territori dove lo stesso è tuttora allevato. La giornata continuerà fino alle 19 con un banco di assaggio allestito nel salone delle feste del castello.
Presente nei vecchi vigneti dei comuni di Villarbasse, Buttigliera e Almese, il baratuciat mostra vicinanza genetica con il cascarolo, un vecchio vitigno di uva bianca che ha favorito l’evoluzione dell’assortimento varietale piemontese. Caratterizzato da un ciclo vegeto-produttivo precoce, gode di una spiccata acidità che lo rende adatto alla produzione di basi spumante.
Secondo quanto riportato da Askanews, gli studi (e i testi) sul baratuciat sono stati condotti dagli ampelografi piemontesi Anna Schneider e Stefano Raimondi (IPSP-CNR) che hanno trovato riferimenti storici locali, risalenti alla fine del 1.800, per un “Berlon ‘d ciat bianco”. La prova della sua presenza nell’area compresa tra la Bassa Valle di Susa e la pianura limitrofa è rappresentata da un documento redatto dalla Commissione ampelografica della Provincia di Torino inserito nel “Bullettino Ampelografico” del 1877, dove al fascicolo VIII viene citato un vitigno indicato come “Berlon ‘d ciat bianco”, presente in piccole proporzioni nel comune di Villarbasse. Attualmente il vitigno si ritrova in ceppi sparsi nei vecchi vigneti dei comuni di Villarbasse, Buttigliera e Almese ed è stato oggetto di un lavoro di studio e caratterizzazione sia agronomica che enologica. L’analisi con marcatori molecolari del DNA non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia Nord Occidentale. Una certa vicinanza genetica è invece emersa tra baratuciàt e cascarolo, un vecchio vitigno di uva bianca che pare geneticamente importante per l’evoluzione dell’assortimento varietale piemontese.
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