
Le elaborazioni dell'Osservatorio UIV-Ismea mostrano pesanti perdite in Gdo per le tipologie premium e i vini biologici. Bene l’Asti spumante e il Vermentino di Sardegna.
I dati dell’Osservatorio UIV-Ismea rivelano che nel corso del primo trimestre del 2023 i volumi venduti in gdo sono calati del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato atteso in virtù dell’attuale spirale inflazionistica che da tempo sta erodendo la capacità di acquisto dei consumatori, spingendoli verso le categorie di prodotto low cost a scapito di quella fascia premium che tanto bene aveva fatto nei mesi scorsi.
Il contemporaneo aumento dei costi di vendita, a sua volta conseguenza del generalizzato incremento dei costi di produzione, ha determinato un aumento del controvalore totale (+2%), pari a 673 milioni di euro.

A registrare le perdite a volume più consistenti i vini Dop (-9,2%) e Igp (-8,4%), categorie all’interno delle quali si fa pesante la contrazione della tipologia rosato (-11,2%) e rosso (8,2%), mentre sono più contenute quelle dei bianchi (-5,2%). Sopra la media anche la flessione dei vini bio (-8,6%). Tra le singole IG, le performance peggiori sono quelle registrate da Montepulciano d’Abruzzo (.14%), Salento (-20%), Nero d’Avola Sicilia (-18%) e Bonarda oltrepadana (-20%). Stabili le Igt Terre siciliane e Puglia, mentre si conferma in crescita il Vermentino di Sardegna, capace di crescere dell’1% in volume. Crescita a doppia cifra invece nei valori di molte Denominazioni, quali Montepulciano (+13%), Barbera piemontese (+11%) e Verdicchio (+20%).
Di segno opposto invece la tipologia spumanti, le cui vendite a volume sono cresciute del 3,9% (+9,8% i valori) per effetto delle ottime performance degli spumanti low cost (+15,6%), segmento il cui prezzo medio allo scaffale è di 4,47 euro/litro e che oggi vale quasi il 40% dei volumi venduti in Gdo di questa tipologia. Male il Prosecco (-2,8% volume) e lo Champagne (-5,8%), mentre salgono l’Asti Spumante (+11,8%) e i Metodo classico (+4% volume), che recuperano una piccola parte di quel -35% fatto registrare nello stesso periodo del 2022.

A livello di canali, i più in sofferenza sui volumi risultano i discount (-10%), a fronte di iper e super che chiudono il trimestre rispettivamente a -4% e -5%. Profondo rosso per l’e-commerce: nonostante il sostanzioso taglio dei prezzi, le vendite online segnano a marzo -19,6%.
“Come previsto – sottolinea il segretario generale UIV Paolo Castelletti – non sarà un anno facile per il vino italiano, che anche nelle esportazioni registra a gennaio un calo del 4,3% su pari periodo del 2022, con variazioni fortemente negative nella domanda extra-Ue. Il limitato potere di acquisto in Italia e nel mondo, assieme a un surplus dei costi delle materie prime secche, impongono la massima attenzione e concertazione da parte di una filiera le cui imprese stanno assorbendo direttamente parte dei rincari alla produzione. Ma evidentemente non basta”.
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