
L’azienda veronese della famiglia Pasqua chiude un anno in crescita del 4% sul 2021 e sul pre-covid. Una ricerca di Toluna indica l'evoluzione negli stili di vita dei consumatori di domani.
Pasqua Vini ha chiuso il 2022 con un giro d’affari consolidato di 65,4 milioni di euro (+4% rispetto all’anno precedente) e con il valore Ebitda che si attesta al 12,3% sui ricavi.
A trainare le vendite sono i vini di alta gamma, guidati dalle Icons, le collezioni che rappresentano gli stili di vinificazione più innovativi e che meglio interpretano le peculiarità del terroir della Valpolicella. Ne è testimonianza la crescita del canale horeca in tutti i mercati chiave per l’azienda: dall’Italia (+35% sul 2021), al Regno Unito (+27,8%), agli Stati Uniti (+34%).
SPRINT EXPORT
Pasqua Vini è presente in 72 mercati nel mondo e, anche nel 2023, l’azienda si conferma tra le più importanti cantine italiane per export (superiore all’89%) e per fatturato.
Il profondo radicamento dell’azienda nel territorio ha fatto sì che, nel corso degli anni, la produzione si sia maggiormente orientata su vini provenienti dai vigneti della Valpolicella: il comparto dei vini rossi rappresenta il 40,4% del totale, con particolare attenzione per Amarone della Valpolicella e Valpolicella Ripasso; a seguire bianchi (33,9%), spumanti (16,5%) e rosati (9,2%). Di questo totale, la nicchia del biologico costituisce il 4,5%.
L’azienda si focalizza sempre di più su prodotti a valore aggiunto, puntando sull’eccellenza delle performance identitarie.
“L’ambizioso ciclo di investimenti, previsto da oggi al 2026, è finalizzato al raggiungimento di quattro principali obiettivi – spiega l’amministratore delegato Riccardo Pasqua - ulteriore incremento della qualità, proseguimento dei progetti di sostenibilità, sostegno della crescita organica multi geografica e multicanale, potenziamento degli investimenti volti a informare ed educare intorno al mondo del vino anche attraverso collaborazioni con gli artisti”.
Per continuare a crescere in qualità, l’azienda ha pianificato investimenti in cantina, in tecnologia e nei vigneti. In particolare, si ritiene fondamentale l’esplorazione delle potenzialità del biologico, come testimoniano progetti recenti, tra cui la linea Cascina San Vincenzo e il vino naturale Brasa Coèrta. Sempre su questa scia prosegue il percorso iniziato con la certificazione Equalitas.
A sostegno della crescita organica, multi geografica e multicanale, la strategia prevede di privilegiare la qualità della distribuzione rispetto ai volumi, con l’obiettivo di portare il peso del premium e dell’ultrapremium dal 55% del 2022 al 75% nel 2026.

FOCUS SUGLI STILI DI CONSUMO
Comprendere il mercato da una prospettiva globale, con la capacità di sviluppare progetti vinicoli innovativi e trasversali, spinge Pasqua Vini a condurre indagini periodiche sui mercati chiave come Stati Uniti, Regno Unito e Italia.
Ricerca e strategia della premiumizzazione, sostenuta da investimenti nell’area tecnica per 6 milioni di euro nell’ultimo anno e investimenti continuativi sul valore del brand (che negli ultimi 7 anni sono oscillati tra il 7,5% e il 9% sul giro d’affari), sono strettamente interconnesse con la volontà di consolidare un posizionamento distintivo. In esso la creatività e l’innovazione sono valori centrali, che permeano tutto il processo dal prodotto al tono di voce della narrazione intorno ad esso.
“Osserviamo con attenzione i nuovi stili di consumo – rimarca l’ad Pasqua - e costruiamo una conversazione intorno al vino che evolve per stile e forma, insieme alle nuove generazioni. Non ci limitiamo a registrare i trend di mercato, ma siamo interessati ad analizzarli e comprenderli, per costruire un dialogo aperto e non intermediato con chi sceglie i nostri vini”.

Per questo l’azienda ha commissionato a Toluna un’indagine ad hoc per indagare gli stili di consumo e le attitudini di giovani in Italia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Il questionario è stato somministrato a 2.400 partecipanti, donne e uomini nati a cavallo tra il 1980 e il 2000, equamente divisi tra Italia, Regno Unito e Stati Uniti, che hanno consumato vino almeno una volta nell’ultimo mese.
Se l’aspetto di convivialità e di coinvolgimento emotivo (inteso come piacere associato all’esperienza di degustazione) è percepito in maniera simile da Millennial e Gen Z, i primi trovano in questo rituale anche una gratificazione personale (Italia 33%, UK 34%, USA 27%), mentre i secondi un modo per sentirsi più spensierati e predisposti verso gli altri (21% Italia, 28% UK, 26% USA).
Il vino rosso è in assoluto il preferito da tutto il campione preso in esame, e trova consensi in maniera trasversale sia tra Millennial che Gen Z (in Italia 42% e 43%, in UK 33% e 39%, in USA 42% e 39%).

La cultura enogastronomica, in cui gli intervistati italiani sono da sempre immersi, fa sì che siano molto consapevoli delle proprie scelte d’acquisto, tanto da preferire etichette nazionali, sinonimo di eccellenza (72% Millennial, 68% Gen Z), ed essere comunque interessati alle novità (67% da una parte, 64% dall’altra). Nelle altre nazioni la tendenza è verso la scelta di etichette già note (67% Millennial e 59% Gen Z UK, 71% Millennial e 66% Gen Z USA), anche se si registra apertura verso l’esplorazione e curiosità di assaggiare vini “dal mondo” (66% Millennial e 53% Gen Z del Regno Unito, addirittura 79% e 69% negli Stati Uniti).
Uno stile di vita sempre più attento e consapevole rende l’aspetto di sostenibilità (ambientale e sociale) centrale per decidere a quale brand affidarsi. Packaging riciclabili, basso impatto di CO2 (carbon footprint), processi produttivi green ma anche attenzione al benessere dei dipendenti e della comunità, apertura all’innovazione e trasparenza nel dialogo con il consumatore sono i valori che più conquistano i target.
Nel proprio tempo libero, le due generazioni sono concordi nel definire il pranzo o la cena fuori casa una delle loro attività preferite. Ecco perché, tra le voci che interessano di più Millennial e Gen Z in USA, e sulle quali si vanno a informare, il vino occupa un ruolo di primo piano (49% e 42% del campione).

Una parte rilevante degli intervistati dichiara di conoscere la denominazione Valpolicella (agevolata dall’Italian sounding), questo avviene sia per il panel italiano (62% dai Millennial e 44% Gen Z), che quello USA (46% dai Millennial e 41% Gen Z) e UK (26% dai Millennial e 31% Gen Z).
Gli intervistati oltreoceano si dicono anche molto interessati al mondo dell’arte e, quando si parla di approcci non convenzionali, vedono con favore il mondo del vino legarsi a quello dell’arte (con una media di 4,23 per i Millennial e di 4,16 per i Gen Z, in una scala di gradimento da 1 a 5), poiché entrambi condividono valori come creatività (56% Millennial, 53%, 53% Gen Z), attenzione alla qualità (45% e 46%) e capacità di innovazione (38% e 27%).
“Le evidenze emerse dalla ricerca, soprattutto sui Millennial e Gen Z americani, confermano l’indirizzo della nostra strategia dove creatività e innovazione dal vigneto alla cantina alla comunicazione sono centrali- afferma Alessandro Pasqua, presidente di Pasqua USA - Entrambi i profili dimostrano una crescente attenzione per il mondo del vino e le sue denominazioni e ci confermano quanto l’Italia sia uno dei Paesi di riferimento della cultura enologica globale, capace di attirare i consumatori del futuro con la sua offerta. La nostra azienda sa tradurre le peculiarità del territorio della Valpolicella in stili di vinificazione pionieristici, attorno a cui costruiamo una narrazione che trova nell’arte un’altra interessante voce”.
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