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Signorvino apre a Parigi e punta su Praga

di Andrea Guolo | 19 Dicembre 2022

A fine anno, il fatturato della catena di enoteche con ristorazione supererà i 55 milioni. L'apertura nella capitale francese, in Place Saint-Michel, è prevista per settembre.

Per Signorvino è tempo di aprire all’estero. La catena di enoteche con cucina ideata da Sandro Veronesi, proprietario del Gruppo Calzedonia, inaugurerà a settembre il suo primo locale internazionale e ha scelto la piazza più difficile (e prestigiosa) per avviare l’espansione globale. Si tratta di Parigi.

TRE PIANI IN PLACE SAINT-MICHEL

La location scelta è prestigiosa: l’immobile acquistato (proprietà dei muri) si trova di Place Saint-Michel, è su tre piani e diventerà – nelle intenzioni del brand manager Federico Veronesi – “un tempio del vino a Parigi”. Qui Signorvino porterà la sua più completa offerta di etichette italiane con l’aggiunta del nuovo inserimento nella sua carta dei vini: lo Champagne, presenza indispensabile per soddisfare in parte la clientela locale ma ancor più quella internazionale che frequenta la capitale francese.

Parigi a parte, Signorvino sta per lanciare altre aperture all’estero e in particolare in Europa centro-orientale, considerata una zona strategica – e da tempo inseguita – per l’appeal del vino italiano e per l’assenza di una produzione vinicola locale come concorrente del vino italiano. In agenda, prima o dopo l’opening francese, c’è Praga, ma anche la Polonia è da tempo al centro delle attenzioni del management coordinato da Luca Pizzighella: si parla con insistenza di Varsavia come punto di partenza per l’espansione all’interno del Paese.

Per quanto riguarda l’Italia, l’obiettivo fissato è di 50 store (oggi sono 28) con una copertura abbastanza completa del territorio nazionale, compreso il sud. La prima città del Mezzogiorno in cui Signorvino aprirà l’attività sarà Napoli. La città italiana dove si prevede un rafforzamento più significativo è invece Roma.

BOTTIGLIE VENDUTE A QUOTA 1,8 MILIONI 

Intanto i risultati economici della catena sono superiori alle attese. Il 2022 si dovrebbe chiudere oltre i 55 milioni di euro contro i 50 inizialmente previsti. L’aumento rispetto al 2021, chiuso a 37 milioni, è di quasi il 50 percento. Le bottiglie vendute durante l’anno? Si parla di 1,8 milioni.

Signorvino ha presentato, nel suo Osservatorio, una classifica delle bottiglie di pregio più vendute nei suoi store. In prima posizione troviamo Tignanello di Marchesi Antinori, a seguire Amarone della Valpolicella Classico Bertani, Guado al Tasso sempre di Antinori, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore di Ferrari e Sassicaia di Tenuta San Guido. Nella graduatoria dei vini pregiati più venduti al tavolo troviamo invece in vetta Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, a seguire il Valpolicella Classico Superiore di Giuseppe Quintarelli, il Bolgheri Rosso Le Serre Nuove dell’Ornellaia, Tignanello e il Franciacorta Brut Cabochon di Monte Rossa. Il canale enoteca incide per oltre un terzo sul giro d’affari complessivo di Signorvino, con punte del 45%-50% nel periodo natalizio.

VENDERE ESPERIENZE E FORMAZIONE

Fin dalla sua fondazione, che ormai risale a dieci anni fa, Signorvino ha cercato di modificare l’approccio al vino, avvicinandosi alle nuove generazioni e rendendo più democratico questo mondo un po’ ingessato. Ora che i più giovani sembrano meno attratti dal prodotto e più orientati verso alternative alcol-free o verso la mixology, il tentativo di “svecchiare” la distribuzione diventa ancora più urgente.

Federico Veronesi non vede un pericolo particolare per il futuro. “Per chi è in grado di rinnovarsi a livello di servizio e di comunicazione rivolta ai giovani, non temo un calo dei consumi – dice – Il nostro compito non è vendere quantità di bottiglie, bensì proporre esperienze e formazione in store. Possiamo soddisfare le aspettative dei nostri clienti proponendo loro anche un solo calice”.

Per quanto riguarda la crescita del brand, Veronesi evidenzia come “rispetto agli altri marchi del gruppo Calzedonia, Signovino cresce a piccoli passi ma è una precisa strategia, perché vogliamo fare qualcosa di importante per il vino italiano nel mondo”. Per questa ragione, precisa, non c’è una particolare intenzione di puntare su località di turismo stagionale, dove le stagioni morte diventerebbero difficili da sostenere. Tuttavia, ci sono forti attenzioni per la Versilia e in particolare per la località di Forte dei Marmi.

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